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Nadia Rossi commenta il discorso del Vescovo

Il personalismo contro il bene comune, il richiamo alla dignità della donna marcando il segno tra l’essere ‘prostitute’ e l’essere ‘prostituìte”, l’attenzione ai giovani e la necessità di un’accoglienza diffusa e di un’integrazione a tutto tondo, che si tratti dei nomadi o di migranti: quello del Vescovo in occasione di San Gaudenzo è stato un discorso che ha colpito dritto al cuore, anzi – parafrasando le sue parole – al ‘fegato’ di chi ha l’onore e la responsabilità di avere un incarico amministrativo e più in generale per chiunque abbia a cuore la comunità.

Tanti spunti di riflessione per il nostro territorio ma più in generale per il nostro Paese, nel segno di don Benzi. E bisogna ammettere, che a dieci anni dalla sua scomparsa, gli argomenti di attualità più caldi sono gli stessi che erano cari al ‘don’, a partire dal tema della prostituzione e dalla considerazione della donna come vittime di un sistema che le vuole oggetto di consumo.

Non si sceglie di essere prostitute da strada, di essere merce da consumare in fretta e poi gettare, non è mai la prima scelta di una donna quella di vendere il proprio corpo. Partire da questo presupposto è il primo passo per fare una seria discussione su un tema che, in assenza di un quadro legislativo, si poggia solo su iniziative volonterose e coraggiose delle amministrazioni più attente, come l’ordinanza a cui sta lavorando il Comune di Rimini.

Non meno importante nelle parole di Lambiasi, nel segno di don Benzi, il riferimento alla ‘società del gratuito’, dove il benessere personale deve coincidere con quello della comunità e della società. Fuori da visioni utopistiche, significa che chi ha ricevuto tanto dalla comunità deve sapere anche ricambiare, al di là di steccati ideologici, appartenenze.

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