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Quando Montalbano giocava nel Rimini

Questa sera  Luca Zingaretti sarà ospite di Fabio Fazio nella trasmissione Che fuori che tempo che fa di Raitre. Nell’intervista, l’attore rievocherà la sua vita e la sua carriera, compreso un momento cruciale per entrambe: quando passò dalla sua più grande passione, il calcio, alla strada che lo avrebbe invece portato ad essere uno dei più popolari attori italiani. E per il futuro Commissario Montalbano, le porte girevoli del destino agirono a Rimini. Perché in quel momento, Zingaretti Luca, classe 1961, vestiva la maglia biancorossa del Rimini Calcio.

Zingaretti ha rievocato più e più volte quel periodo così importante per la sua vita. Sempre sottolineando con fierezza di essere stato tesserato dalla Rimini Calcio all’età di 17 anni.

“Vivevo nella borgata della Magliana – raccontava già a Repubblica in un’intervista del 2002 –(quella che si vede nel famoso film della banda della Magliana), vicino al quartiere dell’Eur dove dovevano nascere campi da tennis, piscine, o almeno così dicevano i miei genitori che si erano comprati la casa con un mutuo. E invece nell’arco di pochi anni sorse questa borgata con la quale dovevamo fare i conti. Quindi i miei pensarono bene di mandarmi al San Paolo dove c’era un piccolo oratorio dove si giocava a pallone. Io rimasi fulminato. Ero innamorato pazzo del calcio. Ricorderete il film La febbre del sabato sera: per me la febbre del sabato sera non è mai esistita, il sabato si andava a dormire alle 9,30 dopo una telefonata con i compagni in cui si diceva come ingrassare le scarpine (‘mamma ha portato una sugna fantastica, domani te la presto‘).”

Il piccolo Zingaretti a 9 anni pareva già destinato a “una vita da mediano”: “Come potete immaginare, con questo fisico potevo giocare solo in quel ruolo”.

Il ragazzo promette bene. Ha tanti altri interessi, come la politica: milita nel Pdup, come suo fratello minore Nicola, futuro presidente della Regione Lazio. E  al liceo scientifico che frequenta partecipa con divertimento a un corso di recitazione. Addirittura un amico gli propone di preparare insieme l’esame per entrare all’Accademia. Lui accetta quasi per scherzo e poi inviano le domande.

Ma ormai non ci pensa più. La prima grande passione proprio ora sembra sorridergli. Quel giovane mediano interessa a una squadra di serie B, che a Roma conoscono bene. È quel Rimini di Santarini e Spadoni, che ora, nel 1978, schiera gente come Agostinelli, Fagni, Paolo Sollier. Un Rimini che alla fine della stagione dovrà lasciare la serie cadetta, dopo un’inutile girandola di allenatori: Sereni, Bonanno e addirittura “il Mago” Helenio Herrera, altro idolo per i romani.

Luca firma l’ingaggio e fa le valigie. Viene ad abitare sulle sponde dell’Adriatico. Indossa con entusiasmo la maglia a scacchi biancorossa. Ma..

“Mi stava stretto. Feci alcuni mesi nella squadra del Rimini. Mi piaceva, ma avevo la mia prima fidanzatina, e poi era il ’78 e io facevo politica, volevo stare a Roma e magari non parlare solo di grasso per le scarpette, anche se il tema è del tutto onorevole e mi avvince ancora. Così tornai”.

Anche perché inaspettatamente l’Accademia di arte drammatica lo aveva accettato. Niente più calcio professionistico. La porta girevole del destino lo aveva proiettato verso tutt’altra direzione.

“In ogni modo continuo anche adesso a giocare, sia chiaro”. Ma ormai per tutti, “Montalbano sono!”.

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