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Marinai di salvataggio di Rimini: “Vogliono svilirci, no a privatizzazioni e vessazioni”

Sono stati 156 i bagnanti soccorsi l’estate scorsa a Rimini. Di questi oltre un terzo sono bambini, come emerge dal report 2020 dell’Associazione Marinai di salvataggio della provincia di Rimini. “Questo – dicono i salvataggi riminesi – ci dice che dobbiamo concentrare gli sforzi per migliorare e incentivare la sorveglianza sui minore da parte di chi ne è responsabile (genitori, tutori…)”.

Spesso vengono soccorse più persone nello stesso intervento. Nel 20% dei casi si è trattato di salvataggi di gruppi di 3 o più persone. Mediamente il 90% degli interventi avviene in mare, il resto fuori dall’acqua. I soccorsi avvengono a tutte le ore della giornata, “non ci sono fasce orarie in cui stare attenti e altre nelle quali stare rilassati”, precisa il report. Circa tre soccorsi su quattro vengono effettuati in condizioni di mare mosso ed in presenza di bandiera rossa.

L’associazione lancia “un grido d’allarme sulla pericolosa svalutazione professionale”, parlando di “svilente clima lavorativo”. Dice no alla riduzione dell’orario di lavoro da 48 a 40 ore settimanali e alla disparità contrattuale tra colleghi.

“Purtroppo – spiegano i marinai di salvataggio – continuiamo a ricevere segnalazioni dai colleghi che evidenziano come, da parte di alcuni datori di lavoro che operano nella zona di Rimini Sud, continui la riprovevole reiterazione di pratiche al limite del vessatorio”. Ciò che chiede l’associazione è di mantenere alta l’attenzione sulla regolarità dei contratti.

E proprio per quell’area, ricorda la Filcams-Cgil, è stato indetto lo stato di agitazione. Senza dimenticare la volontà dei concessionari di ridurre il numero delle torrette e delle ore di servizio. Insomma il servizio è affidato “esclusivamente alla nostra professionalità disponibilità e passione”, mandano a dire gli operatori di salvataggio. L’Associazione presenta questo pomeriggio online il report dell’attività 2020, lanciando una serie di richieste, di cui promette di farsi portavoce la presidente dell’Assise legislativa regionale, e candidata sindaco a Rimini, Emma Petitti.

L’Associazione Marinai di Salvataggio della provincia di Rimini accoglie poi con favore la risoluzione regionale del 16 marzo 2021 che impegna la Giunta a valutare, all’atto della definizione dei termini della prossima ordinanza
balneare, il prolungamento fino alla fine di Settembre del periodo minimo ed obbligatorio del servizio di salvataggio in mare che finora era fissato al secondo weekend del mese, aumentando di fatto il livello di sicurezza delle nostre spiagge.

“Per chiarire l’onere di responsabilità di cui ci facciamo carico – spiegano –  tentiamo una riflessione su numeri e distanze: con postazioni di avvistamento distanziate di massimo 150 metri (misura prevista dalle Ordinanze che in alcune zone purtroppo viene sistematicamente derogata) ed un limite di balneazione fissata a 300 metri dalla battigia,
otteniamo un’area di sorveglianza assegnata ad ogni singolo marinaio di salvataggio (dove insistono le responsabilità civili e penali previste dal piano di salvamento) che comprende uno specchio acqueo di circa 45.000 m2 (corrispondenti all’estensione di 6,5 campi da calcio di serie A) ai quali vanno aggiunti la fascia di battigia (dove avvengono numerosi malori ed arresti cardiaci improvvisi – 60mila vittime in Italia ogni anno) e l’intera porzione di spiaggia retrostante (dove spesso il salvataggio è chiamato ad intervenire – negli anni hanno fatto scuola alcuni interventi di rianimazione cardio-polmonare con DAE “ai campi da beach volley & bocce”). Siamo professionisti che convivono quotidianamente con le bizzarrie del mare, ne conosciamo le insidie, scorgiamo il pericolo dove gli altri vedono solo un innocente bagno rinfrescante e sappiamo bene che, quando l’esito di un intervento si decide in una manciata di secondi, sono l’Esperienza e la Professionalità dei soccorritori a fare la differenza tra la vita e la morte: non è un caso che su ampi tratti della nostra costa operino marinai di salvataggio che possono vantare un “curriculum di eccellenza” che va dalle 10/15 alle 35 (!) stagioni di anzianità professionale. Parliamo di uomini nella loro piena maturità psico-fisica che durante tutto l’anno si allenano, frequentano corsi di professionalizzazione ed aggiornamenti di tecniche di rianimazione, si confrontano su protocolli di intervento e partecipano, anche nei freddi mesi invernali, ad addrestramenti e simulazioni di intervento organizzate periodicamente dalla sezione EastCoast Rescue Academy.”

E l’Associazione Marinai di Salvataggio della provincia di Rimini conclude: “Mentre oggi il tema “Sicurezza” viene considerato in maniera unanime come aspetto prioritario dell’offerta turistica, purtroppo dobbiamo registrare come da più parti si fanno nuovamente insistenti voci che indicano una tendenza di una parte del comparto balneare all’ottenimento del solo ed esclusivo risparmio economico ottenuto a scapito della qualità complessiva del Servizio e sulle spalle della dignità lavorativa di tutti i Salvataggi che, con Determinzione e Passione, negli anni ne sono diventati principali protagonisti e, ci rammarica dirlo, spesso gli unici promotori. Il rischio concreto è che, anteponendo alla Sicurezza della vita in mare le logiche tese al profitto aziendale, somministrando contratti irregolari e derogando dalle disposizioni di sicurezza, nell’immediato futuro una fetta consistente dei salvataggi con esperienza e professionalità attualmente in Servizio possa venire sostituita da assistenti bagnanti neo-brevettati e senza alcuna esperienza dei delicati aspetti che intervengono durante un intervento di recupero e/o rianimazione: ciò comprometterebbe l’efficacia complessiva del Servizio e diminuirebbe le garanzie di Sicurezza, con un conseguente quanto inevitabile aumento di rischi ed incidenti sulla nostra costa e quando parliamo di Sicurezza della Balneazione parliamo della salvaguardia di vite umane. Il momento è critico : occorre ribadire con fermezza e decisione che il patrimonio di professionalità ed esperienza che ciascun Marinaio di salvataggio ha accumulato durante ogni singolo giorno di servizio è un fondamentale ed insostituibile capitale dell’offerta turistica del comparto riminese di cui le istituzioni sono chiamate a farsi garanti garantendone la continuità professionale e la qualità complessiva, internalizzando il servizio o demandandone la gestione a chi possiede la profonda conoscenza delle dinamiche della sicurezza della balneazione ed è slegato da logiche d’impresa. In un tragico periodo storico in cui la sicurezza sanitaria dei cittadini è stata messa in evidenza in tutta la sua dirompente importanza, sarebbe a nostro avviso controproducente quanto insensato ridurre le garanzie di Salvaguardia della vita in mare ed in spiaggia che il Servizio di Salvamento della costa riminese garantisce alle nostre città a vocazione turistica e di cui è al contempo icona universalmente riconosciuta nonché vanto internazionale”.

QUI IL REPORT DELLE ATTIVITA’ DEI MARINAI DI SALVATAGGIO DI RIMINI NEL 2020

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