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“O la borsa o la vita: Paesani e il dubbio del formaggino MIO”

O la borsa o la vita: il dubbio del formaggino MIO

In era Covid, torna in vigore l’antico motto dei rapinatori. L’umanità si trova di fronte alla scelta se perdere un po’ della ricchezza accumulata e salvare la vita biologica o se accettare il rischio di morte per pandemia per salvare i guadagni. E’ però diverso il contesto: il rapinatore, magari durante un agguato notturno, si rivolge ad una persona o al massimo ad un piccolo gruppo di persone (quelli presenti allo sportello della banca). Al contrario il “o la borsa o la vita” lanciato dal Covid è rivolto all’umanità intera, perciò la risposta chiama in causa le regole che organizzano la vita collettiva, cioè la politica che serve a governare la convivenza fra gli esseri viventi.

Già nelle questioni ambientali si pone in forme analoghe la scelta fra uno sviluppo distruttivo, basato sulle regole del mercato selvaggio (socializzare i costi, privatizzare i guadagni), e uno sviluppo basato sulle regole del “bios”, lento e sostenibile. “…conforme ebber natura/le foglie e l’uman seme.” diceva il poeta ben prima che inventassimo l’ecologia (Recanati, 1823).

Sono mille le situazioni in cui la salvaguardia dell’ambiente pronuncia questa domanda: siete disponibili a perdere qualcosa della vostra ricchezza (la borsa), per salvare la vita vostra e del pianeta? Attenzione, non è una domanda di natura morale, è una domanda di natura economica perché allude alla durata del nostro sviluppo, alla sua sostenibilità. Noi padani amavamo le camicie bianche e splendenti grazie ai fosfati dei detersivi, poi ci siamo accorti che il nostro “bianco che più bianco non si può”, stava uccidendo il nostro mare.

Guardandosi un po’ attorno, è interessante notare come le parti nella commedia umana si siano invertite: i più strenui difensori della libertà individuale contro le regole anti-Covid sono diventati i fascisti e i sovranisti di ogni parte del mondo, quelli che una volta predicavano disciplina e ordine in nome dello Stato. Il “socialista” Biden, prima ancora di arrivare alla Casa Bianca, avverte invece che imporrà la mascherina a tutti. Le forze progressiste europee si appellano alla disciplina, mentre le destre incitano alla libertà degli individui con il supporto del Diego Fusaro, “marxista” sovranista, tanto per non farci mancare nulla.

Non so se il Paesani intenda candidarsi a Sindaco di Rimini con una lista del “formaggino MIO”, intanto però qualcuno dovrebbe consigliargli di non farsi affiancare dal Fusaro che ama candidarsi con risultati da prefisso telefonico (Regionali Marche 0,47%, Bolzano 0,32, Venezia 0,48, ecc.).

Questo improvviso amore per la libertà delle destre mondiali trova forse origine nel fatto che al mercato selvaggio servono individui consumatori autocentrati, distinti dall’ “altro da noi” che possiamo anche contagiare in nome del godimento, del libero consumo. Insomma, un sovranismo degli individui, piuttosto che delle nazioni.

In natura, gli animali di fronte al pericolo si acquattano, attendono il momento favorevole per fuggire. Noi umani di fronte al pericolo, mentre il virus si diffonde, vogliamo riaffermare il dominio sulla natura, per gridare che non ci facciamo piegare, che il virus non esiste, che la nostra libertà di individui non può finire dove comincia quella degli altri. Un approccio infantile, una fantasia di onnipotenza, un abbaiare alla Luna che via via prende la forma delle molteplici ondate del virus.

Nelle nostre comunità, in questi giorni natalizi, facciamo appello alla prudenza e al distanziamento sociale, ma facciamo anche di tutto per attirare l’uomo-consumatore nelle nostre piazze commerciali illuminate, proprio come si mette il formaggio nella trappola per topi. Lo facciamo con le migliori intenzioni, per ridurre la mestizia di queste giornate o per aiutare i commercianti. E produciamo quegli assembramenti che vogliamo evitare. Insomma, abbaiamo alla Luna incapaci di sottrarci alla domanda fatidica: “ o la borsa o la vita”.

Giuseppe Chicchi

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