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No armi all’Ucraina? Le domande dolorose vedendo le bombe come caddero a Rimini

E’ piuttosto interessante ciò che sta succedendo a sinistra a proposito di Ucraina e Russia. Per fortuna ci sono alcune opinioni condivise:
a) Che Putin ha aggredito l’Ucraina rivelando la natura neo-imperiale della sua leadership. Si può aggiungere che si era già capito dopo la Crimea;
b) Che l’Europa ha dimostrato la sua inconsistenza in politica estera, anche a causa del diritto di veto nel Consiglio d’Europa;
c) Che gli USA stanno usando la guerra in Ucraina per minare le fondamenta della UE , consolidare la propria egemonia e incrementare la vendita ai paesi europei del suo gas liquefatto;
d) Che mai dovesse essere ipotizzata la estensione della NATO fino all’Ucraina. Chiunque avesse solo proposto questo, compreso il Governo Ucraino, avrebbe dovuto essere tacitato per tempo;
e) Che gli aiuti richiesti e concessi dai paesi UE all’Ucraina, avrebbero dovuto essere collegati ad una proposta di mediazione basata su: integrità territoriale, neutralità militare, bilinguismo, autonomia amministrativa del Donbass;
f) Che l’Italia avrebbe dovuto da tempo accelerare la transizione energetica per acquisire autonomia politica. La transizione al solare, all’eolico e all’idrogeno implica sacrifici (ad es. per il paesaggio) e decisioni rapide.

Detto tutto questo, cominciano i problemi. Come è noto il punto che ha diviso la sinistra riguarda l’invio di armi all’Ucraina assediata dall’esercito russo.

Parto dall’idea che se qualcuno ti chiede aiuto, tu non sei nelle condizioni di dire: “questo sì (aiuti sanitari, alimentari, ecc.), questo no perché potresti farti male” (armi per combattere chi ha invaso il tuo paese). Aggiungo che certe posizioni dicono sottotraccia: “Ucraini, arrendetevi, così ci sarà la pace.”
Alla faccia dell’autodeterminazione dei popoli!

Perché questo cambiamento di prospettiva rispetto alla Spagna repubblicana, all’Italia partigiana, ecc. ecc.? Certo, sono passati decenni e un’evoluzione deve pur esserci. Ma Putin ci dice che la storia sa anche tornare indietro, sa riaprire le pagine dell’invasione imperialista e delle lotte di resistenza!

L’atteggiamento pedagogico del “no agli aiuti militari” non nasconderà qualcosa di più profondo e ambiguo?
Per esempio l’idea che l’Ucraina è un paese di destra e che in fondo si tratta di una guerra fra neo-fascisti? Che in Ucraina c’è qualche neo nazista di troppo?

Oppure, al contrario, che in fondo Putin, nel momento in cui si applica alla riconquista dei confini pre ’89, rappresenta una continuità con l’Urss?
Oppure esprime un senso di colpa per non aver saputo indurre processi democratici nell’URSS, mentre giustamente noi praticavamo la via italiana al socialismo?

Come si può ben capire, sono domande dolorose che ti entrano in testa appena ti alzi dal divano da cui hai visto un’Ucraina devastata dalle bombe, come la Rimini dei tuoi genitori. Rivivi così il loro dramma, la fuga a piedi verso San Marino, le settimane in galleria fra topi e pidocchi, l’epidemia di tifo, la fatica a trovare cibo, la morte dei civili, l’infanzia vissuta fra le macerie della tua città.

Giuseppe Chicchi

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