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Omicidio in stazione, Galileo Ladicho era un giardiniere. Si indaga nella cerchia dei conoscenti

L’uomo di 74 anni ucciso ieri sera alla stazione di Rimini mentre era fermo a una fermata dell’autobus si chiamava Galileo Ladicho, di nazionalità filippina, lavorava  da anni nel Riminese, ultimamente come giardiniere per un industriale della zona. Viene descritto come precso, serio, affidabile. Una vita regolare, a quanto risulta, con un lavoro stabile e legami sul territorio.

Su di lui risultano precedenti per reati minori, ma che risalgono a oltre 20 anni fa. Da allora nessuna ombra, anzi un ruolo attivo nell’associazione dell’Emilia Romagna dei cittadini filippini, anche con incarichi nel direttivo. Abitava a Villa Verucchio da solo, mentre l’ex moglie e una figlia vivono nelle Filippine. Aveva passato la domemica, suo giorno libero, ad una festa di connazionali; di qui un’amica lo aveva accompagnato in auto fin nei pressi della stazione.

Doveva prendere il bus alle 19.20, ma cinque minuto prima qualcuno sbucato dal nulla gli ha tagliato la gola. Sotto la pensilina la fermata c’era anche una coppia di giovani che no  ha avuto il tempo di accorgersi di nulla: dicono di aver sentito solo il grido soffocato dell’anziano, prima di accasciarsi sul marciapiede. Sono riuscit a scorgere solo un’ombra scura che si allontanava verso il porto.

Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Rimini in queste ore si stanno concentrando negli ambienti più ristretti e familiari.

L’uomo è stato ucciso  con un colpo secco alla gola sferratogli alle spalle. L’arma dovrebbere essere un coltello, che però non è ancora stato ritrovato. Si esclude la rapina perché la vittima aveva indosso portafogli, borsello e altri effetti personali. Tutte le ipotesi restano aperte, compresa quella del gesto di un folle.

Le immagini delle videosorveglianza in zona stanno servendo a ricostruire gli ultimi minut di vita dell’anziano. Ma non ancora a dare un volto all’assassino.

Dai filmati del tardo pomeriggio si vede il 74enne scendere da un’auto e dirigersi verso la stazione lungo viale Dante . Qui, in attesa del bus per Villa Verucchio, due birre in un bar e una schedina giocata in una ricevitoria, come faceva ogni domenica come confermato dalla tabaccaia. Poi lo si vede spostarsi verso la pensilina dove avrebbe incontrato la morte. Erano le 19: da quall’istante in poi, 15 minuti in cui si è consumata la tragedia.

Gli investigatori della Mobile non escludono alcuna pista, nemmeno quella che porterebbe al gesto di un folle.

Secondo prime ricostruzioni, la vittima probabilmente era in piedi appoggiato a un palo in attesa del bus, quando è finito sotto la furia del suo aggressore. Questi, un uomo “vestito di scuro”, sarebbe arrivato dal parcheggio della stazione e si sarebbe diretto verso la fermata dell’autobus.

La Polizia ha allertato anche i vigili del fuoco per aprire i cassonetti della stazione ferroviaria per cercare probabilmente l’arma del delitto, un coltello o un punteruolo. Su questi innumerevoli aspetti, in primis il movente di quanto accaduto, dovranno far luce le indagini della squadra mobile riminese. Il dettaglio dell’aggressione alle spalle, se fosse confermato, potrebbe essere decisivo. Al momento pare esclusa una rapina, in quanto la vittima avrebbe ancora con sé portafogli, borsello e altri effetti personali. Le indagini sono aperte comunque a ogni ipotesi. E intanto è caccia all’uomo. Diversi i testimoni che la Polizia sta sentendo e continuerà a sentire nelle prossime ore.

Rimini ha già vissuto momenti simili di paura e orrore quest’estate quando Somane Duula, 26enne somalo, ha accoltellato un sabato sera cinque persone tra cui un bimbo di sei anni, senza movente.

(Ansa)

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