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Pecci (Lega): “Gnassi e Giunta trascinati nell’inchiesta”. Il Comune di Rimini: “Ti quereliamo”

Con un comunicato stampa il Comune di Rimini annuncia che “Il sindaco e la Giunta comunale di Rimini hanno dato mandato all’Avvocatura Civica di valutare l’entità delle false e gravissime dichiarazioni diffamatorie, contenute nel comunicato stampa inviato quest’oggi dal consigliere della lega Marzio Pecci, al fine di avanzare formale querela presso gli uffici giudiziari”.

“Considerata la violenza inusitata delle dichiarazioni del tutto false pronunciate dal consigliere Pecci, il Sindaco e gli assessori si riservano fin da ora di presentare ad adjuvandum querela in sede penale e civile come persone fisiche offese”.

“L’esercizio di azioni in sede penale e civile a tutela del prestigio dell’istituzione comunale e della reputazione personale verrà ovviamente attivato anche nei confronti di tutto coloro, a partire dalle testate giornalistiche, che diffondono tali informazioni false, chiaramente diffamatorie”.

Marzio Pecci, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Rimini, aveva diffuso oggi un lungo comunicato dove attaccava duramente il sindaco Gnassi e il presidente della Regione Stefano Bonaccini riguardo la loro posizione nell’inchiesta Tecnopolo.

La conferenza stampa dell’ex assessore Roberto Biagini, di ieri, ha scoperchiato il “pentolone” del malaffare del faccendiere Mirco Ragazzi introdotto dal capo gabinetto del Sindaco. E’ di tutta evidenza come la faccenda trascini con sé, prima di tutti, il Sindaco e la Giunta” ha scritto inoltre Pecci.

“Il fatto grave è come, nonostante la denuncia di Roberto Biagini, le interrogazioni della Lega ed i lavori della Commissione di Controllo e Garanzia, i fatti denunciati siano stati ignorati dal PD, da Patto Civico, dalla Giunta e dal Sindaco. Una amministrazione, che dopo le denunce non provvede, indipendentemente dalla rilevanza penale dei fatti denunciati, ad aprire un procedimento disciplinare nei confronti delle persone coinvolte e a trasferirle dai loro Uffici mostra l’arroganza della impunità, conseguente al potere, oltre alla collusione dei partiti di maggioranza e del Sindaco nei fatti contestati. Le persone imputate ed indagate non potevano e non possono rimanere nelle loro funzioni perché le indagini della Guardia di Finanza dimostrano che queste persone operavano in totale spregio delle istituzioni che, non dimentichiamolo, paghiamo con i nostri soldi. Ora è dovere del Sindaco e della Giunta mettere in sicurezza l’istituzione così compromessa e non lasciarla in mano agli indagati”.

Pecci aveva poi citato le intercettazioni allegate alle richieste di rinvio a giudizio, dove una consigliera regionale Pd viene “qualificata dal capogabinetto una “oca giuliva” “perché è una deficiente che in un paese normale non gli darebbero neanche un uc …… in mano”, evidenziando così un totale disprezzo per le donne….”.

“Comunque politicamente gli amministratori hanno il dovere di proteggere l’Istituzione agendo tempestivamente senza trincerarsi dietro all’affermaqzione: “noi siamo garantisti aspettiamo il corso della giustizia”. Balle! Gli amministratori seri devono intervenire subito perché le istituzioni non possono operare nel dubbio della correttezza e della lealtà dei loro collaboratori. L’infedeltà di alcuni dipendenti pubblici, di qualche dirigente e del capo-gabinetto non può attendere le decisioni della Giustizia e va quindi sanzionata sotto il profilo disciplinare per la ragione che hanno compromesso l’immagine della Pubblica Amministrazione”.

“Ritengo che il Sindaco abbia il dovere di dissociarsi dai comportamenti del proprio capo-gabinetto revocandogli l’incarico e poi voglia riferire, insieme al Presidente della Regione Stefano Bonaccini, alla Commissione di controllo e garanzia, che dovrà essere convocata con urgenza, tutte le giustificazioni sull’indagine; diversamente non rimane altro che chiederne le dimissioni. Nel contempo la Giunta ed il Sindaco hanno il dovere, per l’udienza del 24 settembre 2019, di costituirsi parte civile nel processo Tecnopolo. I cittadini non vogliono più mercanti nel Tempio”, aveva concluso Marzio Pecci.

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