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Mario Galasso, da assessore alla Caritas: “Rispondiamo alla chiamata di Papa Francesco”

La Caritas Diocesana di Rimini ha un nuovo direttore. E’ Mario Galasso, ha 53 anni e viene da Riccione. Per la prima volta nella storia dell’associazione, che a gennaio compirà 40 anni, il direttore non sarà un sacerdote ma un laico. Infatti Galasso, che prende il posto di Don Renzo Gradara (in carica dal 2001), è stato sottufficiale dell’Aeronautica Militare ed ha avuto esperienze politiche ed amministrative. Ha militato nel partito dei Verdi,  è stato assessore all’Ambiente al Comune di Riccione e in seguito  alle Politiche sociali nella Provincia di Rimini. E’ impegnato nel settore dei servizi educativi, socio sanitari e nel mondo del volontariato. 

Mario Galasso con Papa Francesco

Si aspettava di essere nominato nuovo direttore della Caritas di Rimini? Il fatto di essere il primo laico è una responsabilità in più?

«Assolutamente no, non me lo aspettavo. Il Vescovo di Rimini mons. Francesco Lambiasi, nel 2015, aveva nominato mia moglie e me come condirettori dell’Ufficio Missionario e, sicuramente, in questo ruolo, aveva avuto modo di conoscere il nostro stile, vorrei dire da scout, nell’affrontare il servizio che ci era stato affidato. In questo impegno, svolto come coppia, sentivamo di rispondere alla chiamata missionaria, alla richiesta di una Chiesa in uscita a cui tanto invita Papa Francesco, che tanto risuonava nei nostri cuori.
Sinceramente non mi aspettavo che mi venisse chiesto questa ulteriore responsabilità. Anche se non sono il primo laico in Italia a ricoprire questo incarico, questo non diminuisce il senso di responsabilità che sento nel cercare di dimostrare come la Chiesa debba essere, sempre più e sempre meglio, una comunità di laici e religiosi che collaborano, ciascuno per le sue specifiche peculiarità e carismi, alla costruzione del Regno di Dio. Una responsabilità enorme dimostrare come un laico, sposato con figli, possa da una parte essere impegnato nella missione educativa della Caritas, che mira sempre alla comunione nella Chiesa e, contemporaneamente, essere testimone autentico e credibile della carità, impegnato nella prossimità nei confronti delle persone che si rivolgono a noi».

Perché, secondo lei, è stato scelto lei?

«Il Vescovo aveva già avuto modo di valutarmi come condirettore dell’Ufficio Missionario. Forse ha influito anche il fatto che, dalla fine del 2016, ho iniziato a lavorare in Caritas nella mia ricerca personale di unire i valori in cui credo al lavoro. Avendomi visto lavorare sul campo credo abbia potuto scorgere alcune mie caratteristiche. La capacità di ascolto, relazione e dialogo, lo stile collaborativo e una certa umanità, sono tratti della mia personalità. Certamente era anche consapevole che avevo già rivestito ruoli di responsabilità, come assessore del Comune di Riccione e in Provincia: spero di aver dimostrato in quelle occasioni capacità non solo organizzative ma di accoglienza, valorizzazione e messa in rete».

Cosa vuol dire dirigere un’associazione come la Caritas?

«La Caritas Italiana è un organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana.Il beato Paolo VI volle che avesse carattere pastorale ed educativo e le ha affidato questo preciso mandato: “Sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi”. Papa Francesco a questo proposito aggiunge: “Di fronte alle sfide e alle contraddizioni del nostro tempo, la Caritas ha il difficile, ma fondamentale compito, di fare in modo che il servizio caritativo diventi impegno di ognuno di noi, cioè che l’intera comunità cristiana diventi soggetto di carità. Ecco quindi l’obiettivo principale del vostro essere e del vostro agire: essere stimolo e anima perché la comunità tutta cresca nella carità e sappia trovare strade sempre nuove per farsi vicina ai più poveri, capace di leggere e affrontare le situazioni che opprimono milioni di fratelli – in Italia, in Europa, nel mondo”. Nelle parole dei Papi penso sia riassunta in maniera efficace quale sia la sfida da accogliere per dirigere la Caritas e mettersi così a disposizione della Chiesa e delle persone, in particolare i più poveri».

Che situazione ha trovato quando ha preso il timone?

«Ogni anno sono circa 2000 le persone che si rivolgono al nostro Centro di Ascolto. Un numero in calo dovuto, fondamentalmente a tre motivi. Per prima cosa va sottolineata la crescita e l’impegno delle Caritas parrocchiali che hanno svolto un prezioso servizio di ascolto e sostegno alle persone e alle famiglie residenti sul proprio territorio. In questi anni la Caritas diocesana ha strutturato numerosi progetti per seguire in modo più specifico determinate situazioni che, quindi, hanno smesso di presentarsi al Centro di Ascolto diocesano per rivolgersi invece a sportelli dedicati. Ad esempio: lo sportello “L’assistente in famiglia” per le badanti (nato nel 2009), il “Fondo per il Lavoro” per i disoccupati (2013) e l’“Emporio Solidale” per le famiglie che necessitano di un sostegno alimentare (2016).
L’acuirsi della crisi economica ha fatto registrare una notevole diminuzione di immigrati presso il Centro di Ascolto diocesano. Queste persone che venivano da altri Paesi, non trovando lavoro o avendo perso l’impiego precedente, si sono infatti spostati in altre città d’Europa o sono tornarti in patria. Circa il 40% delle persone che si rivolgono al Centro di Ascolto diocesano non avevano mai bussato alla porta della Caritas. Sempre più spesso arrivano alla Caritas con bollette da pagare, con il rischio che gli vengano tagliati loro i servizi o tolta la casa perché messa all’asta o sfrattati. Sono per lo più uomini tra i 40 e i 55 anni. Negli ultimi due anni stiamo riscontrando un aumento di italiani over 50 che sono in situazione di povertà perché hanno perso tutto: lavoro, casa, famiglia, amici, alcuni anche la salute».

Quanti pasti ogni giorno vengono preparati? Quanti volontari operano alla Caritas di Rimini?

«Ogni giorno vengono preparati circa 200 pasti e in Caritas sono impegnati più di 200 volontari. Un esercito di straordinari eroi del quotidiano».

Durante le feste natalizie quante persone sono venute in Caritas per un pasto caldo?

«Il numero di 200 è più o meno costante, anche durante le festività. Quello che la Caritas cerca di fare è di far vivere al meglio a tutti i nostri ospiti le festività di Natale, Santo Stefano e Capodanno organizzando momenti di festa più curati».

E invece, quanti vestiti vengono portati alla Caritas?

«Quotidianamente accedono alla Caritas circa 10 persone ognuna con 3 o 4 sacchi di vestiti».

Quali sono i problemi per la Caritas?

«Sempre Papa Francesco, nel 2016, ai partecipanti al convegno della Caritas delle diocesi italiane ci invitava così “Di fronte alle sfide globali che seminano paura, iniquità, speculazioni finanziarie – anche sul cibo, degrado ambientale e guerre, è necessario, insieme al quotidiano lavoro sul territorio, portare avanti l’impegno per educare all’incontro rispettoso e fraterno tra culture e civiltà, e alla cura del creato, per una ‘ecologia integrale’. Caritas Italiana sia fedele anche in questo al suo mandato statutario. Vi incoraggio a non stancarvi di promuovere, con tenace e paziente perseveranza, comunità che abbiano la passione per il dialogo, per vivere i conflitti in modo evangelico, senza negarli ma facendone occasioni di crescita, di riconciliazione: questa è la pace che Cristo ci ha conquistato e che noi siamo inviati a portare”. Penso che la sfida educativa sia quella più delicata sulla quale investire energie e risorse».

Secondo lei, il territorio di Rimini è solidale oppure anche su questo aspetto si può ancora lavorare?

«A Rimini sono presenti numerosissime associazioni di volontariato, cooperative ed enti, che fanno un servizio egregio, encomiabile. Il rischio che corriamo è che il cittadino qualunque si senta deresponsabilizzato perché c’è già qualcun altro che si è rimboccato le maniche, c’è qualcun altro che pensa alle povertà, e si senta deresponsabilizzato. Un altro rischio, che non riguarda solo a Rimini, potrebbe essere quello della carità di facciata per cui faccio una donazione per pulirmi la coscienza ma poi, nel quotidiano, nei miei atteggiamenti e nelle scelte importanti e decisive della vita continuo a creare distanza, discriminazione, insofferenza e indifferenza. C’è poi il tema dell‘illegalità diffusa nel lavoro o negli affitti, nell’evasione e nell’elusione fiscale, situazioni troppo spesso date per scontate, quasi non si possa fare diversamente, ma che contribuiscono ad aumentare la forbice tra chi ha opportunità e chi non le ha, tra chi sta bene e chi stenta. Su questi temi c’è veramente tanto lavoro da fare».

Come deve fare chi vuole donare vestiti oppure anch venire a dare una mano come volontario?

«Sul sito della Caritas di Rimini http://www.caritas.rimini.it/ si possono trovare tutte le informazioni e i riferimenti per contattarci e venirci a trovare. Sia chi viene ad offrire qualcosa sia chi viene a bussare perché nella necessità: aspettiamo tutti a braccia aperte!».

Nicola Luccarelli

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