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Nude in strada e come mai non succede niente?

«Com’era vestita?» Sarebbe bello che questa domanda, immancabile espediente per la colpevolizzazione delle vittime di stupro, fosse solo un relitto del passato, ma purtroppo non lo è: in troppi ancora credono, o fingono di credere, che basti una gonna lunga e un atteggiamento modesto a scoraggiare le aggressioni, e che la superficie di pelle scoperta sia direttamente proporzionale ai rischi di essere molestate.

Al di là dell’odioso tentativo di alleggerire le responsabilità dell’aggressore in quanto «provocato», la cronaca si è più volte incaricata di dimostrare la falsità dell’assioma, non solo registrando fin troppi episodi di violenza ai danni di donne in tuta da ginnastica o  di signore in età con abiti castigatissimi, ma anche mostrandoci che, viceversa, donne realmente seminude o completamente nude hanno potuto girare per strada senza che nessuno gli saltasse addosso, finché non sono intervenute le forze dell’ordine.

Il caso più clamoroso è accaduto quattro anni fa a Bologna, dove una ragazza in costume adamitico, anzi, evitico, in una bella sera di luglio ha passeggiato indisturbata da via San Donato alla Stazione centrale passando per via Irnerio (zone non proprio ben frequentate, specie dopo il tramonto) ed è stata fermata solo dalla Polfer e dopo essere stata immortalata da parecchi cellulari – l’unico tipo di fastidio che le è stato recato durante il percorso. Nessuno ha osato darle noia, e non sicuramente perché temeva che la fanciulla nascondesse un’arma – e magari forse, nello stesso momento, in altri punti della città, dozzine di ragazze in jeans o gonna al ginocchio venivano importunate. (Per la cronaca: la novella Lady Godiva, una 26enne originaria della val d’Aosta, ha detto di aver fatto quella bravata per “vincere la timidezza”. E c’è riuscita, visto che secondo le testimonianze, incedeva con atteggiamento sicuro e disinvolto.)

Un caso simile, molto più recente, viene da Marina Centro: nei giorni scorsi una turista casertana è stata segnalata in più occasioni mentre si aggirava visibilmente senza mutande in zona viale Vespucci. Per di più era ubriaca, altra condizione che, per i soliti idioti, è un’attenuante per eventuali aggressori e comunque rende una donna più vulnerabile.

Ebbene, nemmeno a questa signora è successo nulla di male, se non di essere portata in Questura con una denuncia per atti osceni in luogo pubblico – ennesima riprova, se ce n’era bisogno, che il problema non sta nell’abbigliamento delle donne, ma in quello che sta dentro la testa degli uomini. Chissà, davanti alla tranquilla e spavalda nudità i bruti sospettano che si tratti un esperimento sociale o che sia in agguato una candid camera, sicuramente non pensano a un esplicito approccio sessuale, che comunque allo stupratore non interessa, perché la violenza sessuale non è sfogo di libidine, ma esercizio di sopraffazione e coercizione su un altro essere umano, e in ultima analisi di crudeltà.

Non è il caso di girare nude per scoraggiare gli stupri (non è igienico per molte altre ragioni), e tantomeno per vincere la timidezza. Ma ricordiamo che l’unica che ha sempre rischiato grosso nel farsi vedere nuda è la verità.

Lia Celi

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