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Perché Mdp sostiene Bonaccini e quale programma vorrei

Art.1- Movimento dei Democratici e Progressisti sosterrà la candidatura di Stefano Bonaccini aderendo ad una lista per le prossime regionali, veicolo di forze civiche e progressiste per contribuire a dare seguito all’esperienza delle Giunte Regionali di sinistra.

Pensiamo a cosa serve ai cittadini e all’Emilia Romagna, facciamolo per amore della nostra tradizione di regione ad alto tasso di civiltà. Conta ciò che abbiamo fatto, ma ancora di più ciò che ci impegniamo a fare.

Il mio contributo parte da due livelli di azione, uno urgentissimo, da realizzare entro un anno dall’inizio della nuova legislatura regionale. Uno che ha tempi necessariamente lunghi sui quali però partiamo già con qualche vantaggio per il lavoro fin qui svolto dalla Regione.

Il primo livello ha tre voci fondamentali: lavoro, immigrazione, periferie. Del secondo (Welfare, Ambiente, Turismo) dirò in un altro articolo.

Lavoro. Il lavoro anche nella nostra regione ha vissuto la tragedia della precarizzazione. Precarietà significa che se spingi il bottone dell’ascensore sociale, l’ascensore non parte. Se vai in banca non ti fanno il mutuo, cerchi una casa in affitto e non te la danno perché temono che non paghi, non fai figli perché il futuro è cupo, ecc. ecc. Allora cosa fai? O lotti o t’incazzi. La risposta più veloce è la seconda, ovviamente, e magari voti Lega.

Cosa può fare la Regione? L’Emilia Romagna si è dotata di una legge regionale (la n.17 del 2005) che è un punto di riferimento per le Regioni italiane, prevede strumenti importanti per combattere la precarizzazione della vita dei nuovi lavoratori, a partire dai protocolli d’intesa con i datori di lavoro collegati alle politiche di incentivazione. Usiamola ancora di più.

Immigrazione. Le migliaia di clandestini prodotte dal Decreto Sicurezza sono lì per strada in attesa del rimpatrio, li incontriamo ogni giorno, fanno accattonaggio e, quando i “caporali” li chiamano, raccolgono frutta a due euro l’ora. Senza saperlo fanno campagna elettorale per la Lega. La gente, anche quelli che votavano a sinistra, ne ha paura perché non sa come vivono, che lingua parlano, cosa mangiano, dove dormono, ecc. ecc. Mettiamola in positivo, lanciamo una campagna di un anno per l’inclusione sociale: lingua italiana, formazione al lavoro, autoimpiego con cooperative di servizio, percorsi di rientro in patria al seguito di progetti di cooperazione, ecc. Comunque vada qualcosa cambierà, avremo fatto il primo gradino per l’inclusione sociale. Al Bar Sport qualcuno dirà: “Così portano via il lavoro agli italiani”, ma anche chi lo dice sa che non è vero. E che finalmente l’ONU si dia una mossa in Libia!

Periferie. La destra domina nei quartieri periferici, nei piccoli paesi. Lì ormai arrivano solo la tv e internet, è una comunicazione univoca che ti riempie di notizie, spesso false, alle quali non sai o non puoi rispondere, non puoi approfondire, avanzare un’istanza, dire la tua, esprimere un dubbio che non stia in poche decine di caratteri. Non ci sono più i Quartieri (li abbiamo cancellati noi!), le sezioni di partito e le parrocchie si vanno spegnendo col passare delle generazioni che le hanno create. Con chi posso confrontarmi, come posso approfondire? Con Facebook o con twitter? Ridicolo e tragico nello stesso tempo.

Proviamo, con un programma regionale, a costruire delle “reti civiche” mettendo in campo, in alcuni quartieri, figure professionali di mediatori sociali che sappiano connettere ciò che già c’è (spazi, attrezzature, volontari, ecc.) con l’obiettivo di produrre “servizi di cittadinanza” per riportare la gente fuori casa, a stare insieme, proprio come si fa nelle Feste dell’Unità, però ogni giorno. A mangiare, a ballare, a cantare, a conoscere, a imparare insieme, giovani e vecchi. Insomma dei “Civivo” di seconda generazione. Alla rabbia crescente si oppone un bisogno latente di “comunità”, di persone non di fantasmi digitali. Su tutto questo si può agire con una struttura professionale su cui si devono investire risorse. Altro che “panem et circenses”, altro che “cultura alta e bassa”. Tranquilli, a quella “bassa” ci pensa già il mercato, metterci soldi pubblici è un delitto.

Giuseppe Chicchi

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