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Porta Galliana torna “emblema di Rimini” dopo 500 anni e riavrà anche il suo ponte – foto e rendering

“Porta Galliana è l’emblema di Rimini”. Ma cos’è? Ma dov’è? Non sono pochi i riminesi che ne ignorano o quasi l’esistenza, che non abbiano mai fatto caso a quell’arco gotico semisepolto vicino al ponte dei Mille. Eppure ci sarà stato un buon motivo se Sigismondo Malatesta la volle proprio al centro nella rappresentazione della città, la più antica “cartolina” di Rimini che sia arrivata fino a noi.

Tempio Malatestiano, Cappella dei Pianeti: nel bassorilevo del segno del Cancro, la città di Rimini e la cocca malatestiana (Agostino di Duccio 1455 ca.)

E’ il bassorilievo di Agostino di Duccio nella cappella dei Pianeti del Tempio Malatestiano, dove nell’esatto centro di staglia proprio questa porta poi rimasta sepolta per 500 anni. Ma fino ad allora era davvero un emblema riminese, perché si trattava della porta che attraversavano tutti coloro che arrivavano dal mare.  Quello era l’ingresso di un’arteria vitale quanto le strade consolari romane Flaminia, Emilia e Popilia, la navigazione. Ed è la cocca malatestiana che campeggia in primissimo piano, con l’albero perfettamente allineato su Porta Galliana.

Ma ora Porta Galliana torna alla luce: “Noi oggi rifacciamo un pezzo di Rimini del ‘400“, spiega il sindaco Andrea Gnassi nel presentare il progetto esecutivo per il recupero di tutta l’area. Il bando per i lavori, annuncia la dirigente Chiara Fravisini, sarà indetto entro la fine dell’anno, massimo ai primi di gennaio, in modo di poter aprire il cantiere in primavera e chiuderlo entro l’estate. Il tutto “senza chiudere il traffico”, si sottolinea. Spesa: 500 mila euro; considerando gli interventi già fatti da Hera, in tutto l’investimento ammonta a circa un milione.

Da sinistra, Marcello Cartocerti, Chiara Fravisini, il sindaco Gnassi, il sovrintendente Vincenzo Napoli

Il recupero prevede anche la valorizzazione di una delle sorprese emerse durante gli scavi. Porta Galliana, si è scoperto, aveva un ponte levatoio e si è ritrovato il basamento sui cui si appoggiava quando veniva calato. E’ il cosiddetto “ponte morto”, che non solo torna alla luce, ma ritrova anche il suo significato. Come spiega l’archeologo Marcello Cartoceti, a evocare le sensazioni di chi passava sull’antico fossato – che si trovava 5 metri più in basso rispetto al livello di oggi – sarà creata una “lama d’acqua” superabile con una passerella di 4-5 metri. Ritrovati anche i resti dell’antico Lavatoio di San Domenico, che fu eliminato ai primi del ‘900 per i problemi igienici che causava: era perfino un focolaio di malaria.

Inoltre si metterà mano alle derelitte mura di via Bastioni Settentrionali, fino a Corso Giovanni XXIII. Le cosiddette “mura federiciane” – perché autorizzate dall’imperatore Federico II – risalenti probabilmente al Duecento. Il loro tracciato sarà evidenziato anche dove sono scomparse, cioè dove ora passa la strada.

Sottolinea poi il Comune: “Accanto all’obiettivo di recupero e restauro dell’antica Porta di accesso da ed al mare della città murata quindi, anche quello di realizzare connessioni ciclopedonali legandosi agli interventi del cosiddetto “l’Anello verde”, in particolare connettendosi alle piste ciclabili che portano al Faro di Rimini ed alla Via Coletti (San Giuliano a Mare) e, con intervento successivo di prolungamento del percorso ciclabile fino alla via Cavalieri, di congiungersi con l”‘Anello delle Piazze” e con il Ponte di Tiberio coi recenti interventi di valorizzazione dell’area”.

Spiega il sovrintendente alle Belle Arti Vincenzo Napoli:Tutto è partito dalla valorizzazione del Ponte di Tiberio, compresa la ‘famigerata’ passerella. Volevano rendere accessibile quel monumento straordinario, dove i turisti rischiavano la vita travolti dalle auto per poter scattare un foto. E renderlo accessibile ai diversamente abili; devo dire che adesso qualcuno mi ringrazia per questo”. 

Ma il sogno condiviso da Napoli e Gnassi è di restaurare tutte le mura di Rimini, che bene o male sono ancora in piedi per tre quarti della loro cerchia originaria. Di qui l’appello del sindaco: “C’è l’Art Bonus, se qualche privato fosse intenzionato a battere un colpo…”.

Il progetto

– la realizzazione di un’area storico-archeologica visitabile ed accessibile a tutti (posta a quota – 3,25 mt circa rispetto il piano stradale) per restituire al manufatto antico le condizioni del contesto adeguato essendo l’unica porta urbica di epoca medievale-rinascimentale fruibile e in buona parte recuperabile esistente a Rimini. Si prevede il collegamento pedonale alle quote originali dell’area archeologica e del piano della porta, mediante la realizzazione di scale e rampe per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

– la realizzazione di un tratto nevralgico di connessione ciclopedonale in quanto il sito si lega agli interventi de “l’anello verde”, si collegherà sia con la nuova pista ciclabile di connessione al Faro via Destra del Porto che con quella prevista in Via Coletti; il completamento della pista ciclabile su via Bastioni consentirà il collegamento con l’anello delle Piazze e il Ponte di Tiberio.

– la “valorizzazione di un sito “storico-archeologico” attraverso il ripristino, dei piani di calpestio originari per permettere la leggibilità dell’antico sistema d’accesso; le due porzioni d’area archeologica, lato mare e lato città (rispetto la Porta stessa) sono state previste con sistemazione a verde a piano inclinato che vuole fisicamente documentare lo scavo archeologico “stratigrafico” condotto, questo spazio è arredato con sedute per realizzare aree di sosta e di incontro;

– la mitigazione delle opere strutturali con la realizzazione di una leggera pannellatura metallica a maglia romboidale, quale supporto per lo sviluppo di idonee essenze rampicanti che saranno poste a dimora

– il recupero della connessione della Porta con la cortina muraria di epoca federiciana presente sia sotto il manto stradale che in adiacenza lungo il tratto di Via Bastioni Settentrionali che si sviluppano verso il Corso Giovanni XXIII, realizzando (nella parte in cui sono ora interrate e cioè sotto il manto di asfalto) un segno di continuità “semantica” con la parte muraria antica, attigua, emergente, realizzando una interruzione dell’asfalto per ricostruire la cresta muraria fino al piano carrabile, impiegando materiale di recupero (laterizio e ciottoli fluviali);

D’intesa con la Soprintendenza Archeologia e Belle Arti di Ravenna si è poi stabilito di arretrare e quindi ridurre lo spazio pedonale, per quanto più possibile, in corrispondenza del fianco della Porta, al fine di lasciare in piena vista il ritrovamento dell’attacco murario tra la cortina “federiciana” e la Porta stessa;

– la parte progettuale illuminotecnica risolverà le lacune esistenti di illuminazione pubblica funzionale alla viabilità pedonale, ciclabile e carrabile del sito e contemporaneamente consentirà l’accento per la valorizzazione dell’area archeologica, rendendola visitabile, accessibile e sicura anche nelle ore notturne;

– l’impianto idrico è stato predisposto sia per alimentare la gestione dello specchio d’acqua previsto sulla porzione dell’esistente fossato che funziona come lama d’acqua a sfioro garantita da un sistema di ricircolo delle acque che per provvedere all’irrigazione delle parti inerbite ed a verde pubblico dell’intervento in particolare dei pendii che connotano l’area dello “Scavo archeologico”.

L’indagine archeologica

Il 31 luglio 2017 sono iniziati i sondaggi archeologici per la scoperta della Porta nell’ambito del progetto Porto Antico, che prevede l’esaltazione dell’accesso alla città da mare, lungo le mura portuali ed i camminamenti, fino al ponte di Tiberio. Durante questi scavi il 23 marzo 2018 è avvenuto il ritrovamento dell’avancorpo difensivo della porta che come si è detto sono ritenuti opera di Sigismondo.

Quello che emerge dalle ricerche nell’area antistante la porta medievale, volute dal Comune di Rimini ed eseguite grazie ad HERA SPA che si è avvalsa della ditta specializzata adArte di Rimini, sono rinvenimenti così significativi da consentire di trovare risposte all’organizzazione di questo bastione difensivo strategico della città medioevale.

Dagli scavi eseguiti dagli archeologi di adArte sono emersi infatti i resti del cosiddetto “ponte morto” nonché i muri di contenimento del fossato. Il “ponte morto” è infatti una struttura difensiva di grande importanza che si protrae all’interno del fossato per portarsi, a partire dal muro di contenimento verso l’ingresso dell’avancorpo della porta che veniva raggiunto con un altro ponte in legno mobile funzionante come un vero e proprio ponte levatoio.

Gli antemurali sono stati “l’inaspettata riscoperta”, tra tante altre tracce e ritrovamenti che si sono susseguiti: di fatto un palinsesto o condensato di costruzioni storiche che vanno dalle prime strutture quattrocentesche o forse addirittura trecentesche, a due fogne (praticabili) del 1871 e del 1908, ai resti dell’ultimo lavatoio pubblico di San Domenico sempre del 1908.

Il cardine ancora intatto nel ritrovato “ponte morto” di Porta Galliana

Si tratta di strutture difensive di grande interesse e valore storico perché permettono di comprendere appieno non solo il funzionamento dei sistemi difensivi dell’area in epoca malatestiana, ma anche di restituire agli storici e ai progettisti le linee guida su cui è stato incardinato l’intervento di riqualificazione e valorizzazione dell’area.

Il progetto di valorizzazione della Porta parte proprio dal concetto di avvicinamento alla storia attraverso un percorso di discesa che attraversa le epoche del tempo e le stratificazioni che caratterizzano il sito, i terrazzamenti previsti nel progetto rappresentano momenti temporali per la sosta e la visione della porta con scorci e angoli diversi man mano che si scende, fino ad arrivare al piano originale della porta e al suo attraversamento come era possibile fare un tempo.

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