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Negozi chiusi la domenica ma non nelle città turistiche? Sono più di mille. Cobas: “Norma vanificata”

Chiudere il commercio nei giorni festivi come annuncia il vicepremier Luigi Di Maio?  Sì, ma “la proposta che abbiamo è di non bloccare le aperture domenicali nelle città turistiche”, precisa il ministro dell’Agricoltura e del Turismo, il leghista Gian Marco Centinaio. E proprio in quelle città, dicono i dati della Cgia di Mestre, si concentra la maggior parte delle aperture domenicali. “Immediatamente ho chiesto spiegazioni in merito a questa proposta – ha detto Centinaio – e non posso pensare che in una realtà turistica si blocchi tutto la domenica. Allora facciamo un ragionamento che ci sia un giorno a settimana di chiusura, che non sia necessariamente la domenica, perché altrimenti blocchiamo il turismo nel nostro Paese”.

Già, ma quali e quante sono le città turistiche in Italia? Certo Roma, Firenze, Venezia, Napoli. Ma, dati delle presenze alla mano, anche Milano, Torino o Bologna. E naturalmente, Rimini e Jesolo, Genova e Lecce, Pisa e Matera, Siena e Viterbo, eccetera eccetera.

Nella classificazione dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani, sono inoltre considerati Comuni turistici quelli, non capoluogo di provincia, “in cui vi è una elevata e prevalente presenza di redditi da attività turistiche, ricettive e di ristorazione”. In tutta Italia il Comuni turistici sono 1015, 20 dei quali oltre i 40 mila abitanti e 136 sopra i 10 mila. In provincia di Rimini sono così classificati quelli di Riccione, Bellaria, Cattolica, Misano e Pennabilli.

Secondo l’Istat, le destinazioni turistiche italiane comprendono 350 città d’arte, 705 località collinari e 1.216 montane, 326 comuni marittimi e 130 lacuali, 90 località termali a cui si aggiungono 4 località religiose. Sarà un calcolo interessante verificare quanta parte della popolazione italiana risieda in questi comuni.

Insomma, è concreto il rischio che era affiorato già quando, il 13 luglio scorso, il deputato del Movimento 5 Stelle Davide Crippa aveva presentato la sua proposta di legge per eliminare la liberalizzazione delle aperture dei negozi, già escludendo le città turistiche. Francesco Iacovone, dell’esecutivo nazionale Cobas, aveva subito osservato: “La nostra principale osservazione sulla proposta di legge riguarda proprio l’esclusione delle località turistiche. In un Paese come l’Italia, dove ci sono monumenti sparsi in ogni dove, sarebbe semplice per i Comuni ritenersi turistici e trovare quindi una semplice motivazione per aggirare la legge. Questo impatterebbe moltissimo e rischierebbe di rendere vana la norma”. 

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