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Ma il caro petrolio non dipende dalla guerra, tagliare subito o Iva o accise

In queste settimane chi fa benzina o gasolio ad un distributore si trova di fronte ad un vero e proprio salasso economico. I carburanti sono schizzati a 2,3 € al litro (poco cambia tra gasolio e benzina). Perché questa situazione? Sono le conseguenze della guerra in Ucraina? Gli aumenti sono giustificati? Andiamo con ordine.

Nel 2008, quando il barile di petrolio ha raggiunto uno dei suoi record con 147 dollari, la benzina costava al litro 1,3 €. Oggi il petrolio costa 130 € al barile e alla pompa il costa è schizzato a 2,3€ litro. Evidente che vi è qualcosa non torna.

Sono rincari record che non si vedevano da molti anni e solo in parte dovuti la guerra. Ricordo che già in autunno vi era stato un aumento dei costi del carburante quando non c’erano conflitti all’orizzonte. Uno dei motivi della crescita del costo è stata la decisione dei paesi aderenti all’Opec (organizzazione mondiale dei paesi produttori di petrolio) di non aumentare la produzione. La riprese economica post pandemia ha fatto aumentare la domanda e di conseguenza fatto salire il costo del barile.

I prezzi ddei carburanti oggi a Livigno, dove non si applicano le accise

Tuttavia anche l’incremento del costo del petrolio non basta a spiegare il prezzo alla pompa di benzina. Incide una evidente speculazione finanziaria e le compagnie petrolifere che raffinano e distribuiscono se ne approfittano con la “scusa” dell’aumento dei costi di trasporto e stoccaggio.

Poi ci sono le tasse. Iva e accise valgono circa il 60% del costo del carburante. Il risultato è  che i penalizzati sono i consumatori ed anche gli stessi gestori degli impianti di carburante, che continuano a prendere 3,5 centesimi lordi su ogni litro erogato. In particolare è l’Iva al 22% a contribuire all’aumento del prezzo al litro.

Il governo deve intervenire o riducendo l’Iva o riducendo le accise. Un costo dei carburanti così alto incrementerà l’inflazione facendo aumentare tutti i prodotti di prima necessità. Alcune filiere produttive rischiano letteralmente di saltare. E non solo filiere secondarie: dai trasporti ai pescherecci sono tutti in sciopero per il caro carburante. Non è pensabile che la guerra distolga attenzione da questi pesanti colpi sulla vita quotidiana. E che il governo non intervenga in modo tempestivo.

Maurizio Melucci

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