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Partorisce nel “boschetto della droga” a Rogoredo. San Patrignano: “Pronti ad accoglierla con il piccolo”

Lei è una giovane ucraina di 28 anni, caduta nel tunnel della droga, quello terribile dell’eroina nei dettagli. E malgrado questa cronica dipendenza è riuscita portare a termine una gravidanza e a dare alla luce su figlio, in una cascina abbandonata del parco di Rogoredo a Milano, tristemente noto come “il boschetto della droga”. In tanti qui si ritrovano per scambiarsi dosi su dosi e in molti vivono negli stabili degradati in condizioni igieniche precarie. Tra di loro anche la giovane che ha partorito la scorsa domenica sotto l’occhio di poliziotti e medici allertati da una telefonata. La madre era una consumatrice abituale di eroina, tanto che la potente sostanza stupefacente non poteva che essere trasmessa al piccolo ancora in grembo attraverso il cordone ombelicale. Tanto che dopo il ricovero a soffrire l’astinenza non è stata solo la donna, ma anche il neonato. Come scrive il Corriere di Milano i medici si stanno dando da fare per porre fine alle sofferenze di entrambi. Dovrebbero riuscirci entro qualche settimana per il piccolo neonato.

Intanto si muove la Comunità di San Patrigano, che si è offerta di accogliere la giovane e il figlioletto. 

“Una ragazza che partorisce nel bosco di Rogoredo. E’ il simbolo della disperazione massima a cui può portare la tossicodipendenza. Ben conosciamo il dramma che vivono queste ragazze, che oltre a dover affrontare la loro dipendenza, nella solitudine e nel degrado che vivono, tentano di affrontare quei nove mesi che dovrebbero essere l’anticamera di un sogno, ma che spesso per loro si trasformano in un incubo. Nove mesi in cui purtroppo quella dannata dipendenza si mostra comunque più forte della gioia per la vita portata in grembo.

Allo stesso tempo vogliamo immaginare che questa nascita possa essere una rinascita per la ragazza stessa, un evento da cui possa trovare nuova forza. E’ stato così per le tante mamme che abbiamo accolto con i loro bambini. Un percorso speciale, in cui hanno il doppio compito di ritrovare loro stesse e poi scoprire il loro essere madri, ritrovando la loro genitorialità sostenute da educatori e psicoterapeuti. Mamme che scoprono la felicità nel sorriso del loro bambino e imparano ad accettarsi con i loro pregi e difetti, inserite in un contesto protetto, ma in cui ritrovano tutte le difficoltà della quotidianità, dal dover gestire gli impegni di ogni giorno come accudire la casa e impegnarsi in uno dei settori di formazione della comunità,  a quelli di accudire un bambino in base alle esigenze della sua età. Dal ’78 ad oggi sono state 430 le ragazze con figli che grazie alla comunità hanno imparato ad essere madri.

Per questo siamo a dare la nostra massima disponibilità per accogliere questa ragazza. Non ci interessa quello che è stato il suo passato, ma vogliamo guardare con fiducia al futuro suo e di suo figlio, convinti che la sua sofferenza possa trasformarsi in felicità al quadrato”.

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