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Mamme sui pattini? Più a rischio di Gentiloni

Ogni promessa è debito, se non sei un presidente del Consiglio ma un genitore. La sostanziale differenza fra le due figure è che il genitore può contare sulla fiducia pressoché incondizionata dei figli per almeno otto anni, cioè finché sono piccoli.

Dopo, però, una mamma o un papà si trova in una situazione analoga a quella di un premier: se non vuole venire sfiduciato, con spiacevoli conseguenze sul piano educativo, deve guadagnarsi la fiducia mantenendo gli impegni ed erogando finanziamenti.

Nella fattispecie: non solo ho promesso a mio figlio di quasi nove anni di portarlo a pattinare sulla pista di piazza Cavour nelle prossime vacanze natalizie, ma per vincere i suoi timori gli ho detto che pattinerò anch’io insieme a lui.

Non essendo il ragazzino un leghista o un pentastellato in erba, non prevedo veementi interrogazioni se non mantengo la promessa, ma so che la mia credibilità ne verrebbe minata. Al tempo stesso mi rendo conto che con la mia totale inabilità agli sport e a quelli sul ghiaccio in particolare, e a un’età in cui il calcio nelle ossa non è più quello di una volta, un’ora di pattinaggio potrebbe minare la mia incolumità e procurarmi fratture nella maggioranza (degli arti), rendendomi un premier molto più traballante di quello testé insediato a palazzo Chigi.

Per prevenire rotture dovrei chiedere l’appoggio esterno di uno di quei pinguini di plastica che i gestori della pista mettono pietosamente a disposizione dei bambini inesperti. Ma sarebbe una terza gamba imbarazzante quanto il Msi nel gabinetto Tambroni del 1960 o, senza andare così lontano, quanto Denis Verdini per il governo Renzi.

Paragonate a me, vacillante e sgraziata aggrappata a un pupazzo di plastica, le giovani mamme che sfrecciano sicure e disinvolte sulla pista sembreranno il premier canadese Justin Trudeau rispetto a Paolo Gentiloni.

Ci vorrebbe tipo uno zio affidabile e rassicurante, magari con la barba argentea tipo Graziano Delrio, che sicuramente è un eccellente pattinatore (del resto con nove figli da intrattenere ci si ingegna a fare un po’ di tutto), e affidargli il rovente dossier della pista di ghiaccio.

Ma nel mio entourage familiare questa figura latita, e così temo che nel prossimi giorni, preferibilmente nelle ore in cui la pista è meno frequentata e la piazza semideserta, dovrò sottopormi all’ordalia pattinatoria, sentendomi un po’ Renzi alla vigilia del referendum del 4 dicembre: tutti i sondaggi contro, débacle inevitabile, ma non si può tornare indietro.

Colpa mia, ho personalizzato troppo. Però, se non cado e il verdetto dei pattini mi riconferma nel mandato, in primavera mio figlio potrebbe rilanciare chiedendomi di provare con i rollerblade. Nonno Mattarella, aiutami tu.

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