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Pennabilli, paga macchinari agricoli online ma è una truffa: trovato il colpevole

Nella rete dei Carabinieri di Novafeltria è caduto un 34enne senegalese responsabile di una truffa ai danni di un’attività di rivendita di macchine agricole operante a Pennabilli.

In particolare il truffatore, nei primi giorni dello scorso maggio, è riuscito a trovare  illecitamente in rete, alcuni dati personali sensibili dell’imprenditrice pennese che ignara dell’accaduto aveva ordinato online, in quel periodo, alcuni macchinari agricoli da una società perugina.

Qui scatta il tranello: il truffatore ha inviato all’imprenditrice, sul suo indirizzo di posta elettronica, una e-mail attestante le coordinate bancarie e l’importo del bonifico, pari a euro 3.000, da effettuare nella stessa giornata, quale acconto relativo all’acquisto di alcuni macchinari agricoli, cioè degli “erpici strigliatori”.

L’imprenditrice, ignara di tutto, ha proceduto nella stessa giornata a effettuare, tramite bonifico, il pagamento del corrispettivo dovuto. Trascorso qualche giorno, però, l’imprenditrice è stata sollecitata dall’azienda di Perugia a pagare l’acconto previsto e suo malgrado ha scoperto di essere rimasta vittima di una truffa online.

Resasi conto  di essere stata raggirata la donna si è quindi rivolta ai Carabinieri della Stazione di Pennabilli denunciando l’accaduto. I Carabinieri hanno quindi avviato le indagini e dopo una laboriosa attività investigativa, portata avanti per circa tre mesi, sono riusciti a risalire al reale beneficiario del bonifico identificandolo. Si tratta di un 34enne senegalese residente nel padovano, che aveva al suo attivo altre truffe del genere. Quindi è scattata la denuncia, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rimini, per truffa telematica.

L’Arma di Novafeltria invita gli utenti a prestare la massima attenzione al trattamento riservato dei dati personali sul Web e specialmente per chi ha un’attività commerciale, prestare la massima attenzione quando si dà il consenso alla trattazione dei dati personali, in quanto sono sempre in agguato i cyber-truffatori. Alcuni di loro, infatti, utilizzano il cosiddetto “phishing”, ossia un’attività illegale che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale. Il truffatore effettua un invio massivo di messaggi di posta elettronica che imitano, nell’aspetto e nel contenuto, messaggi legittimi di fornitori di servizi che richiedono di fornire informazioni riservate come, ad esempio, il numero della carta di credito o la password per accedere ad un determinato servizio. A questo punto il gioco è fatto, infatti il phisher utilizza questi dati per acquistare beni, trasferire somme di denaro o anche solo come “ponte” per ulteriori attacchi.

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