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Ma i nostri morti sono troppo buoni con i vivi che li derubano

«Di te perdant, ut etiam in sepulchro excruciatus sis»: che gli dei ti maledicano, perché tu soffra anche nella tomba. E’ una celebre maledizione sepolcrale latina contro i violatori di tombe, e forse andrebbe riproposta nei cimiteri moderni bersagliati da furti e vandalismi quanto le necropoli antiche.

Non si salva nulla, dai fiori freschi o artificiali che vengono prelevati dalle lapidi, ai vasi di rame che le contengono. Si rubano perfino i pupazzetti lasciati sulla tomba di un bambino, com’è successo qualche giorno fa proprio al cimitero di Rimini, con ulteriore strazio della povera mamma.

Sarebbe stato bello che i calcinacci che si sono staccati dalla tettoia fossero caduti in testa al profanatore senza cuore.

Ma dov’è Stephen King, quando serve? Nei romanzi e nei film horror i morti sono permalosissimi, guai a torcergli un capello. Se costruisci la casa dove secoli prima hanno seppellito un indiano, te lo ritrovi in giro per casa con un tomahawk insanguinato, mummie egizie disturbate nel sonno si svegliano e fanno sfracelli, fai lo spiritoso sulla tomba di uno sconosciuto e il giorno dopo il suo scheletro si autoinvita al tuo matrimonio.

Nella realtà invece i trapassati sono più tolleranti e nonviolenti del Mahatma Gandhi, sopportano di tutto e non si offendono mai – del resto se dovessero inalberarsi tutte le volte che a Roma si dice “li mortacci”, l’Urbe sarebbe totalmente spopolata.

Da domani, finito il tradizionale giro di visite del weekend di Ognissanti, i profanatori si getteranno sulle tombe dai vasi rinnovati e riempiti di fiori freschi e faranno impunemente man bassa. E loro, lì sotto, niente. Flemmatici come dei lord. Impassibili come dei filosofi stoici. O forse semplicemente distratti dalla loro nuova vita nell’altra dimensione, in cui si capisce finalmente il senso di tutto e si comprende quanto si può essere stupidi quando si è vivi, a quante stronzate si dà un’importanza spropositata.

Ma sì, prenditeli pure i miei fiori, regalali alla morosa (non fare gaffe con i crisantemi), oppure rivendili davanti a un altro cimitero, i miei familiari sono stati carini a portarmeli, ma io ora sto dove i fiori non appassiscono mai, mentre tu ti arrabatti come un coglione dietro ciò che può darti o farti risparmiare qualche euro.

E va bene, cari defunti, abbiamo capito che avete classe da vendere. Il vostro aplomb spicca in quest’epoca di rincagnamento pandemico in cui ci si salta alla gola per delle stupidaggini, e uno dei motivi di litigio più frequenti è proprio l’offesa a questi o quei morti illustri. Ma qualche “bu”, qualche tirata notturna di piedi, una mano gelida che fa “pat pat” al mascalzone che vandalizza la tomba o deruba la nonnina in visita, ci starebbe eccome. Visto che i Comuni non si possono permettere una vera sorveglianza nei camposanti, organizzatevele voi delle ronde oltretombali: basta poco, credetemi. Se si spargerà la voce che anche i morti, come i vivi, ne hanno le scatole piene, i cimiteri diventeranno i luoghi più sicuri e frequentabili delle città.

Lia Celi

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