Home > Politica > Le pillole della settimana > Pizzolante insulta Berlinguer. Governo a rischio bagnini. E nemmeno a New York si trovano camerieri

Pizzolante insulta Berlinguer. Governo a rischio bagnini. E nemmeno a New York si trovano camerieri

Pizzolante e gli insulti a Berlinguer

Il 25 maggio di 100 fa nasceva Enrico Berlinguer. Tanti i ricordi, la stima per un grande personaggio della vita politica italiana. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, gli ha reso omaggio definendo il segretario del Pci come un “protagonista della vita del Paese che ha dimostrato un profondo rispetto per la costituzione e le sue regole e un’attenzione morale costantemente espressa e sollecitata.”. In tanti anche a livello locale lo hanno ricordato con affetto ad iniziare dal sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad. Una intera generazione si è avvicinata alla politica grazie a Berlinguer.

9 febbraio 1980. Rimini, sede della Federazione Comunista. Visita del Segretario Generale Enrico Berlinguer. Da destra, Francesco Alici, Enrico Berlinguer, Nando Piccari, Giancarlo Zannuccoli, Odo Fantini

Vi è stata un’unica nota stonata, fuori luogo e anche vergognosa. È quella dell’ex onorevole Sergio Pizzolante, che parlando di Berlinguer scrive su Fb: “Nessuna stima politica. Berlinguer, per me è il simbolo della doppiezza comunista. Scuola Togliatti.  La doppia morale. Pone la questione morale, mentre il suo partito era totalmente inserito nel sistema del finanziamento irregolare dei partiti. Ci sono ormai molti documenti. Vota tutte le amnistie. E mentre prendeva i soldi da Mosca. Dai russi. Da una potenza nemica”.  Poi ancora: “Parti da Berlinguer e arrivi a Travaglio. O a D’Alema. O peggio, ai suoi nipotini”. Pizzolante si dimentica dello strappo con l’Urss, la posizione sulla Nato (nel 1976; nel 2022 non da tutti si ascoltano parole altrettanto chiare). Dimentica che tangentopoli scoppia nel 1992, 8 anni dopo la sua morte. Ma a Pizzolante non importa, trasuda odio e rancore nei confronti di chi proviene dal Pci. Spiace solo che il Pd lo abbia candidato nel 2018 nel collegio uninominale di Rimini. Non l’ho votato, come ho pubblicamente dichiarato allora. Gli insulti politici a Berlinguer mi hanno confermato e rafforzato la mia scelta del 2018. Spero di non doverlo incrociare ancora in qualche tavolo del centrosinistra. Pizzolante è’ semplicemente un avversario politico del Partito Democratico.

 

Spiagge ad un passo dalla crisi di governo

Siamo arrivati a questo. Ad una possibile crisi di governo per la riforma delle concessioni balneari. Mai vista in Italia una lobby così potente. Si potrebbe paragonare alla lobby delle armi americana. Tutti allineati per anni alle posizioni dei bagnini, dando credito alle loro posizioni più fantasiose. Le forze politiche, seppur con quale sfumatura, hanno impedito qualsiasi riforma seria. Dagli intransigenti come Fratelli d’Italia ai più riflessivi del PD. Ma il risultato è stato sempre lo stesso. La riforma non si fa se le associazioni dei bagnini non vogliono.

Ora sono tutti scontenti della soluzione escogitata. Sugli indennizzi si rimanda tutto al decreto del Governo che dovrà stabilire le modalità delle evidenze pubbliche. Per i tempi vi è la possibilità da parte dei Comuni di chiedere un anno di proroga. Si sposta da fine 2023 a fine 2024. Rimane il fatto che tutto dovrà essere deciso da un decreto del Governo che dovrà essere emanato tra qualche mese al massimo. Ma tutti criticano questa scelta. I bagnini che si sentono traditi dalla politica. Hanno ragione. Tante forze politiche avevano promesso che le gare non si sarebbero mai fatte. Si lamentano i Comuni che non stati coinvolti. Non si comprende perché avrebbero dovuto esserlo. In 10 anni l’Anci è sempre stata dietro alle barricate dei bagnini, mai una proposta seria ed autonoma. Però la concorrenza è materia nazionale, non comunale. Rimane il fatto che i bandi si faranno, ma in che modo non si sa. Vi era una proposta di legge del 2011\2012 per la riforma delle concessioni. Era molto più efficace di questa che si sta approvando. Lo dico soprattutto per le associazioni dei bagnini che hanno fatto di tutto e di più per affossarla (come è successo).

La lobby dei bagnini, chi sono

Le concessioni “turistico ricreativo” sono circa 22.000, di cui 11.104 relative a stabilimenti balneari e 1.231 a campeggi, circoli sportivi e complessi turistici. Le altre sono invece destinate ad usi diversi (pesca, acquacultura, diporto, tutela ambientale, usi pubblici eccetera). Lo stato introita dalle concessioni turistiche circa 110 milioni di euro. Una concessione demaniale marittima costa mediamente ogni anno a chi la detiene circa 6mila euro a stabilimento. Liguria, Emilia-Romagna e Campania hanno quasi il 70% delle spiagge occupate da stabilimenti balneari. In nessun Paese europeo esiste una situazione di questo tipo. In Emilia-Romagna vi sono 131 km di spiaggia. 1313 concessioni di stabilimenti balneari e 149 concessioni per campeggi e centri sportivi. Ma vediamo quanto pagano gli operatori di spiaggia. Nella zona per ombrelloni e lettini il canone annuo è di 1,28 euro al metro. La parte occupata da cabine e strutture “di non facile rimozione” costa 2,14 euro al metro. Discorso diverso per bar e ristoranti di spiaggia: pagano un canone minimo annuo di 2.500 euro; ma da quest’anno, perché prima era di 363 euro… Un ristorante stellato come Guido, a Miramare, o quelli del Turquoise o del Tortuga, per citarne alcuni, pagano 2.500 euro. Per tutti, oltre al canone, si aggiunge l’imposta regionale: 125 euro annui. Ovviamente i canoni bassi non sono responsabilità dei bagnini, ma della politica cresciuta male.

Non si trova il personale per gli alberghi e ristoranti anche a New York

Sono stato qualche giorno in visita a New York. Come sa chiunque mi abbia preceduto, la Grande Mela va avanti con regole fiscale, contrattuali e sindacali molto diverse da quelle che conosciamo in Italia. Ad esempio la mancia al cameriere è obbligatoria. Va dal 15 al 30% del conto. Il motivo è semplice. Senza la mancia i camerieri prenderebbero la paga minima. Del tutto insufficiente per vivere e garantire l’assicurazione per la sanità, che è fondamentale. Ebbene, parlando con americani che vivono a New York, ho scoperto che anche qui si fa fatica trovare personale per pubblici esercizi, alberghi o commessi di supermercato. Ovviamente la causa non è il reddito di cittadinanza, che non esiste. La spiegazione è un’altra ed è molto semplice. La pandemia ha obbligato alla chiusura soprattutto alcuni servizi tra i quali ristorazione, pubblici esercizi e filiera del turismo. Anche negli Usa vi sono stati aiuti statali, ma del tutto insufficienti a coprire la mancanza di incassi o stipendi pre pandemia. Molti lavoratori dipendenti dei servizi si sono guardati attorno ed hanno trovato altre soluzione lavorative. Più pagate e meno impegnative.

Questa è la realtà, che riguarda anche l’Italia. E la nostra comunità turistica. I dipendenti degli anni passati hanno trovato altre soluzioni lavorative forse migliori, una quota di immigrati non è più ritornata. Inevitabile la mancanza di personale. Forse qualche presidente di associazione invece di puntare il dito contro i ragazzi che non hanno voglia di lavorare o sul reddito di cittadinanza, farebbe bene ad affrontare seriamente la condizione del lavoro nel turismo e quanto viene pagato. Sarebbe una riflessione interessante invece di trovare responsabilità esterne all’impresa turistica.

Maurizio Melucci

 

 

Ultimi Articoli

Scroll Up