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Natale sotto il sole di Riccione

Poiché Renata Tosi vuole farsi chiamare Signor Sindaco e non Signora Sindaca, non sarà una forzatura attribuirle il “titolo mascolino” di Dottor Jekyll & Mister Hyde, che ben sintetizza l’ambivalenza dell’atteggiamento isterico-politico da lei finora tenuto nella vicenda coronavirus.

A fine aprile, quando la cautela e il buonsenso consigliarono di prendere qualche giorno in più per soppesare i pro e i contro dell’apertura delle spiagge e fissarne le modalità, i suoi urli a mezzo stampa “inciurlivano” le orecchie, facendo titolare ai giornali: «Sindaco Tosi: nelle prossime ore firmerò un’ordinanza che consente l’accesso in spiaggia»; «Il Sindaco di Riccione: io lunedì apro la spiaggia». Arrivando addirittura, in un eccesso di patetica megalomania, a «dare incarico all’Ufficio Legale – che ancora se la ride… – di valutare la possibilità di ricorrere alla Corte Costituzionale» contro l’ordinanza di Bonaccini.

Dopodiché la spiaggia può finalmente riaprire e l’estate cominciare ad ingranare un poco alla volta, arricchendosi di un bel programma di manifestazioni, talune “di nuovo conio”, altre ricorrenti nel tempo.

Fra questi ultimi vi è naturalmente la Notte Rosa, che il Comune di Riccione pare voler continuare ad accogliere volentieri, tant’è che nella presentazione del suo “contenitore vacanziero” Sotto il sole di Riccione Estate 2020, viene descritta «come uno dei principali eventi dell’estate 2020, un’edizione che si adegua alle nuove dinamiche sociali e che diviene un evento diffuso nel tempo e nello spazio».

Il Sindaco Tosi, che evidentemente era assente alla seduta di Giunta, nel leggere quella frase sarà senz’altro sbottata in un solenne cazziatone ai suoi assessori, dato che di lì a poco avrebbe “fatto fuoco e fiamme” in nome della sicurezza dei suoi concittadini, messa in pericolo perché «La Notte Rosa è il far casino attraversando la Riviera…un richiamo disordinato e fuorviante che in Riviera si fa casino».

Dopo avere sbraitato per alcuni giorni sui giornali “la Notte Rosa non s’ha da fare”, è addirittura arrivata a chiederne l’annullamento al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute, al Presidente della Regione, all’Assessore regionale alla Salute, al Prefetto e al Questore di Rimini. Come già a maggio, ha dunque ignorato il Vescovo, al quale non vorrei che a questo punto insorgesse una qualche sorta di complesso d’inferiorità.

Il mix fra delirio di onnipotenza e frustrazione per le tante irrisioni ricevute, l’ha infine indotta ad avanzare la più cervellotica e comica delle pretese che mai un sindaco si sia sognato farsi venire: «Durante la Settimana Rosa i treni, i bus e Metromare non facciano fermate a Riccione».

Ve la immaginate la stazione di Riccione senza che i treni potessero per un’intera settimana fermarcisi, né per far scendere chi fosse arrivato da fuori, né per far salire i riccionesi intenzionati a partire per altre località? E i convogli che vi dovessero far sosta per inderogabili necessità tecniche, costretti ad azionare il blocco centralizzato delle portiere, come succedeva dal 1949 al 1990 ai treni della DDR quando attraversavano il territorio della Germania Ovest.

Per non parlare di Trenitalia, che avrebbe dovuto diramare all’altoparlante di tutte le stazioni del Paese questo annuncio: “I gentili viaggiatori intenzionati a raggiungere Riccione si scordino di poterlo fare prima del 10 agosto, causa le paturnie del Sindaco di quel Comune”.

Che dire poi dei filobus e dell’odiato Metromare, obbligati a fissare il capolinea al di là del confine di Miramare?
Stando ad alcune voci, sembra però che su questo punto si sia accesa una vivace discussione in Giunta. La legaiola Raffaelli, assessore al bagnasciuga, avrebbe infatti invocato la chiusura pure del porto, per farsi bella con Salvini.

L’assessore Caldari, che ne sa una più del diavolo, avrebbe invece segnalato l’opportunità di aggiungere la chiusura del casello autostradale, perché chi garantiva che anche di lì non potessero fuoriuscire i casinisti fetentoni? Mentre l’assessore Dionigi Palazzi, che forte del suo doppio cognome riesce a pensare per due, sosteneva che al posto di quelle poco efficaci chiusure parziali sarebbe stata preferibile l’installazione di insuperabili barriere che impedissero l’entrata a Riccione da ogni possibile accesso e con ogni mezzo di locomozione, anche in bici o addirttura “pedibus”.

La Notte Rosa, ben organizzata e ottimamente sorvegliata, si è come noto conclusa senza i disastri vaticinati dalla Tosi, a parte un paio di assembramenti perfino meno allarmanti di quelli nel frattempo fotografati durante alcuni eventi promossi dal Comune di Riccione.

Così il Signor Sindaco ha dovuto cambiare ritornello, ammettendo che l’ostracismo alla Notte Rosa era dettato non da precauzioni sanitarie, ma da un’avversione ideologica, mascherata da alta strategia economico-turistica e raccontata con uno di quei suoi “invrucchiamenti lessicali” che fanno venire in mente la “supercazzola” di Tognazzi in “Amici miei”: «Per il brand Riccione, per i nostri standard, tutta l’estate deve un’offerta valida e di alto livello e non così come viene percepita dal pubblico la Notte Rosa, ossia “vado e faccio casino”…. Non siamo solo contrari alla Notte Rosa, né siamo profondamente contrariati» (quell’ornamentale accento sul “ne” che sia un rafforzativo del “brand Riccione”?).

Proseguendo nel suo “avant’indrè che bel divertimento”, il Sindaco Tosi è tornata a riproporre l’argomento salute – ma stavolta in senso inverso rispetto ai patemi per la Notte Rosa” – nell’ultima sua uscita contro le indispensabili limitazioni imposte alle discoteche: «Qual è il supporto scientifico per questa ordinanza di Ferragosto? Se c’è vorremmo saperlo, altrimenti è una maionese impazzita. Ancora una volta non si è capito che in Romagna si fa impresa».

A dire il vero questo concetto l’aveva già anticipato qualche giorno prima, insieme alla proposta di due ardite riforme.
La prima è una “riforma geografica”: «Oggi la Romagna deve decidere di alzare l’asticella ad un alto livello unico e diffuso che va da Ravenna città d’arte, passa per Milano Marittima e giunge a Riccione»

L’assessore Dionigi Palazzi, che sempre in virtù del suo bicognome vede due volte più lontano, ha trovato l’acromimo che ne deriverà: RIMIRA. Mentre l’assessore Caldari, che ne fa una e cento ne pensa, sta mettendo a punto una carta geografica in cui all’interno del confine – lasciato in bianco – di ogni singolo Comune che si frapponga alla continuità territoriale del RIMIRA, comparirà il temine “omissis”.

La seconda è niente di meno che la riforma – anzi la rivoluzione – del calendario delle stagioni: «L’estate deve essere quel prodotto turistico da va dalla Pasqua a Natale», (è un vero peccato – questo l’aggiungo io – che così concepito lasci fuori il Carnevale).

L’assessore Caldari, che come si dice da noi “per queste cose non ha ossa”, dicono si sia tempestivamente attivato per raccogliere l’assist del suo Sindaco e lanciare a breve il brand “Natale sotto il sole di Riccione”.

Nando Piccari

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