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Per dirla con Trilussa, “quanno ce vò ce vò”!

Essendosi Lugaresi nominato suo sponsor, credo che Lucio Paesani farebbe bene a dare subito avvio a qualche rito scaramantico, poiché tutti coloro che hanno finora goduto del suo sostegno sono poi risultati inesorabilmente trombati.

E sì che Lugaresi in questi anni s’è fatto “valvassino volontario” di tanti, dopo aver cessato di fingersi prima comunista, dopo diessino, poi ancora “generico di sinistra” ed aver indirizzato via via sempre più a destra il suo tricicolino online, fino a dover oggi dividere i suoi servigi fra i valvassori riminesi che fanno capo a Capitan Salvini e quelli che si riferiscono a Sora Lella Meloni.

Lugaresi s’è scagliato contro il mio precedente corsivo e quindi con Chiamamicitta.it, in cui facevo qualche battuta su Paesani, il prossimo candidato sindaco della destra. Ma poiché gli è del tutto estranea, da sempre, la capacità di sostenere un confronto, ancorché aspro, con quanto scrivo, se l’è presa ancora una volta con… la mia biografia, dando sfogo a quotidiane puntate di quella trivialità che oramai l’ha reso un caso umano, più che politico; facendo diventare quel suo “Salvarimini” una palestra di rancorosa invidia che genera acredine e livore.

Non occorre infatti essere Freud per capire come dietro a quel suo ossessivo raccontarsi eternamente circondato da subdoli nemici, vi sia in realtà la frustrazione di chi ha bisogno di nascondere a se stesso che il suo vero nemico è lui medesimo, per aver dissipato ben due volte, a colpi di presunzione e narcisistica megalomania, la fortuna di essere assurto a ruoli di prestigio politico e istituzionale dovuti più al favore delle circostanze che a suoi meriti effettivi.

Io sarei dunque una di quelle «ormai vecchie cariatidi della sinistra extra parlamentare che nel tempo sono arrivati a vestire il doppio petto». Uno che «in testa ai cortei studenteschi incitava all’occupazione di scuole e fabbriche» ma che poi, anni dopo, «saltabeccava allegramente con i vari potenti di turno mentre alle Feste dell’Unità i compagni con i calli alle mani, che sognavano il Paese del Socialismo, si impestavano di fumo delle salsicce che sfrigolavano». Come se non bastasse, sono «fra coloro che ora vestono di cachemire e a sinistra hanno solo il cuore, ma il portafoglio ben gonfio e stretto a destra», a cui «il Partitone aveva riservato un posticino, benedetto dalla Curia, nel cda della banca Carim».

Immagino le risate di chi mi conosce, nell’immaginarmi l’extra parlamentare che non sono mai stato, oggi vestito di cachemire e in doppio petto.

Per effetto di quegli esaltanti cortei sessantottini e di quanto ho imparato anche dalle centinaia di Feste de l’Unità cui ho preso parte, ora mi ritrovo a sinistra non solo il cuore, peraltro un po’ malandato, ma ancora la voglia di “fare qualcosa” per non rassegnarmi a sottostare ai sodali politici di Lugaresi. In quanto al “portafoglio gonfio”, se vuole posso mostrare il costante “meno” del mio conto corrente al Lugaresi “bancario di lungo corso”.

Anche se in questa veste non ci fa una gran figura, risultando pure lui uno di quei superficialotti ignorantini che hanno sempre confuso Banca Carim (del cui Consiglio di Amministrazione non mi sono mai sognato di far parte) con la Fondazione Cassa di Risparmio che invece, anche oggi che Carim non c’è più, continua a sostenere progetti culturali, assistenziali e di valore sociale.

A far parte dell’Assemblea dei Soci della Fondazione sono entrato nel ’96, in quanto Vicepresidente della Provincia. Dopo essermi sentito per anni un po’ come “il cane in chiesa”, nel 2011, cambiato sensibilmente il clima, la maggioranza dell’Assemblea mi ha eletto con voto segreto a far parte del Consiglio Generale, che nel 2013, sempre con voto segreto, mi ha eletto all’unanimità membro del Consiglio di Amministrazione, essendovi poi defenestrato quattro anni dopo, quando sono tornati a comandare “quelli di una volta”.

Che Lugaresi mi consideri una brutta persona me ne sono oramai fatto una ragione; anche se un po’ mi diverte ricordare, al contrario, il salameleccare di quando ero “il suo segretario comunista”.

All’epoca il segretario del PCI aveva quasi sempre la prima e l’ultima parola e di questo Lugaresi dovrebbe essermi un po’ grato. Non mi riferisco a vicende che attengono alla sua sfera privata, da me mai citate per (immeritata) cortesia e delicatezza nei suoi confronti. Ma alle volte in cui dovendo comporre “la prima squadra”, per non litigare con i mitici compagni di Viserba lo mandavo in campo lasciando in panchina qualche altra riserva, che pure non aveva più demeriti di lui.

Dopo tutta questa interminbile premessa, veniamo al dunque.
Con una battuta potrei dire che nel mio piccolo cerco di fare qualcosa per impedire che Rimini, complice anche qualche “leggerezza da sinistra”, cada in mano ai galoppini di Salvini.

Per farsi del bene, Rimini ha invece bisogno di potersi dotare, nell’ordine:
– di un programma costruito con il concorso non solo dei partiti e dei soggetti organizzati che già costituiscono il centrosinistra, ma anche di ambienti, gruppi, aggregazioni embrionali presenti nella società riminese, portatori di un riformismo magari talvolta inconsapevole;
– di una maggioranza politica che accolga una significativa rappresentanza di quei mondi;
– di una Giunta che non solo porti a compimento, ma ampli nello stesso segno, il programma che in gran parte ha fatto in tempo a realizzare l’Amministrazione Gnassi in questi dieci anni.

L’individuazione del Sindaco, o meglio ancora del candidabile a Sindaco, dev’essere non la premessa ma la conseguenza di un così ampio percorso, e men che meno può apparire ai riminesi come “faccenda interna” di un partito, per di più del tutto intempestiva nel momento in cui la lotta al coronavirus richiede alla sinistra ben altre priorità.
Credo pertanto di avere forse sbagliato a ironizzare sulle spacconate di Paesani, che anzi dovrei sperare fosse proprio lui il prescelto dalla destra: uno di cui gli elettori farebbero presto a capire che con il microfono in mano parla e ragiona di politica e di società come se sparasse cavolate alla consolle.

1986: l’qssessore Massimo Lugaresi e il vice sindaco Nando Piccari

Post Scriptum:
Naturalmente Lugaresi, sia scrivendone in proprio che ospitando la “betoniera del pensiero lugubre” Maria Giovanna Maglie, respinge le critiche «all’atto di carità di Salvini», come lui chiama la miserevole pagliacciata messa in atto a Natale dal caporione leghista, contando sulla graziosa marchetta di una leghista infiltrata nei “City Angels”.

L’aveva preannunciato: alla «santa vigilia» e nel «giorno del Santo Natale… il Governo non può tenere chiuso in casa il cuore degli italiani. Andrò a portare una coperta, un piatto caldo, una fetta di panettone e un sorriso a chi dorme in strada e ha freddo; a portare doni ai bambini; a pranzare insieme ai clochard, come da anni sono abituato a fare».
Peccato che un video, risalente a pochi anni fa, mostri chiaramente quanto la condizione dei senzatetto commuova “il vero Salvini”.

Accompagnato da qualche suo scagnozzo in un giro non proprio caritatevole fra i clochard che dormono per terra coperti da un cartone, lo si sente infatti irridere quei poveri disgraziati: «Avete visto ragazzi? Ecco “le risorse”. Ah, questa è una persona? Pensavo fosse un sacchetto…Questo è un piatto di pasta rimasto qua, che qualcuno non ha gradito: e s’incazzano anche».
Poi, rivolto agli scagnozzi: «Va bè, così tutti i santi giorni – primavera, estate, autunno, inverno – donne e bambini, voi passate in mezzo a questa situazione qua?».
Quando si dice il cuore…rimasto chiuso in casa.

Nando Piccari

(nell’immagine in apertura: Massimo Lugaresi, Marco Lombardi e Nando Piccari in campo con la rappresentativa calcistica del Consiglio comunale di Rimini)

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