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Bambino muore a 2 anni, dopo 19 mesi autopsia scagiona medici di Rimini

Dopo quasi due anni è stata infine depositata presso la procura di Rimini il risultato dell’autopsia su Alessandro Vendemini, bambino di 2 anni morto dopo due ricoveri all’ospedale Infermi. E la relazione del medico legale Marco Salvi di Genova scagiona 5 sanitari, tutt’ora sotto indagine omicidio colposo.

I bimbo morì nella notte tra il 30 e il 31 ottobre del 2019. I genitori lo avevano portato al pronto soccorso pediatrico per un male all’addome. Era stato dimesso dopo le prime cure, ma dopo poche ore si era dovuti correre di nuovo in ospedale perchè le condizioni del piccolo peggioravano a vista d’occhio. Purtroppo il nuovo ricovero si era concluso nel modo più tragico.

Nella sua perizia, dopo 19 mesi il consulente nominato della procura di Rimini scrive che il bambino è morto per “una polmonite bilaterale diffusa di tipo virale in un soggetto già affetto da miocardiopatia ipertrofica”. Ma i sintomi osservati durante il primo ricovero non avrebbero permesso di capirlo: “Non aveva febbre, dispnea e tosse, la saturazione di ossigeno nel sangue era normale, l’addome trattabile”. Il giorno prima aveva avuto anche vomito e diarrea, il suo pianto ininterrotto. La diagnosi fu “stipsi”, cui seguirono le dimissioni.

Ma all’1.41 del 31 ottobre, ora del secondo ricovero, il quadro è ben diverso: “Si sono manifestate come gravi e i sanitari hanno posto in essere ogni ragionevole trattamento medico teso ad emendare la compromissione clinica e dei parametri vitali del paziente”. Alessandro viene ricoverato in rianimazione, si tenta per oltre un’ora e mezza di fargli riprendere coscienza: invano. Alle 5.30 viene dichiarato il decesso.

Secondo il dottor Salvi, quella miocardite, mai dignosticata in passato, “ha ragionevolmente condizionato l’outcome del paziente, andato improvvisamente in arresto cardiaco”. La polmonite insomma avrebbe investito un bambino già affetto da una malformazione, solitamente ereditaria.

La sua forte fibra avrebbe però in primo tempo aveva contribuito a creare una “sintomatologia clinica del tutto sfumata”, ingannando i medici sulle reali cause del malessere. Pertanto, conclude il perito, “nell’assistenza sanitaria fornita al piccolo Alessandro Vendemini non sono ravvisabili carenze assistenziali che integrano profili di negligenza professionale con rilevanza causale sulla morte“.

Dunque la stessa famiglia sarebbe stata colpita due volte dallo stesso dramma: Alessandro, infatti, era nipote di Luciano Vendemini, il gigante della pallacanestro (2,12 metri) di Rimini della nazionale, morto a 24 anni per un infarto il 20 febbraio 1977 mentre giocava al palasport Villa Romiti di Forlì. Anche lui, come venne accertato solo con l’autopsia, soffriva di una malformazione cardiaca ereditaria mai scoperta prima dai medici, neppure quelli sportivi.

Ora il sostituto procuratore Davide Ercolani dovrà decidere se chiedere l’archiviazione dell’indagine o ulteriori accertamenti medici. La famiglia del piccolo, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Orrù, sta valutando se chiedere un altro parere a un consulente di parte.

Per la vicenda sono stati indagati quattro medici e un’infermiere, difesi dagli avvocati Piero Venturi, Leonardo Bernardini, Andrea Muratori, Nicoletta Gagliani e Alessandro Pierotti. Gli ultimi due a proposito dei loro assistiti affermano che si vede “riconosciuta la bontà del loro operato professionale. Anche se alle stesse rimane l’amarezza per l’evento drammatico che ha colpito il piccolo Alessandro e la sua famiglia. L’esito dell’autopsia però  non lascia spazio a interpretazioni diverse o alternative rispetto a una loro responsabilità, dimostratasi del tutto assente”.

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