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Pd Rimini: nessuno va con Renzi, almeno per ora

“Credo che la mossa di Renzi sia veramente interessante. Organizzare un movimento politico che guardi al centro, ai moderati, ai cattolici che non si riconoscono nel PD, ai moderati di centro destra che non hanno niente a che vedere con la Lega, sia una operazione di tutto rispetto che debba essere vista come valore aggiunto, non come un problema. Ed è un valore aggiunto per i tanti che hanno creduto nel PD e che adesso si trovano senza una casa in cui entrare. E siccome anche io sono un “senza casa”, questa mossa mi incuriosisce molto. Chissà che non possa essere un nuovo inizio di impegno da militante…”. Così Stefano Vitali su Facebook. Ma l’ex presidente della provincia di Rimini a oggi è l’unico ad aprire una linea di credito a Matteo Renzi, ormai intenzionato a uscire dal Partito Democratico per dar vita ad una nuova formazione. Ma Vitali dal partito è già uscito oltre un anno fa.

Chi è dentro al partito e con incarichi importanti è Giorgia Bellucci, da sempre molto vicina all’ex presidente del consiglio: “Alla Leopolda ci andrò sicuramente – dichiara – ma se devo dire cosa farò, non lo so proprio. Confesso di sentirmi sorpresa e spiazzata. Per me prima di tutto vengono il Paese, la città, il partito in cui ricopro dei ruoli. Fra poco si vota in Emilia Romagna e credo che dobbiamo tutti concentrarci per vincere queste elezioni, tutto il resto passa in secondo piano. Staremo a vedere”.

Fra chi si mette in posizione di attesa c’è anche Alberto Ravaioli, già sindaco di Rimini: “Resto molto perplesso di fronte a fatti e mosse che mostrano tuta la loro illogicità. Non mi piace questo scollamento, non vedo dove possa portare. Comunque osserverò come evolve la situazione e poi prenderò le mie decisioni”.

Altri hanno già deciso. Il consigliere regionale Giorgio Pruccoli resterà nel PD: “Non abbandono il partito in fase difficilissima, dopo che ha deciso di formare un governo con tutti i problemi che conosciamo e le elezioni regionali alle porte. Dell‘operazione di Renzi non condivido nemmeno la tempistica: avrebbe avuto un senso semmai subito dopo la sconfitta alle elezioni del 2018, ora proprio no”.

Stefano Giannini, fino alla primavera scorsa sindaco di Misano premette che “Renzi nell’intervista di Repubblica dice anche anche cose sensate. Io però – sottolinea – sabato sarò a Misano ad accogliere Zingaretti e Bonaccini e resto con loro”.

L’ex parlamentare Tiziano Arlotti mette subito in chiaro: “Io resto nel Pd. Rispetto le opinioni diverse, ma per questo partito tutti quanti abbiamo fatto tanti tanti sacrifici. E’ stato faticoso costruire una casa comune, ora dobbiamo tenerla al meglio, non abbandonarla. Ormai il mio percorso politico è chiuso, ma continuo a dare una mano, anche questa estate sono andato ai festival dell’Unità e mi pare che anche fra i militanti il sentimento prevalente sia questo”.

Nando Fabbri, altro ex sindaco (di Bellaria) ed ex presidente della provincia, è ancora più netto: “La mossa di Renzi me l’aspettavo e la considero un errore grave. E’ coerente con la sua persona, ma non lo è con la politica di un partito. Anche nell’intervista a Repubblica, al di là dell’anti-salvinismo, peraltro, giusto, non c’è un’analisi seria sul Paese”. 

Nando Piccari trova la cosa “incredibile”. “E’ anche merito di Renzi che sia nato questo governo – osserva – e ora proprio lui lascia il partito. Lui che ne è stato segretario. Alleandoci con i 5 Stelle ci stiamo giocando una scommessa difficilissima, che personalmente mi trova ancora combattuto: come si fa ad andare alla spaccatura proprio ora?”.

Più problematica la posizione di Alessandro Belluzzi, segretario del Pd di Cattolica: “Ritengo sbagliata la scelta di Renzi soprattutto nei tempi ma anche nei modi. Ha fatto nascere questo governo sul quale resto molto, ma molto critico. Ha votato l’odg del Pd ed ha fatto giurare ministri e sottosegretari a lui vicini. Ora non puoi uscire con conseguenze che possono essere gravi anche in vista delle elezioni regionali. Non puoi fare come Ivan Scalfarotto che prima attacca in modo durissimo Matteo Richetti perché non vota la fiducia, giura da ministro ed ora se ne esce dal partito”.  Ma: “Resto quindi nel partito, condivido quanto hanno detto Matteo Ricci e Giorgio Gori, per una politica riformista che non significhi il ritorno al Pds. Ma non sono fra chi brinda perchè Renzi se n’è andato o che spera nel rientro di Leu. Resto, ma con dei paletti ben precisi. E cioè, se l’alleanza con i 5 Stelle fosse portata avanti anche a livello locale, io non mi sentirei più a casa mia. Con Cattolica amministrata dai 5 Stelle, non vedo come potrebbe essere diversamente”.

Sabrina Vescovi, capogruppo Pd nel consiglio comunale di Riccione, aveva apprezzato Carlo Calenda per la sua coerenza nel lasciare i  Dem, “ma spero che rientri”. Ma ora è telegrafica e perentoria: “Resto nel Pd”.

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