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Ma il bello delle vacanze è non doversi preoccupare dell’orologio

Fra le poche certezze che ho nella vita c’è quella che non possiederò mai un Rolex. È più probabile che diventi proprietaria di una navetta spaziale, di un acceleratore di particelle o di un elefante indiano che di un orologio inutilmente costoso.

Voglio dire: un’auto costosa mi fa andare più veloce. Un abito costoso mi fa sembrare più bella ed elegante e, se azzecco il taglio e il colore, anche più giovane e attraente. Un vino costoso mi fa provare inebrianti sensazioni olfattive e gustative. Ma un orologio costoso? Le sue lancette vanno esattamente al ritmo di quello comprato dai cinesi, e con tutto quel che l’ho pagato non allungherà la mia vita nemmeno di un inestimabile, insostituibile secondo. Per quanto bello, non è in grado di imbellirmi, visto che se ne sta appollaiato laggiù sul polso. E il tipo di inebrianti sensazioni che può dare indossare un Rolex (o un Piaget, o un Patek Philippe o simili) non sono proprio il mio genere, anche perché a quanto pare rischiano di essere di breve durata e di concludersi in modo traumatico, con dei malviventi che se la svignano e un malcapitato che si ritrova senza orologio e con un polso contuso.

L’ultimo colpo della «banda dei Rolex» è di domenica scorsa, quando un 55enne veronese in vacanza a Riccione è stato pedinato e affiancato da due malintenzionati in scooter, che l’hanno alleggerito con violenza di un Rolex Daytona del valore di 45mila euro. Il 2 luglio era successo a Misano, dove una signora di Modena è stata rapinata del suo Rolex all’uscita di un ristorante: forse la gang voleva rifarsi della rapina misanese andata a vuoto il 23 maggio, quando la reazione della vittima li aveva messi in fuga.

Ma nessun angolo d’Italia è sicuro per i possessori di Rolex: solo nell’ultimo mese si segnalano furti lungo tutto lo Stivale, da Lignano ad Aprilia Marittima, da Milano a Padova, da Faenza a Porto San Giorgio, dall’aeroporto di Caselle a Napoli, dove gli hotel propongono intelligentemente ai turisti un «Rolex di cortesia» (ovviamente tarocco) per evitargli la disavventura dell’attore francese Daniel Auteuil, che si è visto ghermire l’orologio dal finestrino del taxi.

A quanto pare i ladri sono dotati di una vista da supereroi: non solo sanno individuare un Rolex a distanza, ma sanno capire se è vero o falso. I ladri, e anche le ladre – perché nella banda ne militano parecchie, specialiste nell’approcciare incauti gentiluomini con vezzosi saluti, frasi carine e bacetti maliardi, che lasciano la vittima piacevolmente trasognata e spiacevolmente derubata.

In soldoni: in Italia è meno rischioso girare con addosso i gioielli della Corona inglese, gli smeraldi dello Scià di Persia e il diamante Koh-i-Noor in equilibrio sulla punta del naso che con il più insignificante dei Rolex al polso. Per carità, non voglio fare victim-blaming e insinuare che chi va a passeggio sfoggiando un costoso orologio svizzero in fondo se l’è cercata: la colpa è dei ladri, punto.

Ma perché rovinarsi la passeggiata o le ferie per il gusto di esibire uno status symbol che fa gola a troppa gente? Meglio tenerlo al sicuro in cassaforte (o, per quanto mi riguarda, in gioielleria col cartellino del prezzo) e lasciare la banda dei Rolex a bocca asciutta. Del resto il bello delle vacanze è non doversi preoccupare dell’orologio, no?

Lia Celi

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