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E’ morta Monica Sanchi la complice del killer

E’ morta in una clinica di Misano Monica Sanchi 40 anni, complice degli omicidi di Lidia Nusdorfi e Silvio Mannina.

Quattro anni fa ammise le sue responsabilità nella complicità con Dritan Demiraj dell’uccisione di Lidia, ex compagna di lui e Silvio, ultimo amante di Lidia,. Nel 2016 fu condannata a 30 anni mentre il suo complice Demiraj all’ergastolo.

La vicenda risale a venerdì 28 febbraio 2014. Silvio Mannina arrivò alla stazione di Rimini da Bologna, dove abitava. Giunto all’appartamento di Dritan, l’uomo sarebbe stato ammanettato e torturato, prima di essere strangolato con un cavo attorno al collo. Il corpo era stato sepolto in una buca scavata alla cava del lago azzurro di Santarcangelo di Romagna, ritrovato dagli inquirenti solo successivamente. Lidia Nusdorfi venne accoltellata il giorno dopo, il 1°marzo, alla stazione di Mozzate, in provincia di Como. In entrambi i casi decisiva fu la complicità di Monica Sanchi per attirare prima Mannina e poi Lidia nei luoghi dove poi sarebbero stati uccisi da Dritan.

Per entrambi non sarà la giustizia terrena a fare espiare la pena per i due delitti. Per un destino che li ha uniti nel delitto ora li sta unendo anche nella conclusione tragica delle loro vite.

Monica Sanchi è deceduta colpita da un tumore alla spina dorsale. Era già da tempo ricoverata in una clinica, ai domiciliari non potendo stare in carcere. Mentre Dritan Demiraj, condannato all’ergastolo è uscito dal carcere dopo che la Corte d’Appello di Bologna, nel 2017, ha deciso per il “non luogo a procedere” constatata l’incapacità dell’uomo di stare in giudizio. Su Demirai è stato infatti accertato un “deficit di memoria e di comprensione” che lo ha reso «come un bambino che vive alla giornata, una condizione che la medicina indica come irreversibile». E’ ridotto in questo stato dopo un’aggressione subìta in carcere a Parma, nell’aprile del 2016: calci e pugni alla testa per 15 minuti, che lo avevano mandato in coma.

La morte di Monica Sanchi e lo stato vegetativo di Dritan Demiraj lasciano aperto l’ultimo atto giudiziario ancora in corso. Si tratta di Sadik Dine, zio di Dritan Demiraj. Nel luglio del 2018 la Cassazione non ha confermato la condanna all’ergastolo rinviando tutto alla Corte d’Appello. I giudici della Cassazione non avevano infatti ritenuto che ci fossero sufficienti prove per dimostrare che lo zio del killer fosse presente al momento dell’omicidio. Dine si è sempre dichiarato estraneo ai due omicidi. Le sue dichiarazione erano però in contrasto con la testimonianza di Monica Sanchi che ha accusato l’uomo di essere presente agli omicidi. La morte dell’unica accusatrice impone ai giudici del nuovo processo che inizierà a giorni a Bologna, di valutare la posizione dello zio  di Dritan solo con  le prove agli atti.

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