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Nuova luce per la miniera di Perticara, che fu la più grande d’Europa

“L’Ottocento nelle lettere della Società Anonima delle Miniere Zolfuree di Romagna. Imprenditoria nella lavorazione e nel commercio dello zolfo tra Rimini, Cesena e il Montefeltro”. A cura di Silvia Crociati e Cristina Ravara Montebelli. Con una nota di Carlo Colosimo e un contributo di Carlo Evangelisti – Società di Studi Storici per il Montefeltro.

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Questo volume, curato dall’archivista Silvia Crociati e dalla ricercatrice storica Cristina Ravara Montebelli, è frutto di un lavoro certosino, durato anni, di raccolta dei documenti e della loro trascrizione.

Di grande formato, composto da oltre 600 pagine, in esso è raccolto il carteggio della Nuova Società delle Miniere Sulfuree di Romagna poi Società Anonima delle Miniere Zolfuree di Romagna conservato a Perticara, frazione di Novafeltria, presso il Museo Storico Minerario “Sulphur”, sotto il coordinamento scientifico della Società di studi storici per il Montefeltro.

La miniera di zolfo di Perticara venne definitivamente chiusa nel 1964 a causa della concorrenza dei grandi giacimenti americani, dove lo zolfo veniva estratto a minor costo con una nuova tecnica. Essa era stata comunque la più grande d’Europa e tra le più grandi al mondo per la sua estensione sotterranea e per l’enorme quantità di materiale presente.

Il giacimento minerario di Perticara conobbe il suo massimo splendore a partire dal 1917 quando ne acquisì la concessione di sfruttamento la società Montecatini che la portò ai massimi livelli con l’impiego di circa 1.600 dipendenti tra cantieri sotterranei, esterni e uffici.

Ma il libro raccoglie le trascrizioni di 1.284 lettere relativamente agli anni fra il 1840 e il 1882, a cavallo dei decenni del passaggio dallo Stato Pontificio al nuovo Regno d’Italia.

Annota nel suo intervento Carlo Colosimo: “La zona di Perticara, nell’Ottocento, è oggetto di speculazioni e teatro di grandi interessi da parte di realtà familiari e societarie attive nel settore dello sfruttamento dei giacimenti solfiferi”.

Dalle lettere, scrive Carlo Evangelisti, “emergono non solo le attività gestionali, commerciali, tecniche ed organizzative svolte, ma anche le preoccupazioni, le ansietà, le speranze ed in generale i sentimenti legati all’attività intrapresa, nel contesto socio-antropologico e culturale dell’epoca”.

“Esse fotografano momenti di snodo della nostra storia: le crisi finanziarie, gli incidenti mortali in galleria, il consumo di legna per fondere lo zolfo, l’uso degli animali nell’attività produttiva, l’avvento delle innovazioni tecnologiche, i furti, le rapine, le strade, la viabilità ed il trasporto del materiale a dorso di mulo dalla Marazzana a Mercatino, e da qui a Rimini con diligenze su strada carrabile, da Rimini ad Ancona, Trieste e Venezia attraverso i famosi ‘trabaccoli’, le barche adriatiche da trasporto”.

Il testo della Ravara Montebelli (“Il ruolo di Rimini e della Raffineria per il successo della Miniera di Perticara”) è di grande interesse. Scarsi sono stati negli anni gli studi su questo tema specifico, come del resto approfondimenti sulle vicende economiche di Rimini negli anni dello Stato pontificio.

La raccolta delle lettere nel volume è stata suddivisa per zone: Rimini (1843-1855), Perticara (1843-1858), Cesena (1844-1860), Formignano (1847-1854), Ferrara (1853-1854), varie (1840-1882).

La prima attestazione di una lavorazione del zolfo a Rimini si ricava da una lettera del conte Francesco Algarotti (1712-1764), intellettuale eclettico illuminista, del 1761. Ma è con l’interesse di Giovanni Cisterni, nato a Rimini nel 1775, un tipico self made man, che lo zolfo di Perticara diventa importante nell’economia riminese.

Ai primi anni dell’Ottocento Cisterni inizia ad acquistare le zolfatare della zona e a svilupparne la produzione. Ma è convinto che “lo sbocco naturale dello zolfo estratto a Perticara è Rimini, con il suo porto canale alla foce del Marecchia”.

“Proprio questo sarà il luogo deputato alla costruzione di una Raffineria ed una moderna industria chimica” la cui costruzione inizierà nel 1822.

Nel 1837 il Cisterni, relazionando al Cardinale Legato della Provincia di Forlì, dichiarò che i lavoratori impegnati nella Miniera di Perticara e nella Raffineria ammontavano a 586 unità. Più molte altre centinaia nell’indotto (129 birocciai, più tecnici per la raffinazione, facchini, muratori, fabbri, falegnami).

Nel 1838 Cisterni vendette il tutto ad un gruppo di industriali francese, con non pochi problemi con le autorità pontificie che non volevano la cessione di questa importante industria a imprenditori stranieri. Cisterni però continuerà ad essere presente nel settore, con varie attività ad esso collegate.

Seguiranno anni difficili con la nuova proprietà francese, fatti di crisi economiche, di passaggi di proprietà, di rifondazione della società, sino a quando nel 1855 a Bologna nascerà la Società Anonima delle Miniere Zolfuree di Romagna. Gli eredi Cisterni saranno ancora nella nuova compagine societaria.

Silvia Crociati ci racconta invece le travagliate vicende delle carte archivistiche. Il Museo “Sulphur” venne istituito nel 1970, pochi anni dopo la chiusura della miniera, da parte della Pro Loco di Perticara e del Comune di Novafeltria. “La volontà era quella di raccogliere le tracce del passato e tramandare nel futuro l’interesse per la storia del lavoro e della cultura materiale di quella comunità, mantenendo vivo il ricordo dell’attività secolare di una miniera che aveva impegnato gran parte delle esistenze delle famiglie di Perticara”.

Nel 1896 la Società Anonima che gestiva in quel momento la Miniera di Perticara venne liquidata dal Tribunale di Bologna a seguito di una grave crisi economica dovuta al calo dei prezzi di vendita dello zolfo. L’archivio della Società venne smembrato e disperso.

Il Museo “Sulphur” fra il 1985 e il 1996 acquistò, in varie tranches, sul mercato antiquario i fondi di questo Archivio che è stato possibile rintracciare. Un’altra consistente parte dell’Archivio, sempre in quegli anni, venne acquistata sempre sul mercato antiquario dalla Biblioteca Malatestiana di Cesena. Gli uni e gli altri continuano ancor oggi ad acquistare il materiale che continua a comparire e ad essere messo in vendita in internet, ad esempio su e-Bay.

Tutto il materiale conservato presso il Museo “Sulphur” è stato inventariato dalla Crociati fra il 2011 e il 2013, grazie ad un intervento finanziario del Parco dello Zolfo delle Marche e con la supervisione scientifica della Soprintendenza archivistica per l’Emilia-Romagna.

Sempre Colosimo: “Legname da costruzione e da ardere destinato ai processi produttivi e coltivazione del foraggio per gli animali impiegati nell’attività estrattiva sono fonti importanti di guadagno (e conseguente ascesa) di famiglie come quella dei Masi ma anche, sempre in un’ottica di ‘indotto’, sono alla base del successo economico di tutta una schiera di amministratori, ingegneri/periti, contabili, artigiani, magazzinieri/spedizionieri che vivono intorno alla miniera: essi sono i veri protagonisti di questo carteggio ed essi costituiscono la prima borghesia del Montefeltro romagnolo, che la storia aveva destinato ad essere quasi dimenticate e la cui biografia – grazie alla pubblicazione di queste carte – è ora invece un po’ meno oscura”.

Paolo Zaghini

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