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Passo a passo nel Rimini Summer Pride: “Siamo 20 mila”

Il ‘Rimini Summer Pride’ inizia alle 19.30 da piazzale Benedetto Croce, un’ora e mezza dopo il previsto.

In prima fila, ad aprire le danze, ragazzi e ragazze che tengono in mano lo striscione colorato con il motto ‘Summer of Pride Summer of Love’ del corteo per i diritti LGBT, che quest’anno a Rimini inaugura la sua seconda edizione.

I primi passi della marcia iniziano con una certa timidezza, poi man mano che si procede verso piazzale Fellini l’atmosfera si fa più vigorosa e fiera. “Facciamoci sentire. Noi siamo il colore, l’arcobaleno” urla dal microfono un ragazzo sopra il furgoncino targato Fuera. E in effetti è così.

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A riempire il lungomare ci sono migliaia di persone sorridenti  (20 mila secondo gli organizzatori) con indosso vestiti luminosi, collane floreali, parrucche, costumi, bandiere e tra musiche e danze cartelloni che invocano un inno alla libertà e all’uguaglianza.

Parecchie persone dalla spiaggia si aggregano al corteo e un gran numero di turisti si sporge dalle terrazze degli hotel per seguire i movimenti dell’onda arcobaleno.

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“La mia libertà protegge la tua libertà”, “Siamo già divini”, No omofobia”, recitano molti dei cartelloni esibiti con orgoglio dai numerosi partecipanti. In mezzo a questo bellissimo concentrato di allegria e irriverenza spiccano anche i pastafariani romagnoli che con i loro abiti pirateschi e scodelle sulla testa condiscono la marcia con la loro indistinguibile simpatia: “Invece di ripararmi dai peccati, riparatemi dal sole che ci ho caldo!”; poi i membri dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e dell’Arcigay.

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A portare la loro storia e trasformare la marcia contro le discriminazioni e violenze omofobe e sessiste in un momento unico ci sono inoltre giovani, famiglie, coppie etero, coppie omosessuali, ragazze vestite in maniera provocante, uomini taccati.

Giampietro Belotti

Giampietro Belotti

Un ragazzo in bicicletta vestito da nazista dell’Illinois e con attorno al braccio la fascia usata da Charlie Chaplin nel film ‘Il grande dittatore’ e in mano un cartellone con i colori della pace con la scritta ‘Io sto con i ricchion*’. È Giampietro Belotti, il giovane bresciano che tre anni fa era stato al centro dei riflettori dopo l’intervista rilasciata a “Vice” e ad altri numerosi giornali per aver rischiato di essere denunciato di apologia al fascismo in occasione di una manifestazione delle sentinelle in piedi a Brescia – quando in verità il suo intento era esprimere il suo dissenso contro l’ottusità di certi conservatori cattolici. “Non serve essere gay per lottare a favore dei diritti gay – dice Belotti – Basta vivere normalmente, come fossimo nel 2017”. Due ragazze di vent’anni camminano sventolando un foglio con scritto “Do you like boys or girls? Yes” e un signore su uno dei sei carri che circolano nel corteo grida a gran voce ‘”Dedichiamo questo evento a chi siamo e a chi amiamo”.

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Ma per quanto possa essere bello e gioioso un evento dedicato all’amore resta un po’ di amarezza. L’amarezza di dover organizzare ancora, nel 2017, campagne di sensibilizzazione ed eventi come questi per far sì che l’omosessualità e la transessualità non siano più oggetto di violenze e discriminazioni.

Benedetta Cicognani

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