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Morte Tina Costa, il ricordo del sindaco di Gemmano Riziero Santi

Tina, la partigiana di Gemmano è morta a 93 anni martedì 20 marzo. Era  vice-presidente vicario dell’Anpi provinciale di Roma e componente del comitato nazionale dell’Anpi.

Il sindaco di Gemmano e presidente della Provincia di Rimini Riziero Santi ha voluto ricordarla con questo messaggio.

“Sono nata a Gemmano, un comune dell’entroterra di Rimini che è stata insieme a quella di Cassino, la zona che ha subito le distruzioni più pesanti a causa dei bombardamenti della guerra”. Iniziava sempre così, citando orgogliosamente le sue origini gemmanesi,  il racconto della sua vita, segnata per sempre dall’esperienza di staffetta partigiana. “Fin da piccola mi avevano abituata a non chinare la testa e a 7 anni feci la mia prima azione di rivolta contro il fascismo quando mi rifiutai di indossare la divisa da figlie della Lupa”. All’anagrafe di Gemmano la scheda individuale porta il nome di Costa Tina, figlia di Matteo e di Zeppa Tullia, nata a Gemmano l’11-11-1925, coniugata Terebinti Luigi dal 29-04-1944, professione scrofara, residente a Onferno in via Castello 121. Migrata a Rimini il 14-01-1943 (all’età di 18 anni), reiscritta a Gemmano il 30-05-1944 (il giorno dopo del matrimonio con Terebinti), migrata di nuovo a Rimini il 18-03-1947. “A neanche 18 anni diventai una staffetta partigiana: con la mia bicicletta dovevo attraversare la Linea Gotica e consegnare delle borse ai combattenti che si trovavano nei territorio occupato dai nazisti”. Tina era ma maggiore di quattro figli. Il padre era socialista e la madre “a cui – racconta – devo la mia formazione politica” era iscritta al Partito Comunista, clandestino, fin dal 1935, mentre i suoi tre fratelli avevano partecipato alla fondazione del Pci a Livorno nel 1921. Il padre Matteo, spesso vittima delle aggressioni fasciste, morì nel 1939 anche per le conseguenze delle ferite riportate nella prima guerra mondiale. Tina amava spesso ricordare che il padre “faceva l’artigiano del gesso: lo scavava a Onferno, poi lo cuoceva in una officina che ancora si può visitare nei pressi dell’uscita delle grotte e lo portava, dentro grandi sacchi, con i suoi muli, dove stavano costruendo qualche casa”. La madre invece faceva diversi lavori e dopo l’8 settembre lavorò come cuoca nella caserma in cui si erano sistemati i tedeschi a Rimini. Tina ha frequentato la “pluriclasse” nelle scuole elementari a Gemmano con la maestra Anita Fusaroli, che veniva da Predappio. Fu proprio a lei per prima che si ribellò, all’età di 7 anni, rifiutando di indossare la divisa dicendo: “io non sono figlia della Lupa, sono figlia dei miei genitori!”. Ma già dall’età di dieci anni fece esperienza come staffetta portando messaggi alle famiglie dei giovani per informarli su dove potevano nascondersi per evitare di essere mandati in Africa, per poi inghiottire il biglietto per non lasciare tracce. Tina raccontava che durante il periodo della Linea Gotica Gemmano divenne anche uno snodo importante delle attività della Resistenza. Lo zio di Tina, Germano Zeppa, era comandante Partigiano. Fu lui ad informare Tina che i suoi compagni Mario Cappelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani che quel giorno stava raggiungendo in bicicletta in zona Barafonda a Rimini erano stati catturati, torturati e impiccati. Tina fu avvisata in tempo da due donne che incontrò per strada e si salvò. Nel 1944 da Rimini dove Tina era sfollata torno a Gemmano alla ricerca di un posto sicuro. E’ così che rientrò a Onferno per trovare rifugio nelle grotte, protetti da altri partigiani, fino all’arrivo degli alleati il 21 settembre 1944. Dopo la liberazione Tina Costa fu eletta segretaria della sezione Tre Martiri di Rimini. In seguito Tina si trasferì a Roma dove continuo la sua battaglia per la libertà, la pace ed i diritti. Fino al 20 marzo 2019, quando all’età di 93 anni ha esalato l’ultimo respiro. Gemmano, insieme all’Anpi alta Valconca, celebrerà Tina il prossimo 25 aprile nel suo amato paese in cui ha trascorso la sua infanzia e ha forgiato il suo carattere combattivo”.

 

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