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Perfino la pancia del Paese merita di più dei forsennati di Ferragosto

«Chi regna su se stesso e governa le sue passioni, desideri e paure, è meglio di un re». Parola del poeta John Milton, e c’è uno strano contrappasso nel fatto che proprio Milton si chiami l’hotel riminese messo a soqquadro dal forsennato di Ferragosto: se è l’autocontrollo la misura del valore di un essere umano, il tizio era messo peggio dell’ultimo degli straccioni.

Ma quanto a vile denaro, il giovanotto doveva averne quanto basta per comprarsi alcool e droga per sballarsi completamente e per soggiornare nel quattro stelle che a causa sua è diventato una versione rivierasca dell’Overlook Hotel di Shining, compreso il tentativo di sfondare le porte delle camere dietro cui tremavano ospiti inermi – e il fatto che abbia usato un estintore e non un’accetta non cambia di molto le cose.

Ma regnare su se stessi e saper governare le proprie passioni, desideri e paure oggigiorno pare un blasone di cui fanno a meno in tanti, non solo i giovani debosciati di passaggio a Rimini. L’autocontrollo predicato dagli stoici, che nella moderazione vedevano il vero tratto distintivo del saggio e la virtù più importante in un uomo di potere, è decisamente fuori moda, in primo luogo, si direbbe, fra gli uomini di potere.

Di matti di Ferragosto questa settimana ne abbiamo visti parecchi, dalle parti di palazzo Madama. Chi, schiumando rabbia come un estintore, si diceva pronto a sbaraccare il governo e pochi minuti dopo si rimangiava tutto; chi proponeva alleanze a gente che aveva insultato fino al giorno prima, chi continua a ripetere ossessivamente “o fate come dico io o fondo un partito”.

E manco c’era la giustificazione dell’alcool e delle droghe, al massimo un mojito al Papeete Beach o un prosecchino a Porto Cervo. Tutti si piccano di voler parlare «alla pancia del Paese»; in realtà è una scusa per lasciar parlare le proprie budella, sconnettendole dal cervello – e del resto, se pensare prima di parlare è faticoso, pensare prima di twittare o postare lo è ancora di più.

La pancia del Paese, da parte sua, comincia ad averne abbastanza di tutti questi incantatori di intestini, ed essendo una pancia, più che un sacco di gente che le parla, vorrebbe qualcuno che in grado di offrirle nutrimenti sostanziosi e digeribili.

Ed è pure stufa di essere trattata come un’imbecille. La medicina più moderna ha valorizzato il microbiota intestinale, cioè la fauna batterica «buona» che ci aiuta a digerire, ci protegge dalle malattie e, in una parola, ci fa stare meglio. C’è addirittura chi parla dell’intestino come di un «secondo cervello», riferendosi al sistema nervoso enterico le cui funzioni, ancorché non cognitive, sono fondamentali per il nostro benessere.

Anche il «secondo cervello» del Paese merita di meglio di quel che gli viene ammannito quotidianamente da chi, avendo il compito di guidarlo, dovrebbe essere il suo «primo cervello». E invece, convinto di poter governare le passioni, i desideri e le paure degli italiani, è schiavo delle proprie intemperanze, come il forsennato del Milton.

Lia Celi

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