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Il medico Burioni non correrà con il PD: “Amo la politica, ma resto fuori dal Parlamento”

Il virologo e accademico Roberto Burioni, molto noto per le sue ‘battaglie’ contro le bufale sui vaccini e contro i NoVax, non correrà coi dem nelle elezioni politiche 2018. Lo aveva già detto più volte, ma oggi è arrivata la conferma ufficiale. E spiega il perché di questa sua (lunga) decisione attraverso un post sul suo profilo Facebook..

“Qualche giorno fa ho ricevuto da Matteo Renzi la proposta di candidarmi come indipendente nelle liste del PD alle prossime elezioni politiche. Me l’ha fatta con le parole giuste: ‘vorrei rovinarle la vita proponendole di dare una mano al suo Paese in Parlamento’. – scrive il medico – Parole giuste perché io sento il dovere di fare qualcosa per migliorare la Nazione dove vivo e dove crescerà mia figlia; insomma di mettere a disposizione degli altri quello che so e quello che so fare.”

Il corteggiamento dell’ex premier nei confronti di Burioni dura da diversi mesi e, si sa, tra i due c’è profonda stima reciproca. Lo ribadisce lo stesso medico: “Ricevere questa proposta è stato per me un grande onore: come sapete ho profondissima stima di Matteo Renzi, che con coraggio e decisione ha preso senza tentennamenti la parte della scienza in questa Italia talvolta oscillante tra viltà, opportunismo e superstizione.

Molti mi hanno detto “stai lontano dalla politica, è uno schifo”. Ma io non la penso così: la politica è per me la forma più alta di impegno civile e l’ho sempre considerata come il traguardo più prestigioso per un Cittadino.”

Dunque per quali ragioni ha scelto di non candidarsi? “D’altra parte sto già facendo politica. – spiega Burioni – Quando vi racconto che il vaccino contro il morbillo è sicuro ed efficace al 98% vi riporto dati scientifici, ma nel momento in cui dico che la vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria per lavorare in ospedale, o che chi racconta la bugia del legame tra questo vaccino e l’autismo non dovrebbe avere spazio nei programmi televisivi e sui giornali non sto parlando più di scienza: parlo di politica”.

“Ormai politica e scienza camminano appaiate: il tema dei vaccini si accompagna a quello della gestione dei malati gravi, della disponibilità delle cure più innovative; è vicino alla necessità di contrastare gli avvoltoi che sfruttano il dolore dei malati instillandogli false speranze. Infine, scienza e politica dovranno allearsi nel riuscire a mantenere intatto il livello della nostra sanità pubblica in modo da potere continuare a curare tutti nel migliore dei modi, ma senza sprechi.

Roberto Burioni, sostenitore del decreto Lorenzin, lancia lancia un avvertimento sulle numerose menzogne che girano attorno al tema dei vaccini, invitando i suoi lettori a distinguere i politici che sono dalla parte della scienza da quelli che speculano sulle fragilità della gente per raccogliere voti. “Quando dovremo fare queste scelte ci saranno bugiardi che – come e più di quanto non abbiano fatto per i vaccini – vi racconteranno delle menzogne per sviarvi e confondervi. In tutto questo io non solo ho la volontà di esserci, ma anche il dovere di fare sentire la voce della scienza contro le frottole propinate da chi penserà di trarre da esse vantaggi politici.

Posto che faccio già politica, che sono felice e onorato di fare politica e che voglio continuare a fare politica, mi sono però chiesto quale possa essere per me in questo preciso momento il modo più efficace e produttivo di farla.

A questa domanda non è stato facile rispondere, ma alla fine ho ritenuto che la cosa migliore sia rimanere al di fuori del Parlamento, mettendo i miei studi scientifici e la mia capacità di comunicare a servizio di chiunque combatte per la verità contro le bugie.

Spero di avere fatto la scelta giusta, e spero che anche tutti voi sappiate farla, privilegiando nel prossimo voto chi combatte perché il nostro Paese non diventi la culla dell’oscurantismo e della superstizione.

La mia scelta è stata molto difficile, la vostra al contrario è molto facile: i cialtroni che vogliono farci rimpiombare in un nuovo medioevo sono molto facili da riconoscere, e da evitare.

 

LA RECENTE POLEMICA TRA IL MEDICO E IL GIORNALISTA MARCO TRAVAGLIO

Marco Travaglio vs Roberto Burioni e Matteo Renzi. La riforma sull’obbligatorietà dei vaccini continua a infiammare la campagna elettorale. Il diverbio tra il direttore del “Fatto Quotidiano”, il medico Burioni e l’ex premier ha avuto inizio qualche giorno fa, dopo la trasmissione “Otto e Mezzo” sul La7, che ha visto ospiti Travaglio e il ministro della salute Beatrice Lorenzi. Nello studio di Lilly Gruber, nel corso di una accesa polemica sulla questione dei vaccini, il giornalista aveva testualmente detto “Il morbillo era considerato non la peste bubbonica come è considerata ultimamente ma era considerato quasi un tagliando che un bambino doveva fare assieme ad altre malattie“.

Da qui il diverbio. La dichiarazione non è andata giù al virologo e docente universitario Roberto Burioni, che da sempre combatte le bufale sul tema dei vaccini. Burioni ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook puntualizzando la pericolosità delle conseguenze del morbillo e la leggerezza mostrata dal giornalista a proposito di questa malattia. Burioni spiega, riportando i dati Istat, che nella sua epoca (e in quella di Travaglio) sono morti 242 bambini a causa del morbillo e raccontando la storia di un signore che ha rischiato la vita per il contagio di questo virus.

Travaglio nel suo editoriale, forse proprio per non darla vinta a Renzi, ha scritto che numerosi medici e scienziati hanno qualche remora a esprimersi contro i vaccini e il decreto Lorenzin “Vista la democratica abitudine dell’Ordine a espellere i dissenzienti dal sacro verbo renzian-lorenziniano”.

Burioni, allora, ha replicato “Marco Travaglio qualche giorno fa ha detto in una intervista che il morbillo “era considerato un tagliando”. Marco Travaglio è nato nel 1964. Nel 1964 242 bambini sotto i cinque anni sono stati uccisi dal morbillo. Sono 242 se io divento Senatore, rimangono 242 se io mi candido con il PD, non cambia il numero se lascio l’università e mi metto a fare il pittore, sono 242 anche se io alle elezioni non vado a votare.

E’ un numero, un numero agghiacciante e non un’opinione. Ora io chiedo a voi (e pure a Travaglio) di immaginarvi duecentoquarantadue piccole bare bianche, duecentoquarantadue banchi d’asilo vuoti per sempre, duecentoquarantadue funerali e oltre quattrocento genitori nel dolore per la perdita di un bambino. Poi, dopo avere fatto questo esercizio mentale, provate a definire la causa di tutto questo “un tagliando”. Dell’obbligo vaccinale possiamo – e dobbiamo – discutere. Però chi, per attaccare un avversario politico, definisce “un tagliando” una malattia che nel suo anno di nascita ha ammazzato 242 bambini, invece di schiumare di bile nel suo editoriale odierno contro Matteo Renzi e il sottoscritto potrebbe semplicemente ammettere di essersi sbagliato, di avere parlato a vanvera di un argomento che non conosce e andare avanti, non fosse altro per la fortuna che ha avuto a non essere tra quei 242.”

Durante il diverbio tra i due è intervenuto anche Matteo Renzi che ha preso le parti del medico e ha condiviso il primo post di Burioni, scrivendo sopra di questo che si auspica che la campagna elettorale non verta sui vaccini. Questo “Perché la salute dei nostri figli viene prima dell’elezione di un deputato. Ma se la Lega e il Movimento Cinque Stelle continuano a dire che loro cambieranno la legge sulla obbligatorietà dei vaccini, il Pd ripete con forza che noi siamo dalla parte della scienza e della medicina. Quando parliamo della salute dei figli ne parliamo con i dottori, non con Di Maio o Salvini”.

 

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