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Il presidente-allenatore sulla strada di un Rimini che vuole risalire

Archiviato il buon pari sul campo del Ravenna, il Rimini torna tra le mura amiche con la Virtus Vecomp Verona.
Terza squadra di Verona la compagine rappresenta il quartiere Borgo Venezia.

Non è la prima volta che la incrociamo e ricordo che ai tempi fummo ospitati fuori Verona nel campo sportivo di Legnago. Apprendo ora dal sito che adesso disputano regolarmente le gare interne nel loro impianto, intitolato a Gavagnin e Nocini, in cui tra campi di varie discipline, tra cui il rugby e il baseball, si è ricavato uno stadio da 1500 posti, omologato per la serie C. Gli abbonati dichiarati sono 269 e le presenze medie ad oggi sono 662.

Perché questo preambolo che di campo,classifica ed attualità ha ben poco?
Perché la realtà capitanata, ininterrottamente dal 1982 nel doppio ruolo di presidente e allenatore, da Luigi Fresco, rappresenta perfettamente il corto circuito in cui la serie C è sprofondata da tanti, troppi anni.

Abbiamo le piazze. Non necessariamente le grandi piazze, ma quelle che raggiungono le 4 cifre nel valutare presenze e abbonamenti che lamentano difficoltà varie nel far quadrare i conti e nel portare a termine le gestioni anno per anno.
Non c’é proposta che non preveda un premio a chi rappresenta una piazza e porta spettatori a migliaia in contrapposizione a chi, come la Vecomp, fa con quello che ha rispettando le regole e pagando tutto ciò che deve essere pagato.

Verona è grande e anche ricca, ma qui parliamo della terza squadra che viene dopo il Chievo in serie A e l’Hellas in serie B.

Dovremmo sentire Fresco lamentarsi a pieni polmoni, eppure anche nelle ultime concessioni alla stampa il presidente/allenatore ha scherzato sull’idea di autoesonerarsi e poi ha parlato di campo, di gioco e di come migliorare rendimento e classifica.

Tanti giovani nella rosa della Vecomp, che non si fa comunque mancare un talento riconosciuto come Grandolfo in attacco.

Dove sta il corto circuito?
Rileggendo le dichiarazioni passate del nostro presidente Grassi, ho notato quando sottolineava, minacciando una sosta prolungata a gennaio in caso non ci fossero interventi migliorativi al sistema. Come se tenere lo stadio aperto o chiuso alla fin fine cambiasse poco all’economia delle squadre, visto che la stragrande maggioranza dell’ incasso -escluso il già incassato rateo dagli abbonamenti – va nelle spese che gravano in materia di gestione dell’ordine pubblico all’ nterno degli impianti ecc ecc.

Avere dunque un pubblico, una piazza vera e propria da gestire, diventa quindi una sorta di handicap nei confronti di chi ha poco pubblico e di conseguenza meno spese, meno beghe in generale e, aspetto non secondario, meno pressioni in merito al rendimento della squadra.

Non vorrei che in tanti, tra presidenti ed addetti ai lavori, cascassero nel tranello insito nel ragionamento che ho espresso sopra.

Il calcio professionistico o semiprofessionistico, se questa sarà la soluzione messa in campo, non deve e non dovrà mai essere pensato solo come anticamera del grande calcio.

Il grande calcio dei 4 o 5 club più in alto e a scendere tutte le altre sino alle serie inferiori deputate al ruolo esclusivo di servitù o palestra prima di entrare singolarmente, come giocatori o dirigenti o arbitri, nel gioco dei grandi.

Il calcio deve garantire alla gente che lo segue la possibilità di sognare, ogni realtà deve poter essere messa nelle condizioni di poter diventare, se virtuosa e meritevole, una Vecomp in una categoria superiore a quella attuale.

Non si può precludere per regolamento a chi fa poco pubblico l’ascensore verso le categorie superiori, perché se è bravo ha diritto alla scalata, mantenendo i conti a posto e rispettando tutti gli impegni presi.

Non si può. Perché tolte una decina di piazze, guardando in alto tutti sono, chi più chi meno, un po’ Vecomp quando salgono. E l’ Empoli e il Chievo che, tradizionalmente non richiamano folle in linea con la serie A, hanno storia, diritti e tradizione pari a chi ha il doppio del pubblico ma sta, magari, sotto in classifica o in categoria.

Resta la necessità di un ridimensionamento dei costi per l’ intera serie C e resta l’ esigenza di creare opportunità che vadano di pari passo al virtuosismo delle varie compagini.

Squadre under 23 come media e non più contributi legati ai minutaggi sono tra le cose sentite questa settimana, vedremo cosa si realizzerà in futuro. Qualcosa va comunque fatto, pena la fine dei giochi.

Diciassettesimo posto con 10 punti all’attivo, 2 in meno del Rimini quindicesimo.
Con 9 gol fatti e ben 20 subiti, non è complicato capire che la gara di domani per il Rimini deve rappresentare un’occasione ghiotta in merito alla possibilità di respirare un’aria leggermente diversa in classifica.

Rimini che dovrebbe cominciare a vedere l’ infermeria un po’ meno affollata e che si domanda quale sarà il ruolo riservato a Buonaventura da adesso in avanti.

L’attaccante biancorosso ha infatti recuperato dopo il problema al polpaccio, ma non ha ancora trovato grandi spazi da quando Acori si è insediato sulla panchina biancorossa.

Al mister inoltre l’onere di valutare se la squadra, reduce da due prestazioni buone, può essere considerata pronta a gestire anche un modulo un po’ più offensivo abbandonando il 4-4-1-1 sciorinato negli ultimi incontri e abbracciando, complice il possibile rientro di Alimi a centrocampo con Montanari, uno schieramento con i 2 esterni della linea di centrocampo più avanzati e vicino al trequartista Candido dietro alla punta.

Gara dunque interessante sotto tanti punti di vista.
Calcio di inizio ore 14 e 30, chi può non manchi.
Forza Rimini!

Emanuele Pironi

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