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Architetto Bianchi e direttore Belle Arti di Urbino contro cava Monte Ceti e nuova Marecchiese

L’architetto Alessandro Bianchi e Luca Cesari, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, si scagliano contro la cava che continuerà a estrarre materiali da Monte Ceti in Valmarecchia, ma anche sull’ipotesi di nuiva arteria che solchi la valle.

Con la cultura non si mangia” sosteneva l’ex ministro pidiellino – scrivono – ma non di sole pietre vive l’uomo, possiamo parafrasare per tratteggiare il nuovo scempio che i politici dell’Alta Valmarecchia vogliono perpetrare sul delicato e già precario profilo collinare di uno dei paesaggi più belli d’Italia. Ma ancora qualcuno ci crede? Davvero i migliori scorci della nostra Valle, che hanno fatto da sfondo ai pittori più noti del Rinascimento, se ben valorizzati, non possono generare lavoro per le migliaia di giovani costretti a trovarsi un destino altrove? Il lettore ci scusi, ma scrivendo queste poche righe, non viene di meglio che farsi domande dal sapore sarcastico…”

“Le ipotesi di nuova strada, l’ampliamento delle cave (come quella del Monte Ceti), l’urbanizzazione cementificatrice per favorire nuovo sviluppo industriale e residenziale, non vi sembrano un insieme di idee che ogni cinque anni vengono tratte fuori da armadi pieni di naftalina? Non sono queste le novità, non sono queste le risorse della nostra Terra, poiché la Valmarecchia non è una Terra qualunque di cui fare mercimonio. È la terra contesa dai Montefeltro e dai Malatesta, sulla quale anche i Medici avevano messo gli occhi. Che noia, che noia, che noia, sosterrà qualcuno dalla vista corta. Che c’entra questo con la creazione di lavoro, con uno sviluppo sostenibile senza la necessità di volgere lo sguardo indietro ad attività che davano sostentamento ai nostri progenitori?”.

“Visitatori di musei di mezzo mondo pagano un biglietto (assai caro) per vedere quadri i cui fondali prospettici sono i paesaggi del centro Italia, e non siamo capaci di ricondurre quel tipo di turismo alle scenografie originali, allo “splendore del reale”, come titola il museo Gualtieri di Talamello. Dal profilo di Dante ritagliato nelle alture della frazione di Perticara, alle pendici del Monte Aquilone, ai nasi rocciosi su cui si stagliano le rocche difensive dei casati nobiliari, la Valle è una successione di paesaggi i cui singoli scatti potrebbero essere incorniciati e venduti al primo americano di passaggio, che ne farebbe tesoro”.

“E i nostri Amministratori, colti e avveduti, a cosa pensano per creare lavoro? Si sono accorti di dove vivono, che le Università di mezzo mondo studiano le opere d’arte e i paesaggi di questi luoghi, dalla Toscana, all’Umbria, alla nostra Romagna? Pensano a una strada più larga, a un nuovo morso alle montagne, e a… tutti in fabbrica! Magari quella era l’Italia de “Il sorpasso” di Dino Risi, ma non quella attuale. Il boom c’è stato – e a che prezzo, ricordando i testi denuncia di Emilio Sereni, Rosario Assunto, Antonio Cederna, Salvatore Settis, fra gli altri  – e non si ripeterà, il nuovo boom sarà la bellezza e la cura per il territorio, la produzione immateriale di alta qualità, ma occorre crederci ed investire in modo sostenibile su questi aspetti. “L’uomo che contempla il giardino vivendo il giardino […] solleva sé stesso al di sopra della propria caducità di mero vivente” diceva R. Assunto”.

“Il post pandemia e il rischio per i cambiamenti climatici, che in maggiore percentuale colpirà le zone pianeggianti del Paese, devono divenire il nuovo orizzonte delle politiche della Valmarecchia, auspicabilmente sempre più indirizzate alla ricerca di nuove forme di benessere compatibili con l’ambiente e con la valorizzazione delle preesistenze storiche e artistiche” concludono.

Alessandro Bianchi (Rimini 1969), Architetto e Dottore di Ricerca, è Professore Associato presso la Scuola AUIC del Politecnico di Milano, di Disegno e Rilievo dell’Architettura e del Paesaggio. Nel 2013 è curatore della mostra ‘Palazzo Te allo Specchio’ presso le Fruttiere di Palazzo Te, su nomina della Direzione della Fondazione Palazzo Te di Mantova. Nel 2015 espone alla Cité des Sciences di Parigi, evento ASEAN-UE stidays, con il progetto ‘Smart clinic for New Delhi’. Lo stesso anno è selezionato dal Governo cinese con il progetto ‘Playing architecture’ per esporre al Business Forum Italia-Cina a Pechino, al seguito della missione del Ministero dello Sviluppo Economico con la Camera di Commercio Italy-China. Vince il premio all’Innovazione tecnologica con il progetto ‘First Aid Clinic’ attribuito dal SIE (Salone dell’innovazione impiantistica per gli edifici, 2015) presso il SAIE di Bologna. Due volte vincitore del premio ‘Nuove Lettere’ dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (edizioni 2003 e 2005). Fra i suoi ultimi libri, Landscape by Signs (2019) e Il Centro Piacentiniano di Bergamo (2018). Nel 1999 fonda a Milano lo studio Abad Architetti, attualmente impegnato in numerosi progetti di paesaggio e architettura.

Luca Cesari, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino dal 2020, si è formato sotto la guida di Luciano Anceschi e dedica prevalentemente la sua attività di studioso all’estetica, alla critica, alla poetica della tradizione romantica e novecentesca: personalità e idee. È autore di diverse pubblicazioni realizzate con editori come Allemandi, Scheiwiller, Archinto, Bompiani. Tra le più recenti: l’edizione critica della stesura originale del Giorgio Morandi di Francesco Arcangeli (Allemandi 2007), gli scritti di riflessione teorica sulla storia dell’arte dello stesso Arcangeli, Uno sforzo per la storia dell’arte (Mup-Università di Parma,2004), l’opera omnia degli scritti estetici di Gillo Dorfles, Estetica senza dialettica. Scritti dal 1933 al 2014 (Bompiani, “Il pensiero occidentale” 2016). Di recente uscita, per le sue cure, è l’edizione dell’opera omnia di Tonino Guerra, L’infanzia del mondo. Opere 1946-2012 (Bompiani, “Classici” 2018). Collabora a “Estetica. Studi e ricerche”. Ha diretto dal 1994 al 2000 i “Quaderni della Fondazione Arcangeli” editi da Scheiwiller ed è stato Consulente scientifico, poi Presidente, durante l’anno 2012-2013, del “Centro Internazionale di Ricerche Pio Manzù”.

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