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“Perché io, elettore di sinistra, non voterò PD alle amministrative a Rimini”

Da quando ho raggiunto l’età della ragione ho sempre militato a sinistra, senza tentennamenti. Da quando sono diventato maggiorenne, nel lontano 1982, sempre e solo alla sinistra ho dato il mio voto e il mio contributo di militante. PCI, PSI, DS… I tempi mutavano, e così anche le sigle dei partiti. Il mio baricentro rimaneva, e rimane, a sinistra. Ancor oggi quando posso, se me ne viene data facoltà, voto un candidato socialista. Il partito cui sono scritto con orgoglio, il PSI, è apparentato con il PD. Quindi, fatalmente, da anni sostengo il PD per vie traverse. Lì, pensavo, sono accuditi e preservati i miei valori. Lì la storia, gloriosa, del riformismo emiliano-romagnolo che ha fatto scuola. Qualcosa si è rotto, l’incantesimo si è spezzato. In questo caso la fiaba di Grimm è a rovescio: la principessa che è in cerca di una palla d’oro, che sogna un mondo migliore, non s’imbatte nel rospo, incontra subito il suo principe. È costui che – a seguito di una metamorfosi autoindotta – diventa un rospaccio e tale rimane. E se ne compiace.

La nostra storiella comincia con una lotta furibonda, all’interno del PD riminese: il Sindaco uscente, Andrea Gnassi, s’impunta per nominare quale suo successore in pectore un suo fedelissimo, un grigio burocrate, un assessore senza infamia e senza lode: Jamil Sadegolvaad (in verità a Borgo Marina, uno dei borghi storici di Rimini, sono meno generosi nel giudizio: Jamil, dicono molti residenti, non ha fatto nulla per la sicurezza e il decoro della loro zona. Ma di questo parlerò un’altra volta). Designazione calata dall’alto, o cooptazione: eccovi servito l’ossimoro che va di moda: dispotismo democratico. La corrente di sinistra del PD propone un candidato di tutt’altro spessore: Emma Petitti, già deputata, Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. La Sindaca ideale per Rimini, a mio avviso. Rimini dal dopoguerra ha avuto solo amministrazioni di sinistra, c’è bisogno di discontinuità, ci vuole aria nuova, pur nel solco della stessa tradizione politica. Si giunge a uno stallo. Unica soluzione razionale, e sacrosantamente giusta: si tengano le primarie: siano i cittadini – gli elettori del centrosinistra – a decidere il candidato. Razionalità e correttezza s’infrangono come il mare sugli scogli: la Petitti ha un serio handicap: i sondaggi la danno per favorita.

Morale della nostra favola a pessimo fine: i maggiorenti del PD cassano le primarie a Rimini. Nessuno osa negare il potere di veto all’uomo solo al comando, il sindaco uscente, ed ex comunista – ma non si può dire: il PD non ha radici teoriche, solo un tenue filo con il riformismo pratico del vecchio PCI. Senonché viene siglato un accordo al ribasso: Gnassi, al pari d’un signore feudale, disporrà della figura amica, il suddetto Jamil, il quale vigilerà affinché l’opera magistrale del suo mentore non sia incompiuta. La corrente della Petitti avrà diritto, come compensazione, al vice sindaco. In un attimo il PD riminese, con la benedizione dei vertici regionali, annulla i suoi due più grandi punti di forza: le primarie quale legittimazione democratica (si fanno solo se vince il candidato gradito) e le quote rosa, fiore all’occhiello di una classe politica liberal e politically correct che dice di aver rotto i ponti col maschilismo (guarda caso chi soccombe nella contesa è colei che sarebbe stata il primo sindaco donna di Rimini, persona peraltro preparatissima a prescindere dal sesso). Un ceffone in faccia agli elettori di centrosinistra, alle donne e a chi crede davvero nella parità dei sessi.

Come se il danno non bastasse, è arrivata la beffa: il Sindaco uscente, Andrea Gnassi, inaugurando il tanto strombazzato Museo Fellini – a suo dire un’opera straordinaria, che inaugurerà una novella età dell’oro a Rimini, un progetto che fa trattenere il respiro al mondo intero per l’ammirazione e l’invidia –, si è rivolto ai riminesi come un profeta di libertà (segue solo un estratto del suo magniloquente, retorico discorso):

«C’è un vincitore! Sì c’è! In questo caso hanno vinto i bambini che adesso possono muoversi liberi là dove non potevano, possono correre in uno specchio d’acqua come i coetanei di Bordeaux, o al Guggenheim di Bilbao, possono chiedere ai genitori o ai nonni chi siano quegli strani personaggi in bianco e nero proiettati sul teatro e cosa ci sia in quel castello. Perché a Rimini ci sono l’elefante e il rinoceronte. Sigismondo e Fellini. Possono. Possono chiedere. Il punto è proprio questo. Rinunciare per tanti, troppi anni, alla bellezza, alla storia, a passeggiare e godere di questi spazi è stato prima di tutto una privazione di ‘potere’ della persona, dunque di libertà. Chi aveva deciso, e per quale motivo, che questa piazza dovesse esercitare la sua tirannia con l’auto o nel castello, il nulla travestito da niente? Potere scegliere. Scegliere di dire ‘mi piace’, scegliere di dire ‘non mi piace’, scegliere di attraversare una nebulizzazione d’acqua, scegliere di non togliersi le scarpe e scegliere di scuotere la testa. Ma oggi possiamo scegliere: prima no».

Rimango basito, stupefatto. Trasecolo! Eccola, la libertà della nuova sinistra post-ideologica: che il cittadino possa scegliere i propri candidati a sindaco, questo no; che il cittadino (o il bimbo) possa accarezzare un rinoceronte di sapore kitsch, togliersi le scarpe, sguazzare in una piscinetta di fronte al Castel Sismondo, sgranare gli occhi di fronte al circo felliniano, questo, per Bacco, sì. Si chiama libertà, bellezza!

Colui che ha esercitato la sua tirannia “democratica”, colui che ha privato gli elettori del centrosinistra dell’unico potere di cui dispongano prima delle lezioni, restituisce loro una falsa libertà sotto forma di diritto al luna-park felliniano. Questo sì che è il “nulla travestito da niente”! Fellini, un gigante del Novecento, è ridotto a un’icona pop, a un brand commerciale per Rimini. Il cittadino riminese diviene una comparsa in un gigantesco film mal riuscito, mero spettatore-consumatore di un prodotto. È, questa, la logica del consumismo che ci martella con le pubblicità. Noi siamo liberissimi di acquistare o meno, no? Il solo problema è che non esiste un’identità al di fuori di quel flusso magico: o sei un consumatore, oppure sei nulla. Cittadino plaudente e gaudente, cittadino consumatore. Torna in auge il vecchio motto, caro agli imperatori romani, quando non c’era neppure un briciolo di democrazia: panem et circenses. Il PD, insomma, fonde residui stalinisti (il dispotismo, l’accentramento) con la deriva neoliberista e la pseudocultura berlusconiana dell’effimero e della televendita del “prodotto politica”. Oggi conta solo la narrazione, non contano i fatti concreti, manipolabili a piacimento. Oggi conta solo il marketing sui social media, non la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.

No, non è questa la sinistra che io ho conosciuto, che ho stimato, in cui ho creduto e per la quale mi sono battuto per quasi quarant’anni. Il vecchio PCI, sì che amava la cultura, e come teneva nel palmo della mano i suoi intellettuali! E il PSI faceva altrettanto. Tutti i dirigenti politici della sinistra gareggiavano per accaparrarseli. E poi c’era la base, c’erano i militanti. Tutti avevano diritto di parola: anche l’operatore ecologico, il buon vecchio spazzino. Oggi questo PD preferisce i like su Facebook ai dibattiti pubblici: infinitamente meglio le folle plaudenti che le poche voci critiche, mosconi fastidiosi da scacciare. E intanto i problemi reali della gente incancreniscono. Il luna-park felliniano ci distoglie dalla miseria quotidiana.

No, io non ci sto. Urge inviare un segno: non voterò né il Pd né le liste collegate a quel partito. Ricordatevelo, uomini e donne di sinistra, quando, in queste ore, il PD riminese chiede il vostro voto dopo che siete stati schiaffeggiati, e offesi: ovvero trattati come popolo bue. L’aver negato le primarie è stato un atto intrinsecamente illiberale, autoritario, che rinnega la tradizione stessa del partito democratico. Un atto che fa seguito a una gestione che dura da un decennio nella quale sia gli intellettuali dissenzienti che i cittadini comuni dubbiosi sono stati trattati con sprezzo, o ignorati con alterigia. C’era quel bel film Western con Redford, Corvo rosso, non avrai il mio scalpo. No, PD, questa volta non avrai il mio voto.

Edoardo Crisafulli

Addetto culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dirige l’Istituto Italiano di Cultura di Kiev, in Ucraina.

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