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Parità di genere, Gnassi all’Anci: “Regione contro discriminazione subito aggredita da parte politica”

Un’Agenda nazionale per l’uguaglianza di genere e il contrasto alle discriminazioni. Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi è intervenuto questa mattina alla terza edizione degli Stati Generali delle Amministratrici che si tiene oggi lunedì 11 novembre a Bologna in Palazzo D’Accursio – Cappella Farnese.

Gnassi è partito dal Patto dei Comuni stipulato la scorsa primavera e poi sintetizzato da ANCI in un strategico impegno a favore della parità e contro la violenza di genere. Patto che  via via sta raccogliendo le adesioni degli enti locali e dei territori. Il sindaco di Rimini ha ricordato la premessa di quel documento: ‘Noi Sindache e Sindaci aderiamo a questo Patto con la consapevolezza che la mancanza di pari opportunità tra donne e uomini, pur nella valorizzazione delle differenze, equivale alla violazione di un essenziale diritto umano e condanniamo qualsiasi forma di violenza e di potere di un sesso sull’altro’.

“Pochi giorni fa, sul quotidiano economico ‘Il Sole 24 Ore’ – ha ricordato Gnassi – è stato pubblicato il report 2018 delle denunce dei reati in Italia. Sono cresciute sensibilmente le denunce per reati relativi alla violenza di genere. Io credo che questo sia un dato da analizzare oltre l’apparenza e la superficie perché, appunto, dietro sta la progressiva rottura del muro di omertà che sino a ieri impediva alla vittima qualunque ricorso alla legge e alla giustizia per manifesto dissenso sociale. Chi subiva violenza non ‘poteva’ denunciare, e spesso era un muro invisibile ma granitico eretto dalla famiglia stessa a impedirglielo”.

“Oggi, grazie ai centri anti violenza, al lavoro dei Comuni, alle risorse e all’attenzione che mettono Regioni come l’Emilia Romagna, quella barriera si sta lentamente sgretolando. Troppo lentamente rispetto agli altri Paesi d’Europa? Probabilmente sì. Viviamo una stagione bizzarra e pericolosa, qui in Italia. Penso non sia solo una mia percezione, ma lo stato delle cose rimanda a un arretramento culturale collettivo sul fronte di ciò che viene considerato ‘essenziale diritto umano’. Anche (soprattutto?) sul fronte delle pari opportunità. Non so e non credo ci sia un ‘grande vecchio’, una regia occulta, ma è evidente come la reazione, il tentativo di riportare la donna dentro il recinto della emarginazione e della marginalizzazione sociale, sia in atto e ha la ‘dittatura dell’algoritmo’ come suo efficiente veicolo. E la profondità dell’attacco non è rappresentata tanto e solo dalle dichiarazioni di questo o quel politico nazionale che sa comunque di strizzare l’occhio a una regressione culturale non più limitata, ma invade la nostra quotidianità via web e social”.

“E’ in tale contesto che, hic et nunc, operano le amministrazioni comunali, le regioni, le istituzioni. In un contesto in cui la Regione Emilia Romagna annuncia un bando per assegnare fondi contro la discriminazione di genere e immediatamente viene aggredita da una parte politica brandendo come arma una ulteriore discriminazione, quella della provenienza geografica”.

“Beninteso, il mio non è un ragionamento che conduce al pessimismo, che poi è l’anticamera della rassegnazione. Sì, è vero: i tempi sono perfino drammatici in questo senso ma quello che come Anci, come Comuni abbiamo fatto in questi anni dimostra che il muro si può intaccare. Magari dieci o cinque anni fa abbiamo creduto così potesse essere più rapidamente. Dobbiamo prepararci a una battaglia più lunga, combattuta casa per casa. Noi sindaci e sindache lo faremo”.

“Permettetemi di citare il Patto dell’Anci: ‘E’ necessario promuovere una cultura che porti a una parità reale, priva di stereotipi di genere che possono essere prodromici a eventuali atti di discriminazione e violenza. Questa convinzione comune guida le nostre azioni per affrontare un’importante sfida: contribuire a costruire una società più paritaria e più equa, che dia la possibilità a tutte le persone, indipendentemente dal genere, di sviluppare talenti e potenzialità in ugual misura, di accedere agli stessi strumenti e mezzi, carriere professionali e trattamenti economici, senza che vi siano impedimenti dovuti a responsabilità di cura o a stereotipi’. Questo vogliamo fare”, ha concluso Andrea Gnassi.

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