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Morto Franco Leoni Lautizi, superstite riminese di Marzabotto

È morto questa notte all’età di 83 anni Franco Leoni Lautizi. Superstite della strage nazista di Montesole ma riminese di adozione si era trasferito a Rimini nel 1961.  Qui per anni ha raccontato a generazioni di studenti – nelle scuole ma non solo –  i fatti dell’agosto del ’44 a Marzabotto. In quei giorni Lautizi perse di fronte ai suoi occhi la nonna e la mamma. La donna era scappata di casa, era incinta e voleva partorire al sicuro. Morì sotto i colpi dei tedeschi per proteggere Franco, facendo da scudo tra lui e i proiettili.

Per la cronaca dal 29 settembre al 5 ottobre di 87 anni fa Marzabotto e altri comuni situati alle pendici di Monte Sole divennero teatro del più feroce eccidio di civili compiuto in Italia dalle SS tedesche. Più di 770 furono cittadini, donne, uomini, bambini, anziani, furono uccisi.

A Rimini Franco Leoni Lautizi ricopriva la carica di consigliere dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra con cui ha collaborato a lungo affinchè la memoria della strage non andasse perduta.

Una storia che raccontò anche ad alcuni ragazzi ospiti della redazione di Chiamamicitta.it per un progetto di alternanza scuola – lavoro “Trovammo rifugio dietro un pagliaio. E si sa che “la paglia nasconde ma non ripara dal piombo. Mia madre subì un colpo fatale al ventre. Ha urlato per un tempo infinito, un tempo che sembrava eterno”.

Oggi, a Marzabotto, il sentiero che conduce in cima al monte da fondo valle, teatro della tragedia vissuta dal superstite, porta il nome della sua giovane madre caduta nel tentativo disperato di mettere alla luce una nuova vita. La strada è stata dedicata a lei e a tutte le donne di Monte Sole.

IL CASO EUGENIO LUPPI

Quando nel novembre del 2017 il calciatore in forza nel Marzabotto Eugenio Maria Luppi passò alle cronache per aver esultato con il saluto romano dopo un gol segnato contro la squadra del 65 Futa al campo sportivo di Marzabotto Lautizi scrisse una lettera di perdono al giovane.

“Ciao Eugenio – scriveva Lautizi – sono Franco, uno dei pochi sopravvissuti alla strage di Marzabotto. Non voglio commentare il tuo gesto, questo lo lascio ai giornali e alla politica. Ti invito solo ad incontrarmi, a quattro occhi, senza riflettori. Ti racconterò quello che è avvenuto in quei tragici giorni dal 29 settembre al 5 ottobre 1944.Una barbarie inimmaginabile per un ragazzo della tua età che, fortunatamente, non ha conosciuto la guerra. Sono passati più di settanta anni dall’eccidio, ma ancora oggi l’incubo di quella ferocia mi accompagna ogni giorno. Ascolta la mia storia. Se solo riuscirò a far breccia nel tuo cuore e a condurti ad un vero pentimento, allora avrò fatto molto e il sacrificio di tante persone innocenti sarà servito a qualcosa. Dalle macerie della tragedia di Marzabotto ho imparato una cosa importante: il Perdono”.

E così fece. I due si incontrarono a Rimini in un bar e Lautizi gli raccontò, partendo dal proprio drammatico vissuto, la genesi della barbarie di Marzabotto.

IL PERDONO

Anche negli anni più recenti non si tirava mai indietro quando cittadini, studenti, storici, giornalisti chiedevano una sua testimonianza. Anche a costo di ripetersi raccontava la storia della sua vita vissuta sotto la guida sicura di un faro che gli indicato la strada del perdono.

“Ho portato odio per i tedeschi per tanti anni e questo non mi faceva vivere. Vivere con l’odio dentro è come alzarsi la mattina e vedere già la notte” diceva, “finchè un giorno ho incontrato un gruppo di ragazzi tedeschi miei coetanei. Ho pensato che potessero essere vittime come me. Che non avessero nulla a che fare con quanto accaduto. Allora mi sono rassegnato e ho deciso di perdonarli. Da quel momento sono riuscito a vivere meglio.”

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