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Pale eoliche nel mare di Rimini segno di civiltà: facciamo un referendum

C’è da rimanere stupefatti del livello di approssimazione con cui si discute il tema importantissimo del parco eolico proposto di fronte alla Costa riminese. Mi sembra che ci sia un atteggiamento da parte degli amministratori locali, a partire dal sindaco di Rimini, di solito così attento all’innovazione, poco comprensibile.

Posso parlare a ragion veduta. Perché l’idea nasce nella giunta provinciale di cui ero presidente nell’anno 2006, protagonisti prima l’assessore verde Cesarino Romani e poi l’assessore Alberto Rossini. Faceva parte delle politiche ambientali della provincia collegate all’allora Agenda 21 promossa dall’Unione Europea.

Capisco che il tempo passa e la memoria è corta. Veniamo perciò al presente, stiamo sulle cose scritte e sottoscritte nel patto con gli elettori cittadini. Nel Programma di mandato 2020-2025 del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini al primo posto del percorso regionale vi è il passaggio alle rinnovabili con il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050. Aggiungo che seguendo le direttive europee e gli stessi obiettivi strategici dell’attuale governo nazionale il traguardo, per tutti, è un sistema energetico carbon-free entro il 2030.

Questo vuol dire che nella difficile battaglia per un clima sostenibile non ci possono essere rinvii, tanto meno furbizie di modesto livello. Per l’Italia l’efficienza energetica è il raggiungimento dell’obiettivo previsto nella Strategia Elettrica Nazionale (SEN) che prevede entro il 2030 che l’eolico dovrà raddoppiare la potenza installata mentre il solare fotovoltaico è chiamato ad aumentare la potenza di almeno 3 volte rispetto a quella attuale. Numeri che per essere raggiunti necessitano di un deciso cambio di passo della politica.

Dunque di cosa stiamo parlando? Che le pale eoliche messe da 10 a 20 km dalla Costa, non ci piacciono, non sono estetiche? Che la proposta di parco eolico ha “un impatto abnorme sulle spiagge della Dolce Vita”? Mi sembra di vivere in un altro pianeta.

Faccio appello alla logica, al buon senso e alla forza dei fatti per mettere in fila le necessarie valutazioni sul merito del progetto presentato e sui ritorni che esso avrebbe sulla nostra realtà.

Rispetto al progetto sottolineo solo due cose: primo, l’impatto visivo è assai ridotto con la progettazione del parco eolico tra il limite massimo delle acque territoriali pari a 12 miglia marine (circa 22,23 km dalla costa) e il limite minimo dalla costa a circa 6 miglia marine (circa 10/12 km dalla costa) a seconda del layout definitivo che alla fine verrà scelto. Secondo, in 30 anni (durata della concessione demaniale) la centrale eolica prevista permetterebbe di risparmiare emissioni inquinanti pari a: 14.700.000 tonnellate di CO2 (anidride carbonica); 18.9000 tonnellate di SO2 (anidride solforosa); 12.600 tonnellate di NOX (ossidi di azoto).

Ma la di là degli elementi di grande vantaggio ambientale c’è di più. La provincia di Rimini, ricca di attività umane accentuate dalla forze propulsiva del turismo e dei servizi alla persona, può/deve candidarsi ad essere la prima località turistica al mondo sostenuta totalmente da fonti energetiche rinnovabili, total carbon-free. La presenza dell’eolico che genera energia pulita per gli alberghi, per i pubblici esercizi, per le case, per le attività produttive, per la mobilità privata e collettiva, è una risorsa. Quelle pale che in mare si vedono e si intravvedono vanno lette e accolte come simbolo di civiltà, come rispetto del pianeta e come un serio balzo in avanti in termini di qualità e innovazione, di nuovo futuro che arriva.

Potrei continuare parlando dei vantaggi economici che si potrebbero ottenere con le royalties destinate al territorio, ai vantaggi per la piccola pesca con l’ampliamento delle aree interdette alla pesca a strascico, all bellezza che si genera in un ambiente urbano libero da scarichi di CO2 e metalli pesanti.

Dunque, la strada dell’eolico è quella giusta ed è giusto essere fra i primi, come pensammo giustamente nel 2006, a intraprenderla. L’argomento è troppo importante per lasciarlo in mano alle incertezze, forse comprensibili, di qualche amministratore locale. Chiediamo ai cittadini. Apriamo un bel confronto sul merito della proposta presentata e poi facciamo un referendum dove tutti possano esprimersi. La posta in palio è troppo alta per rimanere superficiali e disattenti.

Nando Fabbri

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