Home > Economia > Ambiente > Perché dobbiamo ringraziare il ministro Biondi e un bagnino di Cesenatico che aprì una finestra

Perché dobbiamo ringraziare il ministro Biondi e un bagnino di Cesenatico che aprì una finestra

Credo che la “comunità dell’Adriatico” debba un tributo di riconoscenza ad Alfredo Biondi, decano dei liberali italiani, Ministro dell’Ecologia dall’83 all’85, un ministero che fu istituito per la prima volta nella storia d’Italia proprio in quegli anni a causa delle prime drammatiche questioni ambientali generate dall’impetuoso (e caotico) sviluppo degli anni settanta.

L’avvocato Biondi è deceduto pochi giorni fa e non ho trovato né sui giornali, né sulle tv, alcun ricordo riferito al suo contributo per la soluzione della drammatica eutrofizzazione del nostro mare.

La vicenda è questa. Pochi giorni dopo il Ferragosto 1984 le acque del Nord Adriatico sono invase da una eccezionale fioritura di alghe e le spiagge vengono sommerse da tonnellate di pesce morto per mancanza di ossigeno nell’acqua del mare. Possiamo immaginare le tensioni che attraversavano il mondo del turismo.

Si trattava di un fenomeno già noto, apparso alla fine degli anni settanta. La Regione Emilia-Romagna aveva avviato studi approfonditi e definito, insieme agli enti locali e alle categorie economiche, un piattaforma di provvedimenti, urgenti e costosissimi. In pratica si trattava di depurare le acque della Pianura Padana (Milano e Torino non avevano depuratore) e ridurre l’immissione in Adriatico di fosforo e azoto provenienti da detersivi, da concimi agricoli e da altre fonti costiere. Un’opera colossale che era specchio del noto dualismo dello sviluppo italiano, nord ipersviluppato, sud sottosviluppato.

La Regione organizza a Cesenatico, sala dell’Azienda di Soggiorno, un’assemblea con gli operatori economici a cui invita il Ministro Biondi. Trecento persone in una sala che ne contiene la metà, aria condizionata a palla, caldo e umido soffocanti. Da me, Assessore all’Ambiente, e da Lanfranco Turci, Presidente della Regione, vengono illustrati i punti della “Piattaforma per l’Adriatico”, segue acceso dibattito. Prende infine la parola il Ministro da cui ci aspettiamo qualche impegno.

Mentre Biondi parla, il condizionatore si blocca, un bagnino di Cesenatico si alza ed apre le ampie vetrate che si affacciano al mare. Una zaffata di pesce fradicio invade la sala.

Va detto che Biondi soffriva di asma, l’acre odore di pesce lo fa tossire ripetutamente, stenta a parlare. Copre il microfono con una mano e rivolto a me dice: ”Cos’è questa puzza tremenda?”, gli rispondo: ”Ministro questo è il motivo per cui ti abbiamo fatto venire a Cesenatico”.
Capì e prese impegni che poi il governo Craxi confermò.

Resta il mistero intorno alla mossa del bagnino: fu intenzionale per far capire il dramma in corso o fu casuale per colpa del caldo soffocante?

Se oggi le acque dell’Adriatico hanno raggiunto uno standard accettabile, lo si deve ai 2600 miliardi per la depurazione della Valle Padana della Finanziaria 1985 e 86, alla legge che tolse (anticipando di trent’anni l’UE) nel gennaio 1987 il fosforo dai detersivi, al blocco degli sversamenti in mare delle fosforiti di Marghera, alla riduzione dell’uso di concimi chimici in agricoltura. E naturalmente lo si deve alla mobilitazione di forze sociali e politiche, simbolicamente rappresentate dal gesto del bagnino di Cesenatico.

Giuseppe Chicchi

Scroll Up