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“Il partito, il domani”: sabato 14 festa Unità Parco Ausa Rimini

Domani, sabato 14 luglio, dibattito alla festa dell’Unità  Parco AusaRimini con Emma Petitti, Piero Ignazi, Paolo Calvano. Si inizia alle 19.30

Per ospitalità partiamo da chi non è di casa a Rimini. L’ultima apparizione di Piero Ignazi, invitato da Lucio Gobbi per il Centro Gramsci con Nadia Urbinati, direi che è di tre anni fa. Piero, amico politologo, fin da quando un manipolo di radicali di tutta l’Emilia-Romagna, anche se stipati, stavano tutti in una stanzetta di Via Farini.

Con lui, sua compagna di sempre e ora moglie Rita Cenni – negli anni ‘70 segretaria regionale… io sono diventata radicale perché la parità è sempre stata assoluta – Angelo Panebianco e, oltre a me, pochissimi dalla Romagna. A organizzare disobbedienza civile nel ’77-79 per contrapporre diritti civili e nonviolenza al nascere degli scontri ideologici intorno all’Università coi primi nuclei di violenza eversiva (rossa e nera).

E già la piazza Verdi con lo scoppio dei conflitti tra studenti di Cl e movimento, gli interventi repressivi delle Forze dell’Ordine e l’uccisione di un nostro coetaneo di Lotta Continua, Francesco Lorusso, a opera di un giovane carabiniere di leva che inaugura gli spari ad altezza d’uomo contro gli studenti manifestanti (un retroterra culturale e politico che servirebbe conoscere ai nostri tanti giovani da apericena che però non studiano e non leggono)… il 12 maggio ’77 anche i radicali e noi femministe abbiamo la nostra giovane martire: Giorgiana Masi ponte Garibaldi a Roma per la festa sul divorzio.

Via Farini a Bologna, lì vicino l’Osteria dei Poeti di Guccini, era la sede autofinanziata come sempre è stato del Partito Radicale dell’Emilia-Romagna. Tra i più vivaci, dopo Roma, anche intellettualmente parlando. Che non a caso ha dato all’Italia belle teste, tra le quali Angelo Panebianco e Piero Ignazi, appunto, da Bologna.

Domani sera dunque alle 19.30 alla Festa dell’Unità del Parco Ausa, splendida cornice per una festa leggermente superata… diremmo noi radicalchic, con un cenno di autocritica autoreferenziale e benevola e anche un po’ vanto. Invece no. La lotteria, i tavoloni per le mangiate in compagnia, i compagni amministratori che servono, la voce che diffonde “venite venite gente… a giocare, ballare il lisciiio con l’orchestra xy…” ha ancora il proprio fascino.

Sì perché in realtà la prima sera è stato un grande successo di numeri, anche se di persone parecchio agèe che prendono il fresco in un luogo popoloso ma anche per il verde conservato nonostante tutto, irripetibile di Rimini. La Cava della Fornace Fabbri e dintorni… altro che lago, ‘gnurent (lasciatemelo dire).

Perfino tutto sommato all’ennesima presentazione del libro di Fabio Bruschi sul ’68 a Rimini, una vera e propria tournée, consacrata dal solito panel maschilista che non la racconta giusta sull’argomento, Leonardo Montecchi escluso… non per niente le ragazze erano considerate “gli angeli del ciclostile”: epiteto di genere indeterminato e la desinenza dell’articolo al maschile appunto. Le giovani donne usate. Per avvalorare la vanità dei leader, al servizio… sia per il sesso che ciclostile e affini. La politica la facevano i maschi. Infatti il femminismo ha trovato lì, non a caso, la sua vera fucina per scoppiare e rendersi conto del ruolo marginale che i conservatori (di allora)… e che sempre evergreen, diffondono il verbo, intendevano (e ancora intendono) attribuire loro. Sono molto ben informata ed esperta sui leader di sinistra, ne ho conosciuti di locali e nazionali. Intelligenti, abili e anche colti.

Sapete che Adriano Sofri ha sciolto Lotta Continua a Rimini perché ha capito di quanto il movimento fosse carente di elaborazione sul ruolo delle donne… ma “i nostri” locali invece, mai con un minimo di decenza ammettono quanto lo sono stati e lo sono (complessati e opportunisti, ancora da vecchi?).

Ma veniamo al sabato sera in cui il Partito, con la P maiuscola perché tra le poche occasioni in cui lo fa con i panni della festa, rischia però di riparlarsi addosso.

Emma Petitti è fedele donna di provenienza Ds e a Rimini è stata segretaria Pd. Nel partito c’è cresciuta dentro, e ora oltre ad avere pesanti deleghe in RE-R è anche responsabile dell’area politica di Andrea Orlando.

Paolo Calvano il segretario regionale del Pd, è uomo dall’aria un po’ troppo impiegatizia, non particolarmente creativo ed empatico. Speriamo dunque che il rischio paventato del parlarsi addosso venga sventato grazie a Piero Ignazi e la sua formazione culturale sapientemente critica.

Abbiamo, noi ancora nel Partito Democratico, grande necessità di pensiero non omologato e autoreferenziale. E il prof. Ignazi e l’amico Piero, hanno le qualità per aiutarci a riflettere spassionatamente e impietosi. I suoi tanti studi e le pubblicazioni sulle forme e i contenuti dei partiti ne fanno un interlocutore utile per il Pd: per aiutarci a uscire dalle nostre faide interne fintamente tacitate, e capire che il problema non è tra di noi, ma essere noi a capire cosa succede fuori da noi. Si è beccato con Paolo Calvano perché all’indomani delle ultime elezioni amministrative (persa anche Imola) ha espresso Ignazi, la sua opinione da politologo indipendente, ma di stanza a UniBO.

Ha scritto che l’Emila-Romagna non è più rossa, anzi è padanizzata. Che il Pd regionale, a differenza del passato in cui dimostrava una certa autonomia, si è asservito al nazionale, che anche la minoranza interna con troppo fair play ha lasciato fare, dando la percezione che il Pd sia solamente un partito di potere, incapace garantire i diritti dei non garantiti. Con dentro ancora il rischio implosione a causa di Renzi che non molla. Ignazi ha definito un’altra occasione persa l’immobilismo autolesionista dei due mesi di rinuncia a qualsiasi mossa di dialogo coi 5Stelle, per tentare di evitare il peggio, nonostante la bruciante sconfitta del 4 marzo.

Domani sera alla Festa l’argomento di cui si dibatte si profila dunque molto interessante. Perché se il Pd, e noi che ci militiamo lo capiamo, è introflesso (macchina che sa muoversi solamente a comando nei comitati elettorali è la critica avvalorata dai fatti) nel suo ultimo libro con Paola Bordandini, affronta esattamente il ruolo dei quadri intermedi in quella che definisce la politica atrofizzata. “In un contesto in cui la socialità faccia-a-faccia è sempre più soppiantata dalla pervasività della rete, e i partiti scontano una forte crisi di legittimità, i quadri intermedi, con il loro attivismo, il loro lavoro (non retribuito), e la loro innervatura nella vita associativa e rappresentativa, sono figure «positive», capaci di trasmettere senso di appartenenza e responsabilità civile nei confronti degli altri.” Grazie Piero Ignazi, aiutaci a capire come migliorarci insieme, valorizzando chi tra noi prova a coinvolgere e includere partendo dai temi che interessano davvero le persone (ogni riferimento al Comitato Basta Plastica in Mare è puramente casuale).

Piero Ignazi è nato a Faenza nel 1951. Già direttore della rivista «il Mulino», è professore ordinario di Politica comparata presso la Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Bologna e chercheur associé presso il Cevipof (Fondation Nationale des Sciences Politiques) di Parigi. Di recente ha pubblicato «Party and Democracy» (Oxford, 2017) in corso di traduzione presso il Mulino. È editorialista de «la Repubblica».

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