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Minacciati con kalashnikov e derubati. Brutta avventura di una riminese

Una sfida personale, un’avventura che unisce rigore e disciplina alla voglia di scoperta e cultura.

Un viaggio che parte dall’Italia per arrivare al Giappone, passando per Paesi e culture profondamente diversi dal nostro, puntando alla meta: il Monte Fuji, “la porta verso un nuovo mondo”. Un viaggio intrapreso con la volontà della condivisione: permettere a chi vorrà di seguire tutti gli spostamenti attraverso i social ed un blog dedicato. Obiettivi del progetto: mettersi alla prova, riconoscendo le proprie capacità, ma anche i propri limiti; far conoscere e apprezzare luoghi anche a coloro che non li conoscono e che, forse, non avranno mai occasione di vederli; trasmettere l’amore per l’avventura, per la vita all’aperto, la natura e la cultura e essere di esempio per tanti giovani mostrando come lo sport, il desiderio di avventura e la scoperta di nuovi posti, possano essere valide alternative alla vita frenetica della nostra società e al vuoto interiore che spesso questa porta.

Era questo il progetto di Danilo (Ronin) Carnevali di Tavullia, anno 1964, maestro di Karate, cintura nera 4° dan, maestro di arti marziali, da sempre appassionato di quad, assieme a  Désirée Pinelli, originaria di Siena ma residente a Rimini dove lavora per il centro smistamento delle Poste e l’urbinate Vito Legati.

L’avventura si ferma nell’Ossezia. Racconta Danilo:” le immagini che ci sono rimaste impresse sono quelle dei kalashnikov puntati. Eravamo in mezzo al nulla, in posti bruttissimi e iniziavamo a temere il peggio.” Dopo aver attraversato Italia, Albania, Grecia, Turchia e Georgia senza trovare intoppi. In Russia siamo rimasti per diverse ore fermi alla dogana, poi ci siamo diretti verso l’Ossezia Settentrionale, che è un regione autonoma del Caucaso. Solo il primo giorno abbiamo incontrato la bellezza di 14 posti di blocco, che siamo riusciti ad oltrepassare solo dopo il pagamento di somme di denaro». «Giunti in una zona montuosa – prosegue la Pinelli– ci siamo trovati davanti l’ennessimo posto di blocco: una sbarra di metallo e due uomini armati di kalashnikov. Ci hanno portato in un edificio dove siamo stati divisi e rimasti in balia delle loro minacce con i kalashnikov per oltre 4 ore”

Alla fine per poter essere rilasciati hanno dovuto consegnare tutti i soldi ed altri oggetti preziosi che avevano. Provati dall’esperienza armata hanno fatto ritorno a Mosca dove con l’aiuto di amici hanno potuto fare ritorno in Italia.

Ora sono già arrivati in Italia e stanno progettando un nuovo viaggio che arrivi in Giappone, individuando un percorso più sicuro.

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