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Presi subito a Riccione gli autori del pestaggio di Coriano: fu spedizione punitiva di ex marito

Niente droga, niente soldi, niente razzismo. Dopo appena sei ore dal feroce pestaggio di S. Andrea in Besanigo i Carabinieri di Riccione avevano già scoperto tutto. Ma scoperchiando uno scenario tristissimo di violenze e degrado.

Sono circa le 15 giovedì 28 novembre. Ci troviamo in via Costa Grande a S.Andrea in Besanigo di Coriano. Nella casa di una donna di 45 anni originaria della provincia di Bologna e con diversi precedenti per droga, ci sono un ragazzo egiziano di 26 anni, suo convivente e anche lui noto per vicende di stupefacenti, assieme a due giovani amici, un ragazzo una ragazza.

Improvvisamente la porta dell’abitazione viene sfondata e tre individui vi fanno irruzione. Due sono mascherati con passamontagna, il terzo è a volto scoperto. Impugnano mazze da baseball, spranghe e un piede di porco. Iimmediatamente si gettano addosso al ragazzo egiziano urlando e menando colpi all’impazzata. Questi cerca di difendersi disperatamente, poi vista la mala parata fugge fuori di casa e corre in un campo. Ma qui viene raggiunto e pestato selvaggiamente, mentre uno dei tre lo minaccia con una pistola e lo colpisce pure lui  con il calcio dell’arma.

Poi il giovane viene trascinato e caricato in macchina, una Jeep Renegade, per poi essere abbandonato 150 metri più in là, ridotto a una poltiglia sanguinante. E qui, semi-incosciente, lo ritrovano poco dopo i Carabinieri, avvertiti dalla donna terrorizzata. Che però, come notano i militari, ha il volto tumefatto per un colpo non recente ricevuto fra naso e occhio, mentre si dice non in grado di riconoscere gli aggressori.

Il 26 enne sembra in gravissime condizioni dopo i colpi ricevuti, soprattutto in faccia e alla testa. I sanitari gli riscontrano diverse fratture, compresa quella dell’ulna, tanto che in un primo tempo pensano di ricoverarlo all’ospedale “Bufalini” di Cesena. Ma poi il ferito si riprende meglio del previsto e con un filo di voce riesce a fare un nome: quello dell’uomo a viso scoperto che guidava il commando.

E’ G.G di 41 anni, originario di Bellinzago Novarese, in attesa di condanna definitiva in quanto ritenuto corriere della droga. Vecchie conoscenze anche i due che ha reclutato per la spedizione punitiva: l’albanese D.E. di 32 anni e l’italo-albanese L.J. di 27 anni.

I Carabinieri li trovano tutti e tre a Riccione in via Settembrini, sotto l’abitazione dell’italiano mentre sono pronti per darsela a gambe, i bagagli già in auto, uno di loro con tracce di sangue sulle scarpe. Ma perché quell’aggressione così feroce?

 

Sono gli stessi fermati a vuotare subito il sacco. G.G. è l’ex marito della donna di 45 anni, che però dal giugno scorso ha perso la testa per quel ragazzo egiziano e se lo è preso in casa, mantenendolo a tutti gli effetti essendo lui nullafacente. Lei, benestante, gli ha perfino regalato un Rolex d’oro da 12 mila euro, che poi gli è stato rapinato assieme al portafogli durante il pestaggio. Ciò nonostante, il ragazzo la picchia e lei lo ha anche denunciato più volte per maltrattamenti.

Ogni volta che l’ex marito va a trovare la moglie  vede quei segni . E dopo l’ultimo episodio decide di far giustizia. Scatta il raid con l’aiuto gratuito di due amici, pure loro indignati per come quella donna veniva tratta. Sono passate sei ore dal delitto e i Carabinieri del nucleo operativo hanno già praticamente risolto il caso.

Il Rolex rubato

Manca solo l’ultimo tassello: dove è finito il prezioso Rolex? A completare il mosaico ci pensa il giorno dopo un trentenne di Riccione, che passeggiando per via Settembrini nota appoggiato su di un muretto proprio l’orologio, assieme alle chiavi di un’auto. Con esemplare senso civico porta subito tutto ai Carabinieri e manco a dirlo l’orologio è quello rapinato all’egiziano, mentre le chiavi appartengono alla Jeep del suo aggressore italiano. Nel frattempo in un prato presso via Udine è stata ritrovata anche la pistola usata durante il pestaggio, una Berretta 7.65 risultata rubata nel 1986 a un anziano di Spilamberto, in provincia di Modena. Recuperati anche i passamontagna, le armi improprie e il portafogli. La Renegade era stata lasciata a San Lorenzo, l’interno ancora sporco di sangue.

I tre aggressori sono per ora accusati di lesioni personali aggravate, rapina aggravata, porto d’armi abusivo, violazione di domicilio, ricettazione. Ma visto il terribile quadro della vicenda e le lesioni riportate dalla vittima, giudicate guaribili in 40 giorni, il PM potrebbe anche chiedere un’imputazione per tentato omicidio.

La pistola usata per l’aggressione

Sul capo del giovane egiziano pendono invece i fascicoli già aperti in precedenza a seguito delle denunce per maltrattamenti avanzate dalla donna che lo ha accolto in casa sua.

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