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Ma il Pd è un Partito Pensante?

Sono finite da poche ore le ‘tornate ‘ congressuali nei circoli del Partito democratico e avendo partecipato a un certo numero delle stesse come rappresentante della “Mozione Renzi-Martina Assieme” desidero fare alcune considerazioni.

La prima attiene al clima della competizione: ho conosciuto alcuni rappresentanti della Mozione Orlando e ho sentito interventi di alcuni loro sostenitori. Debbo dire che il clima che ho raccolto mi eè parso buono e non ho notato contrapposizioni profonde fra le due mozioni.

I punti in comune appaiono molteplici, così come i toni di presentazione non sono stati di contrapposizione, ma di possibile collaborazione. Si vedrà in seguito, ma la partenza non mi pare sbagliata, salvo alcuni interventi solo in parte stonati (degli Orlandiani).

Non voglio qui fare un problema di contenuti, avremo sicuramente modo di farlo prima e dopo il 30 Aprile (almeno lo spero), quanto piuttosto fare una breve riflessione sul Partito, sulla sua organizzazione e sui suoi Circoli.

Avevo già buttato in iscritto alcune riflessioni al riguardo, dal titolo Cosa penso del PD , prima della campagna referendaria sulle modifiche costituzionali del 4 Dicembre, nell’osservare che una parte dei dirigenti del PD si era schierata per il NO; ma poi sentendo anche i consigli del mio amico Gildo Cosmi, che suggeriva di non fare polemiche eccessive durante la campagna referendaria, avevo deciso di tenere quello scritto nel cassetto, come poi ho fatto (la maggioranza dei sostenitori del No a livello nazionale sono poi usciti dal partito).
Oggi l’ho riletto e mi sono accorto che tante affermazioni non erano affatto inesatte.

LA SITUAZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO A RIMINI , COME LA HO PERCEPITA.

Il Partito Democratico, almeno a Rimini, è una presenza ancora viva, invecchiata per l’avanzare dell’età, ma non stanca della politica .
Certo ho trovato nelle assemblee di circolo anche alcuni giovani, uomini e donne, ma la loro presenza appariva minoritaria rispetto alla media dell’età degli iscritti che va dai 60 ai 70 anni.
Ho sentito comunque da una buona quota di partecipanti dei ragionamenti interessanti, aggiornati da un punto di vista conoscitivo e capaci di leggere la realtà e di saperla interpretare.

Mi sono reso conto che i contenuti della Mozione Renzi-Martina, non sono stati percepiti solo come una summa di affermazione teoriche (come anche parte della Mozione Orlando), ma hanno contenuti condivisi da molti partecipanti, di media o giovane età, ma soprattutto da una parte numerosa di quella che classifico come la ‘vecchia guardia’ del Partito comunista di una volta.
Questo mi ha piacevolmente sorpreso, confermandomi nella convinzione che informazione e dibattito, conoscenza dei risultati amministrativi, possono modificare idee, conoscenze, passioni e propensioni personali.
Ma il Partito Pensante come sostiene la Mozione Renzi-Martina è quello che abbiamo incontrato? Direi solo in parte.

IL PARTITO PENSANTE.

Mi sono recato alcuni giorni orsono a sentire il Ministro Martina, alla manifestazione presso il Centro Ausa a favore della Mozione Renzi.
E mi ha favorevolmente sorpreso il ragionamento di Martina a favore del Partito Pensante. Per come la ho capita, il Partito Pensante è quello che di fronte a una realtà profondamente cambiata negli ultimi vent’anni in Italia e in particolare con globalizzazione, immigrazione e la marginalizzazione di molte classi sociali, ha la capacità di scendere di nuovo in mezzo alle situazioni reali, conoscerle, studiarle, per proporre nuove soluzioni. E’ il Partito quindi, come diceva Martina, che si rimette in moto, capace di apprendere e conoscere, studiare seriamente il nuovo che avanza, riacquistando la capacità di reinterpretare in chiave moderna quelli che sono gli obiettivi di un Partito Socialista Europeo. E cioè creare degli equilibri corretti fra universalismi dei servizi, egualitarismo nei diritti e riconoscimento dei meriti.

Ma per fare questo l’organizzazione del Partito di oggi appare assolutamente poco adeguata. E in particolare il distacco fra classe dirigente nazionale, regionale e amministrazioni locali e base del partito e soprattutto degli elettori, nell’attuale assetto appare incolmabile. E’ quanto ho sentito da una ampia parte degli intervenuti al dibattito.

Il leit motiv è che la classe dirigente nazionale e regionale, (e amministratori locali) devono tornare fra la gente, partendo anche dai circoli, ascoltando e confrontandosi sui problemi, nazionali e locali.
Personalmente sono a favore che il Segretario del Partito sia anche il leader del Governo in caso di vittoria elettorale; un Leader che dia però dei segnali di contatto con la base, come Renzi ha più volte e ripetutamente fatto, ma con una squadra di segreteria, molto più in contatto con gli iscritti e con la base, in grado di renderla compartecipe sui temi del Paese e del Governo, rendendola in grado di conoscere e valutare: il Partito Pensante, insomma.

Non più quindi iniziative ‘mordi e fuggi’, come fino ad oggi, ma incontri più articolati e su singoli temi, dando anche il tempo ai molti di partecipare e portare il proprio contributo.
E’ un metodo nuovo dei rapporti che occorre iniziare fra iscritti, elettori e classe dirigente, sia nazionale che regionale e locale, con una verifica dei funzionamenti del confronto e un controllo del lavoro svolto, con una attenzione a un Paese così articolato e complesso come il nostro.

Senza questo lavoro assiduo e costante, il Partito Pensante, come illustrato dalla Mozione Renzi e da Martina recentemente a Rimini, il corpo del Partito resterebbe vecchio e stanco, non adatto a sostenere una classe dirigente. E soprattutto potrebbe esporci con più facilità a degli scivoloni come quelli del 4 Dicembre con il Referendum o nel 2013 in occasione della tornata elettorale nazionale.
Certamente questo non lo vorremmo, ma penso ed è maggiormente importante, che un Partito pensante composto non solo da una classe dirigente, ma anche e soprattutto da una base importante di iscritti e elettori o cittadini, sarebbe una bella assicurazione per il futuro del nostro Paese, in contrapposizione a populismi e qualunquismi, che minacciano di far perdere ancora molti anni allo sviluppo e al benessere dell’Italia e dell’Europa, se non di tornare indietro.

Albero Ravaioli

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