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E Margherita fece sbocciare l’Asilo svizzero

Carlo De Mari: Lavoro di comunità e ricostruzione civile in Italia – Margherita Zoebeli e il Centro educativo italo-svizzero di Rimini”  (Viella)

Un libro importante, quello scritto da Carlo De Maria, ricercatore dell’Università di Bologna e Direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Forlì-Cesena, per comprendere in quale ambiente sia nata, cresciuta e formata l’esperienza del Centro Educativo italo-svizzero di Rimini, dall’immediato dopoguerra alla fine degli anni ’90.

23 - De Maria

Arco temporale più o meno coincidente con l’azione di Margherita Zoebeli, svizzera, arrivata a Rimini nel 1945 e qui spentasi il 25 febbraio 1996: “La sua esperienza di educatrice e pedagogista non nacque tanto in ambiente scolastico e sui libri, ma muovendosi piuttosto tra le rovine delle città in guerra, assistendo profughi, raccogliendo bambini in fuga”.

Intorno a lei operò e crebbe una generazione di giovani insegnanti ed educatori, assistenti sociali e militanti di base, impegnati a costruire una “scuola attiva”: “si trattava di ambienti riconducibili a una area culturale piuttosto trasversale e composita ma generalmente ‘terza’ rispetto alle organizzazioni cattoliche e comuniste”. “L’impegno pedagogico, e quello politico-sociale si legavano strettamente, entrambi animati da uno spirito laico e socialista”.

“Il termine ‘scuola attiva’ richiamava un sistema educativo improntato al rinnovamento sulla base di determinati elementi: ruolo attivo dell’allievo; rispetto della sua personalità; contatto con la natura e l’ambiente umano circostante; stimolo alla creatività, alla cooperazione, al lavoro comunitario, alla gioiosa accettazione delle diversità; coinvolgimento e collaborazione dei genitori; permanente perfezionamento professionale degli insegnanti; liberazione della fantasia dei ragazzi tramite scrittura, disegno, canto, danza”.

Nel secondo dopoguerra, lo sviluppo di partiti, organizzazioni collaterali ed enti pubblici sembrò mettere ai margini le pratiche di autogestione dell’intervento sociale. Tuttavia, pur da posizioni minoritarie, nascevano lungo la penisola associazioni e piccole istituzioni autonome, attive nel lavoro sociale ‘dal basso’ e animate da giovani operatori e militanti di base. Fra queste realtà il CEIS di Rimini.

La storia del CEIS è nota, è stata più volte raccontata. Ma il libro di De Maria si avvale anche del lungo e prezioso lavoro di ordinamento dell’Archivio di Margherita Zoebeli da lui effettuato, oggi di proprietà della Fondazione a lei intestata, così come la sua biblioteca personale.

Di queste carte De Maria si è servito per ricostruire il reticolo delle relazioni nazionali ed internazionali che per decenni portarono a Rimini, per giornate di studio o per convegni, i più importanti educatori e pedagogisti del tempo (da Ernesto Codignola a Celestin Freinet, da Cesare Musatti a Gianni Rodari, da Lamberto Borghi ad Aldo Capitini, da Francesco De Bartolomeis a Paolo Volponi).

Ma anche le difficoltà che Margherita visse, soprattutto nella parte finale della sua direzione del CEIS negli anni ’70 a causa delle tensioni creatisi con gli operatori del Centro: “Il suo fastidio e la sua poca comprensione verso talune istanze sindacali, e verso la necessità di confrontarsi su orari di lavoro e retribuzioni, oltre che su una precisa divisione di compiti e mansioni, non era apprezzata da una generazione che invece riteneva questi aspetti basilari. Erano passati i tempi eroici del ‘tutti fanno tutto’…”.

Nel 1976 Margherita lasciò la direzione del CEIS, pur rimanendo nel Consiglio di amministrazione e persona di riferimento per insegnanti e allievi. Gli subentrò Gianfranco Iacobucci, allora trentacinquenne, già direttore delle colonie estive del Villaggio, che vi rimase sino al 1986, anno della sua prematura scomparsa. La gestione Iacobucci, molto più dialogante e meno direttiva e carismatica (anche per motivi anagrafici) rispetto a quella della fondatrice, “fece sì che dalla crisi generazionale maturasse una nuova leva di educatori e insegnanti, capace di continuare l’esperienza del CEIS coerentemente ai valori di fondo del magistero della Zoebeli, portandola fino a oggi”.

Paolo Zaghini

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