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Maradona giocò nel fango di Acerra per un bambino che ora lavora a Rimini

Fra le immagini- di Maradona, hanno fatto il giro del mondo ci sono quelle della famosa partita giocata per beneficenza in un fangoso campo di Acerra. Quell’incontro era stato organizzato, il 18 marzo del 1985, per aiutare un bambino di pochi mesi nato con una grave malformazione al palato, la labioschisi, che la sua famiglia non aveva i mezzi per curare. Un bambino che ora ha 36 anni e fa la spola fra Napoli e Rimini: qui vive la madre e Luca Quarto, questo il suo nome, in estate vi gestisce un piccolo negozio di costumi da bagno.

I soldi raccolti grazie a quella amichevole con l’Acerrana consentirono a Luca di essere sottoposto ad una serie di delicati interventi chirurgici in Svizzera. La malformazione, detta comunemente “labbro leporino”, comportava il palato aperto ed era estesa anche al naso e al viso. Senza gli interventi Luca non avrebbe mai potuto vivere una vita normale. Invece grazie a quel gesto fu così e crescendo sentì sempre parlare i genitori della generosità di Diego Armando Maradona.

Ora Luca Quarto non nasconde la commozione per la morte del Pibe de oro. Ha riferito che la tragica notizia gli è stata mercoledì scorso data da un’amica argentina proprio mentre si trovava a Rimini, dove stava cercando un lavoro stagionale. “Non potevo crederci, non mi venivano le parole”, ha dichiarato.

Come ha spiegato all’ANSA: “Gli sarò grato per sempre. Ora mi sento come se avessi perso il mio secondo papà”. L’uomo incontrò Maradona nel 2002, grazie alla trasmissione ‘C’è posta per te’ di Maria De Filippi, dove potè ringraziare di persona il suo benefattore, che ricordava benissimo la sua storia.

Era stato il papà di Luca Quarto a rivolgersi al concittadino di Acerra Pietro Puzone, allora calciatore del Napoli, che ne aveva parlato con Maradona. L’idea di far giocare tutta la squadra con il suo fuoriclasse un’amichevole nello stadio dell’Acerrana non andò molto a genio all’allora presidente azzurro Corrado Ferlaino. Maradona però decise che la cosa più importante in quel momento era solo aiutare quel piccolo in difficoltà. Per sollevare il presidente dal timore di infortuni, Diego pagò di tasca sua l’assicurazione da 12 milioni di lire e scendere così in campo con tutta la squadra del Napoli.

La partita fu giocata con un tempo infame e il campo di Acerra trasformato in un pantano. Ma si raccolsero i 70 milioni che servivano e le operazioni poterono essere effettuate: prima l’impianto di un palato artificiale, poi la ricostruzione.

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