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Oggi che si parla di violenza sulle donne si parla anche di loro

La storia di questa settimana non è proprio della nostra zona, ma viene dal lembo di Toscana più vicino a noi, la zona di Sansepolcro, ma è così suggestiva che vale la pena di debordare un filino fuori provincia e fuori regione.

E’ la storia di suor Maria Teresa, la superiora di un antico monastero, in origine di cappuccini, poi passato alle monache olivetane. Una di quelle religiose giovani e dinamiche che trasformano i conventi in agriturismi dove i laici possono ritemprare corpo e spirito all’insegna dell’«ora et labora» benedettino.

Ma succede che suor Maria Teresa si innamora di un uomo, e anche se ormai la relazione è finita, le autorità ecclesiastiche – pare addirittura che dietro ci sia la Santa Sede – non solo la obbligano a lasciare il velo, ma chiudono il monastero, perché ci sono rimaste solo tre suore molto anziane.

Dice l’ex superiora che dietro il provvedimento non c’è solo il suo amore terreno, ma altro non rivela. In mancanza di altri dettagli che possano inquadrare la vicenda nello schema “monaca di Monza” (chi era il misterioso lui? Un bravaccio tipo Egidio? O un insospettabile?) non si può non notare che in questi giorni la vita intima delle monache fa notizia.

Non si è ancora spenta l’eco del caso delle due giovani suore siciliane, impegnate nel sociale e benvolute da tutto il paese, che si sono scoperte in stato interessante al ritorno da un viaggio nei paesi d’origine, in Africa. Nelle terre di missione, peraltro, gli episodi di violenza sessuale e di molestie sulle suore, con relative gravidanze non volute, sono frequenti, e spesso i responsabili non sono laici, ma preti o addirittura vescovi.

Lucetta Scaraffia, studiosa e direttrice del mensile dell’Osservatore romano dedicato alle donne nella Chiesa, nello scorso febbraio aveva proposto l’istituzione di una Commissione per indagare su questa piaga, meno nota della pedofilia, ma così drammatica che anche Papa Francesco ha dovuto ammetterne la gravità.

Poco più di un mese dopo Scaraffia e la redazione del mensile hanno rassegnato le dimissioni perché sentivano intorno a loro in Vaticano un “clima ostile”.

Domani sarà la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, e ieri in tutta Italia, Rimini compresa, ci sono stati cortei e manifestazioni all’insegna del “non una di meno”. Non c’erano suore e monache, nelle piazze, ma quelle voci, quegli slogan, parlavano anche per loro. Oppresse due volte, dalla disparità di potere fra i due generi, che nella Chiesa è molto più pesante che nel mondo laico, e dall’ipocrisia delle gerarchie. L’unico velo da gettare alle ortiche è quello dell’omertà.

Lia Celi

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