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Oncoematologia di Rimini: i ragazzi di “Stronger 4 the Future” a cena contro il cancro

«Dopo tante anestesie, interventi, cicli di chemioterapia, periodi in cui non riuscivo ad alzarmi dal letto, ho finalmente ricominciato ad avere il controllo sul mio corpo e l’ho sentito di nuovo vivo». Questa è solo una delle toccanti testimonianze raccolte nel corso di una serata dalle forti emozioni tenutasi ieri, giovedì 23 settembre, presso il Ristorante Nettuno di Rimini: l’Istituto Oncologico Romagnolo ha ospitato i ragazzi di “Stronger 4 the Future”, il progetto legato allo sport e al movimento per i pazienti ed ex pazienti adolescenti in cura o follow-up presso l’Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infermi. Accanto a loro anche la responsabile del reparto, la dott.ssa Roberta Pericoli; la Principal Investigator dell’innovativo protocollo di attività fisica e nutrizione, la dott.ssa Elena Fabbri; la dott.ssa Francesca Raggi, Direttore del Presidio Medico-Ospedaliero della città. Presenti anche il Direttore Generale IOR, Fabrizio Miserocchi, il nuovo Presidente, Luca Panzavolta, in una delle prime uscite ufficiali nella nuova veste ereditata dal predecessore, Domenico Scarpellini, e vari consiglieri della no-profit per il territorio della provincia adriatica: tuttavia i riflettori erano tutti puntati, giustamente, sui veri protagonisti dell’evento, i 10 adolescenti che hanno preso parte a “Stronger 4 the Future”. A ribadire il concetto il fatto che le 6 ragazze erano state vestite per l’occasione da Sapigno Abbigliamento di Gambettola, mentre i ragazzi indossavano un completo offerto da Necker Santarcangelo.

«L’amicizia che ci lega all’Oncoematologia Pediatrica di Rimini è oramai di lungo corso, e ha dato vita a numerosi progetti la cui somma aiuta questo staff meraviglioso a portare avanti il meraviglioso lavoro che fanno ogni giorno – ha spiegato il Direttore Miserocchi di fronte ai 121 presenti – ricordo per esempio la pet therapy, o le borse di studio per i ragazzi costretti dalle terapie ad assentarsi da scuola, affinché non perdano terreno ed opportunità rispetto ai coetanei sani. Il confronto continuo con l’equipe della dott.ssa Pericoli ci porta a sviluppare e realizzare idee sempre nuove: come “Stronger 4 the Future”, per cui abbiamo coinvolto tanti bravi professionisti mettendoli a disposizione dei ragazzi che conosciamo stasera. Vederli qui, con noi, emozionarsi al pensiero di quello che è stato il loro lungo e complicato percorso di cura e quello che è invece il loro presente e futuro, è il regalo per noi più bello, e la riprova che i servizi che mettiamo in campo fanno veramente la differenza, nel concreto, per la vita di chi affronta il tumore».

Ma cos’è “Stronger 4 the Future”? Ne ha parlato la Principal Investigator, la dott.ssa Elena Fabbri: «Al termine delle cure neoplastiche il 74% dei bambini e il 91% degli adolescenti abbandonano l’attività sportiva: un dato preoccupante che porta ad un aumento delle probabilità di sviluppare da adulti patologie cardiovascolari, obesità, diabete, tutti disturbi che impattano sulla qualità di vita di chi ne soffre. Oltre a questo, i bambini e adolescenti che si ammalano di tumore sono esposti agli effetti secondari delle terapie: uno studio ha sottolineato come presentino una probabilità dalle quattro alle sette volte maggiore di soffrire di limitazioni funzionali della propria mobilità rispetto ai coetanei “sani”. “Stronger 4 the Future” è un progetto entusiasmante ed ambizioso, elaborato in collaborazione con la psicologa dell’Oncoematologia Pediatrica di Rimini, la dott.ssa Samanta Nucci. Se è vero che i ragazzi al di fuori del reparto possono risultare estraniati, allora il nostro dovere deve allargarsi dalla mera cura della malattia a quello di proporre un percorso in cui possano sentirsi nuovamente bambini e adolescenti. L’obiettivo è migliorare la qualità di vita dei nostri pazienti qui ed ora, ma con un’ottica prospettica al futuro. Attraverso lo sport l’adolescente impara il valore della passione, della dedizione, della costanza, del senso di responsabilità nei confronti di un traguardo e rispetto del gruppo di cui si fa parte. Per raggiungere tutti questi obiettivi ci avvarremo del contributo dei medici, di una psicologa, di un personal trainer e di una nutrizionista, la cui collaborazione è resa possibile dall’amicizia dell’Istituto Oncologico Romagnolo. Queste figure si impegneranno a proporre un percorso personalizzato per ogni singolo paziente che aderirà al progetto».

La dott.ssa Roberta Pericoli ha aggiunto: «Ringrazio lo IOR e tutti i presenti che sostengono questo progetto, importante anche se non ha come obiettivo quello di aumentare le probabilità di guarigione. L’intenzione è quella di migliorare la qualità di vita dei ragazzi che attraversano un periodo complesso non solo a causa della malattia: sappiamo come durante l’adolescenza un giovane vorrebbe esprimere il massimo delle sue potenzialità, e la sospensione della socialità e del flusso vitale legato alla diagnosi di tumore rende tutto più drammatico. Il corpo viene vissuto non più come un amico ma come un ostacolo e come qualcosa in cui non ci rivediamo più, perché le terapie stravolgono anche l’immagine che un ragazzo aveva di sé: grazie a “Stronger 4 the Future” permettiamo ai nostri pazienti di ritrovarsi e riconoscersi, al di là della malattia». Quest’ultimo aspetto è stato confermato anche dagli adolescenti presenti alla serata: «La chemioterapia e i farmaci che assumevo mi hanno portato a prendere peso, un effetto collaterale che si è sommato alla caduta dei capelli – ha spiegato una delle presenti – per questo motivo non ho detto subito ai miei compagni di classe cosa mi stesse capitando: l’ho confidato solo a qualche amica, ma spesso quando mi venivano a trovare mi vergognavo ed ero a disagio. Ora che ricomincio a vedermi meglio, anche grazie a “Stronger 4 the Future”, sono intenzionata a riprendermi tutto quello che il percorso di guarigione mi ha tolto». «Durante la malattia ho sentito il mio fisico sgretolarsi – ha spiegato un’altra – ora è come se stessi lentamente ricomponendo quei minuscoli pezzettini, come se stessi ricreando me stessa giorno dopo giorno, un pezzettino per volta. Non ho una grande autostima, non mi è mai piaciuto il mio corpo, ma vedere cosa è riuscito a superare mi ha reso molto più sicura di me stessa, per cui prendo le ansie di tutti i giorni con maggiore leggerezza. Le terapie ti fanno sentire distante dai tuoi coetanei, e soprattutto stravolgono il tuo aspetto: per quanto tu possa ripeterti “sono sempre io”, lo specchio ti mette di fronte ad una realtà molto diversa. Sono infinitamente grata al Personal Trainer, Danilo Ridolfi, e a tutti i professionisti del progetto: mi hanno veramente salvata».

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