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Natascia Simeone: L’infermiera che guarda i bambini con occhi diversi

Lavorare come infermiera in un reparto di neonatologia. Curare i neonati, nei primi attimi e giorni di vita è la cosa più importante e allo stesso tempo più complicata del mondo. Ci vuole tanta competenza ma anche una grande sensibilità e istinto che sole le donne riescono a tirare fuori. Natascia Simeone, 48 anni di Rimini, fa l’infermiera proprio in questo reparto, all’Ospedale Infermi. Ma oltre ad essere una vera professionista nel suo lavoro, è una delle prime ad aver portato in Italia e nel reparto di terapia intensiva neonatale (TIN) dell’Infermi, un nuovo metodo di assistenza individuale verso il neonato prematuro o malato e alla sua famiglia in base alle fasi di sviluppo e crescita del bambino targato USA, il cosiddetto NIDCAP (Newborn Individualized Development Care and Assessment Programa). Proviamo a chiedere direttamente a lei in cosa consiste esattamente questa metodologia di intervento.

Da quanto fa la infermiera?

“Sono infermiera da 23 anni con tre anni di formazione svolta in reparti di malattie infettive, ortopedia, pronto soccorso, medicina e chirurgia generale”.

Che cosa l’ha spinta a intraprendere questa strada?

La scelta di fare l’infermiera è scattata dopo aver frequentato, per un anno a Firenze, l’università di Economia e Commercio. Sentivo che i calcoli, la matematica e la statistica non erano parte essenziale della mia vita seppur a scuola queste materie fossero sempre state il mio forte. Ho sempre ragionato con il cuore e la mia voglia era quella di aiutare gli altri, sono sempre stata proiettata più sul benessere altrui che sul mio”.

Come è arrivata in neonatologia?

“Da 20 anni lavoro in Terapia Intensiva Neonatale (TIN ndr) all’Ospedale Infermi di Rimini, reparto in cui sono arrivata non per mia scelta ma per scelta dell’azienda che, in quel momento aveva bisogno di coprire posti all’interno di quella Unità Operativa. All’inizio ero spaventata a lavorare con bambini così piccoli e deboli e seppur avendo fatto formazione mi sentivo inadeguata, non mi sentivo brava come le mie colleghe, a volte credevo di essere più di intralcio che di aiuto. Piano piano, però, ho imparato ad amare quello che io chiamo “Il mondo parallelo”. Ho osservato le mie colleghe e da ognuna di loro ho rubato il pezzo bello del loro essere infermiera. A poco a poco ho iniziato a guardare i bimbi con occhi diversi e mi sono resa conto che ognuno di loro mi comunicava qualcosa e che aveva bisogno di cure delicate che lo accompagnassero nella sua crescita, insieme ai genitori”.

Quando è venuta a conoscenza del NIDCAP? Ha frequentato un corso?
Nel 2008, l’allora dirigenza del reparto, mi chiese se volessi partecipare al corso di formazione per diventare NIDCAP Professional. Valutando cosa fosse il NIDCAP non ho esitato un attimo nella scelta e a getto ho risposto di si. Da quel momento ho frequentato 2 anni di corso seguita da una trainer Inglese, Inga Warren, che mi ha insegnato ad allenare occhi e orecchie per osservare i segnali che i bambini prematuri e malati ci inviano costantemente. Da due anni ho iniziato il percorso per diventare a mia volta Trainer NIDCAP, guidata dalla dott.ssa Graciela Basso, che vive in Argentina e che lavora a stretto contatto con la dott.ssa Als. Considero Inga e Graciela come una costante fonte d’ispirazione e amore verso le famiglie”.

In che cosa consiste questo programma?

Il programma NIDCAP è nato negli USA negli anni ’80 per merito della dott.ssa Heidelise Als, neuro-psicologa e ricercatrice presso il Children’s Hospital di Boston. Questo programma, tramite l’osservazione comportamentale del neonato, permette di individuare le strategie da attuare per un’assistenza personalizzata che promuova lo sviluppo neuro-comportamentale del bambino e rafforzi allo stesso tempo il legame genitore-neonato. Questo determina l’importanza di avere una Terapia Intensiva Neonatale aperta 24 ore su 24, che accolga i genitori come i principali “caregiver” dei bambini. L’approccio NIDCAP aiuta gli operatori a seguire il percorso di adattamento del genitore all’ambiente della TIN, percorso che passa da alcune fasi paura, sguardo, tocco, comfort e accudimento. Si accolgono i genitori accompagnandoli alla conoscenza del proprio bimbo e sostenendoli in un viaggio, per loro non facile, all’interno del reparto”.

Lei è stata una dei primi professionisti a far entrare questo tipo di tecnica a Rimini, giusto?

“Io e la dott.ssa Irene Papa, che ora segue il follow-up neuro-comportamentale dei bambini e delle famiglie, siamo state le prime persone dell’equipe a portare l’approccio NIDCAP all’interno della TIN. Alla dr.ssa Papa dico spesso che lei per me è l’inizio di un percorso nuovo della mia vita. Il gruppo NIDCAP si è poi allargato ad altri professionisti: due infermiere, Maria Bellomo e Francesca Fabbri, una neonatologa Maria Chiara China, una psicologa, Elisa Facondini, che ora sostiene le famiglie della TIN a domicilio. Allo staff NIDCAP si stanno aggiungendo la coordinatrice infermieristica Sandra Lazzari e un’altra neonatologa, Sara Grandi”.

Come è stata accolta dall’equipe medico – infermieristica?

“Inizialmente è stata dura abbattere le barriere culturali dell'”abbiamo sempre fatto così”. NIDCAP richiede un’implementazione che deve simulare la goccia che cade nel lavandino, giorno dopo giorno. L’importanza di un approccio assistenziale di questo genere richiede un impegno costante e tante energie da parte del personale infermieristico e medico. Approfitto per ringraziare tutti i colleghi per la voglia di mettersi in gioco, di imparare e di accompagnare i genitori nell’accudimento del bambino con esperienza e tanta professionalità. Ringrazio chi mi ha permesso di crescere in questi anni, bimbi e genitori, la leadership del reparto, che ha sempre creduto in NIDCAP e in me e che mi ha sostenuto, Dott.ssa Gina Ancora (Primario dell’U.O. di TIN e Neonatologia ndr), e Sandra Lazzari (Coordinatrice infermieristica ndr). Un ricordo per la dott.ssa Antonella Santullo che ha appoggiato sin dall’inizio il percorso NIDCAP, creando il primo ruolo DS NIDCAP Professional presente in Italia. Un ringraziamento alla fondazione a lei dedicata Associazione “Antonella Santullo”, che mi ha invitata a parlare della nostra esperienza al congresso “INFERMIERI e QUALITA’ DELLE CURE “Il Risveglio del Gigante” che si svolgerà a Rimini oggi, giovedì 18 Ottobre”.

Secondo lei, per il reparto di neonatologia dell’Ospedale di Rimini, il NIDCAP potrebbe diventare una risorsa preziosa?
“Il NIDCAP è già diventato questo, perché mette al centro dell’assistenza il neonato insieme alla sua famiglia riducendo gli “outcome” a distanza dei bambini e dei genitori. Poter rimanere accanto al proprio bambino 24 ore su 24, è un diritto per ogni genitore. A tal fine l’associazione del reparto di TIN “La Prima Coccola” a supporto dei bambini prematuri e delle loro famiglie, si batte ogni giorno perché questo possa diventare una realtà in tutta Italia e lo fa in stretta collaborazione con l’associazione “Vivere Onlus” (Coordinamento nazionale delle associazioni per la neonatologia) di cui fa parte. Il Gruppo di studio Care della SIN (Società Italiana di Neonatologia), costantemente si riunisce per trovare strategie per promuovere l’assistenza centrata sullo sviluppo del bambino e sulla famiglia, portando a conoscenza l’importanza del contatto pelle-pelle che porta poi il bambino prematuro a riuscire ad attaccarsi al seno e nutrirsi del latte materno. Non si può raggiungere questo se le TIN italiane rimangono a porte chiuse.

Sentirsi, toccarsi, annusarsi diventa, per tutti i bambini ed i genitori, la base per una crescita sicura”.

A cura di Nicola Luccarelli

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