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Ma il piano strategico di Rimini è della città o del principe?

Era il 2006 quando la giunta Ravaioli lanciò l’idea di un piano strategico per Rimini. Alcune città d’Italia (non tante) molte città europee, già allora si erano dotate di una pianificazione strategica  a sostegno della classica pianificazione urbanistica. La differenza è semplice. L’urbanistica si occupa di trasformazione del territorio, di uso del suolo ma non di aspetti immateriali come l’integrazione, la crescita culturale, la pratica sportiva, le politiche sociali, eccetera.

La pianificazione strategica inoltre travalica i mandati amministrativi e permette di programmare il futuro senza l’assillo delle elezioni ogni cinque anni. Gli obiettivi, se discussi e partecipati, possono essere condivisi tra le forze di maggioranza e minoranza del momento. Queste erano le premesse del piano strategico di Rimini. Allora fu fatta un’altra importante scelta. Il piano strategico doveva essere il processo di una partecipazione reale dei portatori di interessi e dei cittadini. Un forum del piano, tanti gruppi di lavoro. Alla fine furono coinvolte oltre 10 mila cittadini ed oltre 60 le associazioni che vi hanno aderito..

Quel Piano Strategico 2010-2027 fu approvato in consiglio comunale all’unanimità con la presenza del Vescovo di Rimini.

Di questo stiamo parlando. Di un grande processo democratico, come non era mai successo a Rimini, reso possibile dal Forum , da un sindaco, Alberto Ravaioli, che guardava al futuro con gli occhi della condivisione e dal direttore del piano strategico.

Quell’esperienza si è poi trasformata negli anni. E’ stata costituita l’Agenzia del Piano Strategico è stato aggiornato il piano strategico con il Masterplan. In questi dodici anni si sono ottenuti ottimi risultati, come viene descritto in modo puntuale nel bilancio delle attività del Piano Strategico. Purtroppo, è stata abbandonato il forum e la partecipazione. Tutto è stato cancellato o quanto meno ridotto ai minimi termini.

Ora il Comune, con una conferenza stampa ha annunciato di voler aggiornare il piano strategico ad al 2039. 

Apparentemente una decisione naturale. “Il mondo è cambiato”,direbbe qualcuno, dal 2010 ad oggi e pertanto è necessario aggiornare la pianificazione strategica. Solo in parte è vero.

Se l’impostazione iniziale fosse stata mantenuta (forum e gruppi di lavoro) non vi sarebbe stata nessuna necessità di questo nuovo obiettivo. Il piano strategico veniva aggiornato continuamente rispetto a ciò che veniva realizzato e rispetto a nuovi obiettivi e cambiamenti in un confronto continuo all’interno del Forum, del Comitato Promotore e del Consiglio Comunale.

Aggiungo che non capisco la tanta fretta. Solo un anno di discussione e confronto per un nuovo piano strategico fino al 2039 quando l’attuale piano è traguardato al 2027. Il piano strategico fu elaborato in due anni di intenso lavoro, dal 2008 al 2010.

Seconda obiezione. Non viene ricostituito il Forum (un generico riferimento ad un “coinvolgimento rigenerato di tutte le organizzazioni che già costituiscono il Forum”..), non vengono ricostituiti i gruppi di lavoro. Ma si propone una prima fase  (iniziata a gennaio 2019!) con “oltre 300 interviste a stakeholders vecchi e nuovi, co-progettazione con le scuole, un questionario on-line per cittadini e visitatori, un ufficio “strategico” temporaneo visitabile fino all’estate e attrezzato per raccogliere idee e proposte dai cittadini, un gaming collettivo su Rimini da realizzarsi mediante crowdsourcing di idee e proposte dei cittadini e dei turisti”. Cui farà seguito una seconda fase di lavoro, che prevede la costituzione di un Comitato Scientifico e l’avvio di laboratori tematici partecipati riguardanti “i nuovi ambiti di intervento sui quali Rimini e il suo territorio indirizzeranno il proprio sviluppo futuro”.

Evidente che vi è un ribaltamento totale dell’impostazione iniziale del piano strategico. Nel 2007 prima fu costituito il Comitato Scientifico poi il resto. Anche il termine “laboratorio” lascia intendere tutto ed il suo contrario.

Evidente che in questo caso si tratta di una scelta di tenere nelle mani della Giunta Comunale ogni decisione. Legittima. Ma non è più il piano strategico pensato nel 2007. Alla fine vi è il rischio di un documento programmatico letto come di parte e come tale votato da una sola parte del Consiglio Comunale.  Non a caso lo stesso Consiglio Comunale non è stato minimamente coinvolto in questa decisione.

Terza obiezione. Nel comitato promotore entra formalmente anche l’Università. Benissimo. Era presente nel 2007 nel comitato scientifico, ma non nel comitato promotore.

Incredibile è invece l’ingresso di una banca nel comitato promotore. Il Comitato promotore è sempre stato composto da istituzioni di interesse pubblico: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Fondazione Carim e Regione Emilia Romagna. Ora si pensa di fare entrare una banca, Crèdit Agricole.  Per quale ragione una struttura privata, di profitto, per altro di proprietà estera, dovrebbe conoscere, in anticipo ed anche condizionare le scelte della comunità riminese? I privati debbono stare fuori dal Comitato Promotore, proprio per garantire l’interesse pubblico e privato di tutti.

Quarta obiezione. Si dice che occorre passare da un piano strategico che si è concentrato principalmente sulle trasformazioni fisiche, e quindi sulla urbs, mentre oggi l’attenzione dovrà sempre di più anche sul piano della civitas. Non è così dal mio punto di vista.

La zona turistica è ancora lontana dall’essere trasformata. Non basta il Parco del Mare. C’è il problema dell’innovazione del prodotto turistico. Vi sono vuoti urbani nella città  che vanno ripensati. L’urbs dovrà essere sempre al centro della pianificazione strategica altrimenti succede come con la piscina comunale che sta vedendo una discussione disordinata e senza alcun riferimento di pianificazione strategica su dove collocare il nuovo impianto natatorio di Rimini, dopo il fallimento di Acquarena e la necessità di trovare una nuova localizzazione.

Faccio inoltre notare che la “Civitas” era la struttura del piano strategico, la partecipazione, il coinvolgimento. Purtroppo la contemporanea abolizione dei quartieri (errore clamoroso della sinistra in Italia) e l’abbandono del forum del piano strategico (di fatto, non ha più partecipazione) ha cancellato la Civitas.

In conclusione, tutto è legittimo ma sapendo che strada si vuole percorrere. Da come è stato presentato l’aggiornamento del piano strategico, appare più l’idea di voler passare dalla Civitas al Princeps.

Maurizio Melucci

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