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Paolizzi: “Un anno fa fui il primo medico di base vaccinato: lo rifarei”

Esattamente un anno fa nei padigilioni della Fiera di Rimini andava in scena il vaccine day.  Nel capoluogo romagnolo, come in tutta Italia, come in tutta Europa. Era il giorno della speranza: malgrado i vaccini non abbiano affatto cancellato il virus dalla faccia della terra grazie ai sieri il 2021 sta andando in archivio come un anno più normale – in mezzo a tante fatiche – del suo predecessore. Tra i primi vaccinati riminesi si ricorda il medico di base Corrado Paolizzi, il primo a ricevere il siero in Regione. Con una lettera Paolizzi ricorda indirettamente quanto ancora sia importante vaccinarsi, ripercorrendo le emozioni di quel 27 dicembre 2020.

 

“Dodici mesi orsono, ero emozionatissimo.
Ero il primo medico di famiglia ad essere vaccinato contro il covid 19; certamente primo in Romagna, ma dalle notizie che ho, primo in Emilia-Romagna.

LO RIFAREI DI CORSA!

Perdonate, se potete, il lungo messaggio, ma sono ancora emozionato.

Voglio condividere ancora con voi il messaggio che vi mandai allora perché i concetti espressi sono sempre validi.

Vorrei che certi messaggi arrivassero soprattutto a coloro che hanno deciso di non vaccinarsi per paura, ok irrazionale, ma comprensibile per il frullatore informatico in cui siamo stati TUTTI immersi, decisione certamente non basata su egoismo o scarso senso civico, ma per il via vai di informazioni spesso contrastanti, proferite da personaggi che ad un “buono” come me, non raramente hanno ricordato più il matto in autostrada contromano o la vecchia di “bocca di rosa” di De Andre’, piuttosto che novelli Galilei.
Informazioni da parte di professionisti a volte forse più a caccia di popolarità che altro, o di politici che non avevano fatto ciò che andava fatto nei decenni precedenti, distratti dai casi loro, o disposti ad ogni dichiarazione se foriera di voti o poltrone.

È vero, come mi raccontò un collega che tra 50 anni, delle nostre granitiche certezze i nostri Colleghi sorrideranno, ma “i fatti generano due cose: scienza ed opinione; la prima genera conoscenza, la seconda, ignoranza” (Ippocrate).

Vi voglio bene, a tutti

E vost dutor dla muttua

Ecco il messaggio che vi mandai

Cara e caro Paziente,
il concetto che “le persone hanno bisogno più di buoni esempi che ti buoni maestri”
e che questi ultimi vengono ascoltati con maggiore attenzione quando sono anche testimoni di ciò che vogliono insegnare, nella storia è stato ripreso più volte, adattato al pensiero di cui si voleva far partecipi gli interlocutori.

Così hanno fatto persone ben più autorevoli di me come Paolo VI ed il presidente Pertini.

Ed allora faccio mie le parole che le persone hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.

Oggi è una bellissima giornata per la nostra città, per la nostra regione, per il nostro Stato, e speriamo per il mondo intero.

Oggi mi sono vaccinato contro il covid 19.

Quando è stata raccolta la volontarietà da parte degli operatori sanitari di sottoporsi alla vaccinazione contro il covid19, ho ritenuto doveroso aderire e non dico entusiasticamente perché dalla testa non riesco a togliermi il pensiero delle tante persone, pazienti e colleghi, che si sono ammalati e perfino morti.

Non posso e non voglio dimenticare le persone morte senza il conforto della presenza degli affetti della vita, e non posso che commuovermi ed arrabbiarmi pensando ai tanti Colleghi morti per adempiere al proprio dovere.
Ma oggi non è la giornata delle polemiche.

Io sono un medico di famiglia, altre definizioni non mi piacciono, e non posso non pensare al gravoso impegno che mi ha visto profondere in questi ultimi 10 mesi di questo maledetto 2020, ovviamente non da solo ma insieme ai tanti altri Colleghi del territorio e dell’ospedale, colleghi medici di famiglia, colleghi della guardia medica, colleghi del USCA.

Come ebbi occasione di rispondere ad un noto politico italiano, l’assistenza sanitaria è e deve essere un concerto fatto di Medici, Infermieri, OSS, biologi, psicologi, degli OSPEDALI e del TERRITORIO, tenendo però sempre presente la massima che le battaglie, anche quelle tremende si vincono negli ospedali, ma le guerre si vincono insieme sul territorio.

Ed allora volendo immaginare questa giornata come una battaglia vinta, vorrei dedicare questa alla mia famiglia a cui devo tutto; ai miei Colleghi che come me si impegnano quotidianamente verso i propri pazienti e che con le loro intuizioni, condivise tra noi, cercano di elevare sempre più la qualità della lotta a questo virus.

E vorrei dedicarla a tutti i miei pazienti nella speranza che sanitariamente vedano in me sia un “maestro” che un esempio, e per l’atto di oggi della vaccinazione, un esempio da imitare.

Concludo con una raccomandazione; quella di oggi è solamente una battaglia, ne seguiranno altre più importanti, ma nessuno si sogni di abbandonare quella dell’uso corretto delle mascherine e dei comportamenti saggi.

E dutor dla muttua. Corrado Paolizzi

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