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Manuela Fabbri ricorda il suo viaggio dopo la caduta del muro a Berlino

LIBERTA’ e DEMOCRAZIA… forse ci accorgeremmo del loro valore, qualora non fossero nella nostra disponibilità?

L’entusiasmo di quei giorni di novembre per l’apertura del Muro di Berlino ci aveva irresistibilmente contaminato. Passato il Natale (Nicolò, il mio ultimo figlio di due anni, lasciato ai nonni) via insieme a Nives quel 26 dicembre ’89, con qualche tappa lungo la strada: Austria e Danubio, Salisburgo, poi i mercatini di Norimberga e i musei di Monaco e Bayreuth. Fino al transit (la strada obbligata dentro la DDR… di notte anche perse verso la Polonia). Berlino Ovest ci arriva sfavillante come un pezzo di America pieno di insegne luminose e nello splendore delle luci di Natale.

Ma il Muro c’era ancora tutto ed era assalito e festeggiato come un lungo monumento alla ritrovata libertà. Solamente qualche breccia e per passare di là il Checkpointcharlie con il suo museo degli orrori… altri colori, spenti e grigi, senza un locale pubblico né un’insegna, spazi enormi vuoti e deserti di sera, palazzi tutti uguali con luci fioche dalle finestre. Contrasti forti. Musei e opere d’arte bellissime del passato a Est e di là giovani di tendenza e chiassosi di ogni etnia insieme all’architettura della Bahuaus. Ancora il muro era tutto su, ma scalpellato con una incontenibile allegria.. a chiunque arrivasse veniva offerto un martello.

E per pochi marchi i ragazzini ne vendevano dei pezzi colorati dai graffiti. Che ancora conservo come reliquie. Grazie Nives di esserti fatta convincere a partire, mentre tutti erano in famiglia al calduccio tra tombole e luverie. Ma noi (libertarie e femministe) avremmo potuto non esserci?

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