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Le mura, il palazzo, una chiesetta e una fornace: Piazza Malatesta inizia a svelare i suoi segreti

A Rimini iniziano a svelarsi i segreti di piazza Malatesta. Lunedì 14 settembre la commissione cultura del consiglio comunale, convocata da Davide Frisoni, ha effettuato un sopralluogo per dare un’occhiata agli scavi assieme agli esperti Giovanni Rimondini, Giulio Zavatta e Oreste Delucca. E di cose interessanti ne hanno visto tante.

Niente “calidarium” romano o resti della cattedrale di Santa Colomba, come si è favoleggiato. All’antico duomo di Rimini gli scavi devono ancora arrivare, mentre il livello di epoca romana non è stato finora raggiunto dagli archeologi. Invece, come era ampiamente prevedibile e come già era stato riferito, ecco spuntare le muraglie esterne del fossato di Castel Sismondo. Di questa cinta di mura esterna sciaguratamente rasa al suolo nell’Ottocento è stato trovato anche l’ingresso, quasi rasente al Teatro Galli, che dava accesso alla porta e al ponte levatoio.

Guglielmo Meluzzi, ricostruzione ideale di Castel Sismondo (1880). In primo piano il fossato e poi i bastioni e l’ingresso con torre e ponte levatoio

In quell’occasione con le macerie fu riempito anche il fossato che circondava i bastioni. Ed è qui che secondo il progetto del Museo Fellini dovrebbe passare la condotta sotterranea che alimenterebbe la “fontana” a forma di prua del Rex. Il che ha suscitato le perplessità di Giovanni Rimondini: il fossato fa parte integrante di Castel Sismondo e a rigore dovrebbe essere vietato costruirvi dentro qualcosa di moderno. Ma andiamo avanti.

I resti delle mura del fossato esterni di Castel Sismondo e le fondamenta dell’accesso

Parallelo al fianco del Teatro Galli è stato trovato un lungo e massiccio muro, che a circa metà della piazza fa un angolo e volge verso il Teatro stesso. Di cosa si tratta? Al momento non è possibile stabilirlo. Di sicuro, a giudicare dalla muratura, è una struttura medievale e con ogni probabilità antecedente al castello. Dai documenti si sa che in quell’area sorgevano diverse abitazioni gentilizie, come quella dei Belmonti delle Caminate e dei Malatesta di Pesaro. Un muro di quello spessore, quasi un metro, poteva appartenere a una casa-torre, forse rinforzata da una torre vera e propria, come ne possedeva certamente una Malatesta da Verucchio nel luogo ove due secoli dopo Sigismondo avrebbe eretto il suo castello. Un tipo di abitazione utilizzata dalla famiglie nobili almeno dall’anno Mille in poi, quando non prima, come ancora se ne possono vedere in città quali Bologna. Il guelfo Ludovico Delle Caminate fu la prima vittima del tumulto che nel 1295 portò alla conquista della città da parte del “Mastin vecchio” dantesco Malatesta da Verucchio, con la conseguente cacciata dei ghibellini. Ma nel Quattrocento i Belmonti Delle Caminate si inimicarono i Malatesta e le loro case furono abbattute.

Il lungo muro parallelo al Teatro

Intorno sono riemerse anche parecchie fosse granarie, forse del Settecento ma probabilmente anche più antiche, poiché anche di queste restano testimonianze scritte. La vera sorpresa consiste invece in una struttura che secondo la Soprintendenza potrebbe essere una fornace per una fusione del bronzo. “Sappiamo – spiega lo storico Oreste Delucca – che nel 1476 fu rifatta la campana grande della cattedrale di Santa Colomba. E sappiamo che i maestri Giovanni e Simone la fusero in loco, dunque a due passi dal duomo. La struttura potrebbe appartenere proprio a quell’opera”.

Strutture che potrebbero appartenere a una fornace per la fusione del bronzo

 

 

 

 

Non è finita. Poco oltre gli scavi hanno riportato alla luce le fondamenta di un edificio quadrato, circa tre metri di lato, accompagnato da una struttura più profonda senz’altro di epoca precedente. Qui, sempre secondo Delucca, esisteva la cella dedicata alla Beata Vergine che sorgeva di fronte alla cattedrale da tempo immemorabile e che agli inizi del Settecento si vedeva ancora.

Nella mappa di Rimini del 1710 di Morani e Mariotti si nota la celletta di fronte alla cattedrale di Santa Colomba in mezzo alla piazza “detta del Corso”“Presso la celletta – rammenta ancora Delucca – c’era un ‘banco lapideo’ dove venivano redatti documenti, rogitati atti, lette sentenze e bandi. Inoltre vi era situata una grande croce situata su un rialzo detto ‘il monte dell’Olmo’, per la vicinanza con un un albero secolare. Una delle murature ritrovate potrebbe essere proprio il basamento di quella croce”. In un angolo del muro della struttura si vede chiaramente un rocco di colonna romana che vi era stata reimpiegata, a conferma del fatto che scavando ancora potrebbero emergere altri reperti più antichi, come del resto è sempre accaduto in quell’area durante il corso dei secoli.

Le fondamenta di un edificio dove era stata reimpiegato il rocco di una colonna romana

 

La Soprintendenza spera di trovare qualcosa di appartenente alla cattedrale di Santa Colomba quando scaverà più vicino a quanto ne resta, cioè il torrione oggi utilizzato come privata abitazione. Mentre restano ancora tutti da esplorare i livelli più profondi, dove si dovrebbero trovare le testimonianze di epoca romana e alto-medievale.

Ma cosa ne pensa Oreste Delucca di come è stato sistemato lo spazio che circonda Castel Sismondo? Risponde lo storico: “E’ stata utilizzata della pietra bianca e rosa che nulla ha a che fare con la struttura originaria del Castello, che è tutta in laterizio. E soprattutto non c’entra niente con quello che Sigismondo intendeva comunicare con la sua opera: era una costruzione arcigna, volta a intimidire la città contro la quale sembra rivolta, più che verso i nemici esterni. Quello che è stato realizzato sembra invece un giardino romantico: mancano solo le statuette di Biancaneve e i sette nani”.

Cosa si potrebbe fare invece per restituire al Castello qualcosa della sua vera anima? “Senza dubbio andrebbe ricostruita la torre mancante, quella più protesa verso la città. Ovviamente evidenziando che si tratta di un ripristino moderno, ma non si tratterrebbe affatto di un falso storico, anzi. Sarebbe l’unico modo per restituire almeno al nucleo centrale di Castel Sismondo la sua interezza, rendendo appieno l’idea di come fu concepito e perché”.

Stefano Cicchetti

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