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Niente uscita da Bolkestein e spiagge a bando. La bozza del Governo, testo integrale

Nei giorni scorsi è circolata una bozza del decreto del Governo “Regolamento per l’individuazione dei termini e delle modalità per la generale revisione del sistema delle concessioni demaniali marittime”.

Si tratta del decreto che il governo  si era impegnato ad emanare entro 120 giorni dall’approvazione della legge di bilancio  (termine scaduto il 30 aprile 2019),  per predisporre una legge di riordino di tutte le concessioni “in un’ottica di armonizzazione delle normative europee”.

Chiamamicitta.it ha visto la bozza del decreto in discussione tra i vari ministeri. Numerose le norme che faranno rumore.

In primo luogo non vi è traccia di una uscita dalla Bolkestein delle concessioni demaniali con finalità turistiche. Nonostante le ripetute dichiarazioni del Ministro Centinaio e il sostegno delle associazioni di categorie, l’uscita dalla Direttiva Servizi o Bolkestein non è contemplata.

Infatti l’articolo 7 della bozza di decreto prevede: L’ente concedente disciplina la procedura per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime e/o per finalità turistico-ricreative, nel rispetto di quanto previsto dall’ordinamento dell’Unione europea assicurando nella redazione dei relativi bandi il rispetto dei necessari principi di libertà di stabilimento, di pubblicità, di trasparenza, di partecipazione, di non discriminazione e la di parità di trattamento”. Significa che le concessione saranno affidate tramite gara o bando di evidenza pubblica.

Il Decreto, tuttavia, cerca di ridurre il numero degli operatori o imprese  che potranno partecipare ai bandi. Viene previsto all’articolo 6 l’istituzione dell’elenco nazionale degli operatori economici idonei a concorrere per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime.

Il Decreto però in questa parte appare confuso e contraddittorio. Da una parte si afferma che per essere iscritti all’albo occorre aver svolto un’attività” imprenditoriale pluriennale, negli ultimi cinque anni di attività economiche nel settore turistico-ricreativo”. In questo caso l’operatore è iscritto nell’albo con un punteggio pari a 1. Per incrementare il punteggio l’articolo 6 prevede premialità per i soli concessionari attuali di spiagge fino ad un punteggio massimo di 5 punti.

Proseguendo nella lettura dell’articolo 6 al comma 13 si legge:” In via di prima applicazione, sono iscritti di diritto nell’Elenco, per un periodo di cinque anni, gli operatori economici titolari di concessione demaniale marittima o per finalità turistico-ricreative in un Paese dell’Unione europea che ne facciano richiesta entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto”. Da questo comma si deduce che gli unici che possono partecipare alle evidenze pubbliche per le nuove concessioni sono solo i titolari di concessione appartenenti a Paesi dell’Unione Europea e non altri.

Il capolavoro della confusione avviene con l’articolo 7 quando si afferma: La scelta del concessionario è operata dall’ente concedente in relazione all’offerta presentata, prescindendosi dal punteggio assegnato al concorrente per come indicato nell’Elenco di cui al comma 6”. Per quale ragione si incrementa il punteggio per il concessionario uscente ma non si deve tenerne conto in fase di bando? Inoltre cosa si intende per “settore turistico-ricreativo”. Codice Ateco? Altro? Non viene chiarito in questo articolo se chi non è titolare di concessione, ma gestisce uno stabilimento balneare in affitto d’azienda o altro ha diritto all’incremento del punteggio oppure no.

Ma il punto fondamentale è un altro. Per quale ragione alla gestione di uno stabilimento balneare possono partecipare solo aziende già attive nel settore ricreativo-turistico? Un’azienda che produce lettini ed ombrelloni può partecipare alla gestione di una spiaggia?

Rischiosa la previsione prevista al comma 6 dell’articolo 7: “Alla scadenza della concessione, al concessionario uscente è riconosciuto dal concessionario subentrante un indennizzo pari al valore degli investimenti non ammortizzati”. Già vi sono sentenze che vietano forme di indennizzo che potrebbero ledere il principio di non discriminazione.

Nebuloso anche l’articolo 5 che prevede forme di partenariato pubblico-privato. Non è una soluzione esclusiva ma possibile. In particolare questa modalità di gestione pubblico-privato  riguarda:

  • a) garantire la conservazione e la tutela degli ecosistemi locali costieri;
  • b) armonizzare le azioni sul territorio per uno sviluppo sostenibile;
  • c) promuovere la riqualificazione ambientale delle aree demaniali marittime;
  • d) garantire la continuità tra arenile, cordone dunoso e corridoio ecologico boscoso…

Si tratta di un articolo su misura per la gestione degli stabilimenti balneari del Veneto, che hanno società di gestione pubblico-private?

Gli articoli 8 e 10  prevedono la revisione organica della disciplina del demanio marittimo. Un articolo che rimodula i canoni (oggi molto bassi), la durate delle concessioni, la revisione delle pertinenze. Quest’ultimo aspetto è particolarmente sentito ad alcuni concessionari fortemente penalizzati in questi anni. Solo che i criteri ipotizzati dall’articolo 10 sono di quanto più complicato e al momento non è possibile comprendere di quanto i canoni sarebbero effettivamente rivalutati. Sarebbe più semplice stabili canoni base uguali in tutta Italia, poi rimodulati in base a una suddivisione in fasce: alta, media e bassa attrattività turistica; l’attuale suddivisione in fascia alta e fascia normale infatti si presterebbe a sperequazioni.

In conclusione una bozza di decreto pieno di incognite e contraddizioni, che non menziona l’uscita delle spiagge dalla Bolkestein  e che richiederà ancora molte limature. A meno che non si voglia andare incontro ad un’altra ondata di contenziosi, lasciando il settore ancora una volta nell’incertezza totale: tutto il contrario di quello che si voleva ottenere.

Bozza del decreto Parte 1 Bozza del decreto Parte 2

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